7 domande per il dopo-pandemia

di Fabrizio Burattini

1.    Perché abbiamo lasciato che il personale sanitario si contagiasse (e morisse)?

Sono molto più di 20.000 le lavoratrici e i lavoratori della sanità che si sono infettati. 206 tra medici, infermieri e operatori sanitari sono morti per coronavirus, per la scandalosa assenza, perfino negli ambulatori, nei pronto soccorso, negli ospedali, dei dispositivi essenziali per proteggere questi addetti dagli incombenti rischi del contagio. Perché questi lavoratori sono stati costretti ad essere “eroi”? E’ una delle conseguenze di un sistema sanitario strangolato dalle scelte politiche di decenni di malgoverno, spezzettato in tanti sistemi sanitari regionali dalla “riforma” del Titolo V, aziendalizzato dalle sciagurate scelte dei potentati locali, frammentato con le esternalizzazioni, sottoposto alla concorrenza sleale della sanità privata ma pagata con i soldi pubblici…

Non è un caso che la Lombardia, da sempre indicata come la regione più “diligente” nell’applicare i dettami della “sanità liberista”, sia stata, prima, la regione il cui “governatore” è finito in galera per malversazione nella gestione sanitaria, e poi quella più tristemente incapace di arginare la pandemia e le sue drammatiche conseguenze. Mentre i responsabili politici di governo e di opposizione si contendono la scena mediatica a colpi di dichiarazioni chiassose, nessuno, né del governo attuale, né dei governi passati, né delle amministrazioni regionali si assume la responsabilità di chiedere veramente scusa e di operare concretamente perché tutto ciò non possa ripetersi.

2.    Come sono andate le cose, in particolare nelle prime settimane dell’epidemia?

Una delle cause immediate del disastro risiede nella tragica e grottesca mancanza di mascherine perfino nei reparti ospedalieri più esposti al contagio. In Italia, come d’altra parte in tutta Europa, questo elementare accessorio di igiene sanitaria non veniva più prodotto da decenni. Considerata una produzione marginale e dequalificata, la fattura di queste mascherine era stata totalmente delocalizzata in Cina e nell’Estremo oriente, nella dinamica di deindustrializzazione e di delocalizzazione che ha coinvolto il nostro e tanti altri paesi. Produzioni semplici ma anche complesse sono state spostate a decine di migliaia di chilometri di distanza, contando che là la manodopera è molto a più buon mercato, pretende ancor meno in termini di diritti e che trasportare da là a qua i prodotti finiti con aerei inquinanti costa molto poco alle tasche degli industriali anche se costa moltissimo all’ambiente. La globalizzazione dei profitti a scapito delle industrie necessarie per il benessere della gente.

3.    Chi ci spiegherà veramente che cosa è successo nelle RSA?

Sappiamo chi dovrebbe darci le necessarie spiegazioni. I governi regionali, responsabili di gestire l’assistenza ai non autosufficienti e di vigilare su chi si assume questo compito. Quegli stessi governi regionali che hanno lasciato che anche l’assistenza diventasse una merce, un terreno di facili profitti, sulla pelle dei più fragili. Quei governi che per settimane hanno perfino escluso dal contabilizzare nelle statistiche il numero di ammalati e le migliaia di morti all’interno delle RSA, quei governi che hanno sconsideratamente chiesto alle aziende delle RSA di farsi carico (ovviamente dietro lauto compenso) di parcheggiare nelle loro camerate un cospicuo numero di contagiati per poter così decongestionare i reparti ospedalieri. E le aziende del profitto sugli anziani e sui disabili che non sono state neanche capaci di smistare i neoricoverati, distinguendo gli infetti dagli altri. Sappiamo chi dovrebbe darci le risposte. Ma tutti costoro tacciono o sono troppo impegnati a fare lo scaricabarile.

4.    Il “popolo dei balconi” che fine farà?

Quelle migliaia di italiani che nelle prime settimane del lockdown applaudivano dalle terrazze e dalle finestre gli “eroi” della sanità, sventolando bandiere e cantando inni o canzoni, che fine hanno fatto? Che giudizio danno di un “decreto rilancio” che, dopo tante chiacchiere, non dà nulla agli “eroi”, neanche una mancia per lo straordinario lavoro svolto in queste settimane? Sosterranno le nuove scadenze di mobilitazione sindacale per le annose vertenze sui contratti dei dipendenti della sanità privata e di quelli delle RSA? Parteciperanno con pari entusiasmo alle iniziative che sorgono dal basso per un vero rilancio del servizio sanitario pubblico? Toglieranno ogni sostegno a tutti quei partiti che negli ultimi decenni hanno selvaggiamente tagliato il bilancio della sanità, che l’hanno privatizzata e trasformata il un campo d’azione per imprenditori senza scrupoli? Che hanno indicato nella disastrosa sanità lombarda il modello da generalizzare in tutto il paese?

5.    Perché una crisi sanitaria e sociale è stata affrontata con misure militari?

Era proprio necessario giungere a disporre posti di blocco ad ogni angolo di strada? Infliggere pesanti sanzioni ai cittadini sorpresi a passeggiare sulla spiaggia, ai senza tetto che non potevano rispettare la quarantena? O addirittura pestare senza pietà innocui cittadini sorpresi a essere scesi a gettare la spazzatura in coppia e non da soli? Gli elogi a posteriori al “senso di responsabilità” dei cittadini stona con la scarsissima fiducia che il governo (e anche i governi locali) hanno dimostrato verso gli stessi. Era questo l’unico modo per far sì che noi restassimo a casa? E’ stato giusto e opportuno creare un ambiente da stato di polizia? Le innumerevoli immagini di agenti delle varie polizie che maltrattano cittadini inermi finiranno anche stavolta in cavalleria? E che dire dell’impunità e della mancanza di controllo sul rispetto delle norme di prevenzione nelle centinaia di migliaia di aziende che hanno continuato a lavorare anche durante il lockdown?

6.    Chi ha operato contro le misure di prevenzione finalizzate a proteggere la salute pubblica, per ritardarle, impedirne l’applicazione, sarà sanzionato penalmente, amministrativamente, socialmente?

I normali cittadini che non si sono adeguati disciplinatamente alle norme adottate dal governo e dalle amministrazioni locali sono stati sanzionati, a volte perfino sproporzionatamente. Ma in questi mesi abbiamo assistito ad episodi macroscopici di vero e proprio boicottaggio organizzato delle misure di prevenzione. E’, per esempio, quello che è accaduto nella zona di Bergamo, dove l’Assolombarda e le altre associazioni padronali del posto hanno sviluppato una vera e propria campagna propagandistica e di pressione per impedire che là venisse istituita una “zona rossa”. E’ il caso del comportamento della Confindustria nazionale che ha agito da subito per impedire il lockdown, poi per limitarne l’impatto, infine per esigerne la fine al più presto. Di non pochi governanti regionali che hanno negato e poi dovuto ammettere di aver utilizzato le RSA come “discariche” per malati infetti, di dirigenti di queste residenze che hanno fatto urgentemente trasferire in ospedale pazienti morenti perché non pesassero sulle loro statistiche di mortalità. O di esponenti politici che, in modo totalmente irresponsabile, sono disinvoltamente passati da posizioni di critica ai ritardi a quelle di critica all’eccesso di prudenza.

Spetterà ai magistrati, con le loro inchieste, decidere la punibilità penale di questi comportamenti. Spetta a tutte e tutti noi definirne la sanzione sociale.

7.    Che cosa farà l’Unione europea?

Il governo, in una situazione che presenta difficoltà inedite, profondamente segnato dalle sue debolezze intrinseche, dai diversi orientamenti dei partiti della maggioranza e dalla necessità di non fornire argomenti alla demagogia dell’opposizione di destra, si è mosso in maniera perlomeno confusa nelle istituzioni comunitarie. Nell’Unione europea, sotto l’ombrello dell’unanime consenso alla filosofia neoliberale, convivono ispirazioni decisamente diverse, dalla linea, ultraminoritaria della Spagna, favorevole ad una forma di finanziamento “solidale” delle misure di sostegno alla ripresa economica che non pesi sul debito e non imponga ulteriori condizioni leonine, a quella simmetrica dell’Olanda e dei suoi alleati nordici volta sostanzialmente a far sì che ogni paese faccia fronte con mezzi propri alle proprie necessità. Nel mezzo la posizione francese (a cui sembra aggregarsi anche la potente Germania) del Recovery fund. Cruciali saranno le prossime riunioni del Consiglio europeo. Se la UE non sarà capace di porsi all’altezza della situazione, se le economie dei paesi più colpiti non riceveranno il sostegno solidale necessario, se si darà ancora più carburante alla demagogia, non ci si potrà poi lamentare se il “sovranismo” di destra e parafascista crescerà ulteriormente e riuscirà a conquistare altre e maggiori posizioni di potere, con tutte le tremende conseguenze del caso.