Forze del (loro) ordine: gli abusi non vanno in quarantena

di Fabrizio Burattini

Finora, su questo sito, abbiamo cercato di dare conto di quanto accadeva ed accade nelle aziende, mettendo a rischio la salute e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori. Naturalmente, anche con il contributo delle vostre segnalazioni abbiamo l’intenzione di continuare a farlo in nome del fatto che per noi le vite valgono più dei loro profitti…

Oggi, però, vorremmo dedicare il nostro articoletto quasi quotidiano a segnalare usi ed abusi delle “forze dell’ordine” durante queste lunghe settimane di lockdown. Forze dell’ordine che non sono state affatto solerti nel controllare il rispetto dei DPCM di chiusura delle aziende “non essenziali” né il rispetto dei protocolli di prevenzione nelle aziende che, con l’autorizzazione o senza, continuavano a produrre.

Ma che sono state molto zelanti nel multare e a volte picchiare cittadine o cittadini presunti responsabili di violazione di qualche ordinanza…

Come è accaduto a Sassari, il 17 aprile, lo segnala l’associazione politica “Caminera Noa”, quando per motivi imprecisati, sei macchine della polizia locale hanno accerchiato una coppia che forse era uscita di casa per buttare la spazzatura, picchiando a lungo entrambi e poi caricandoli su una delle auto verso destinazione ignota. Il tutto documentato su due video girati dai balconi vicini (vedi qui e qui).

Una scena molto simile viene segnalata a Catania dal sito LiveUniCT, che riporta della vicenda di un uomo, presumibilmente sorpreso senza biglietto a bordo di un autobus, che viene accerchiato da oltre una decina di poliziotti, accorsi con 5 o 6 auto a sirene spiegate, picchiato e immobilizzato a terra. O a quella di quel giovane cubano, certamente vittima anche della pregiudizio contro la sua pelle scura, immobilizzato e picchiato il lunedì di Pasqua da due finanzieri a Lastra a Signa, presso Firenze, finanzieri che inveiscono anche contro qualche passante che protesta contro una violenza giudicata immotivata.

Ampia eco sugli organi di stampa ha avuto la vicenda di quel gruppo di ristoratori disperati per i due mesi di blocco dell’attività che, dopo il loro innocuo flash mob all’Arco della Pace a Milano, sono stati multati per 400 euro ciascuno, mentre probabilmente, alla periferia della metropoli in numerosi capannoni altrettanti datori di lavoro trasgredivano indisturbati in modo ben più rischioso ogni regola di prevenzione e di sicurezza vecchia e nuova… Berlusconi, prontamente ha colto l’occasione e ha fatto due conti. “La vostra multa la pagherà il mio partito personale”.

Non è stato altrettanto fortunato da trovare chi gli pagherà la multa, visto che non ha il diritto di voto, Marwen, il rider maghrebino, colto in flagrante mentre con la sua bicicletta sfrecciava per le vie di Torino dopo aver consegnato qualche pizza per conto di Glovo (vedi La Stampa). Le “forze dell’ordine” che lo hanno fermato l’hanno multato per 4.000 euro. 

Sono solo un piccolo assaggio di tanti episodi che ci fanno pensare a polizia, carabinieri, vigili che, per qualche settimana, si sono sentiti, più del solito, padroni delle città. Una rassegna molto più esaustiva, sempre corredata di testimonianze dirette e di documentazione video, si può trovare sul sito acaditalia.it, sito specificamente dedicato alla denuncia degli abusi delle forze dell’ordine, che ha aperto una pagina specifica di cronaca quotidiana sugli abusi in quarantena.

Peccato che non si sia finora presa nessuna iniziativa, anche qui in Italia, per una denuncia pubblica e politica di questi intollerabili fatti, del tipo di quella che si sta sviluppando in Francia, dove, lunedì 11 maggio, da L’Ile-Saint-Denis, una cittadina della banlieue nordorientale di Parigi dove si è verificato uno dei tanti episodi di sopruso poliziesco durante il lockdown, prenderà il via una “catena umana per denunciare le violenze e l’impunità della polizia nei quartieri popolari”, organizzata da un pool di associazioni (Bondy Blog, Mediapart, Politis e Regards, con l’adesione di partiti e movimenti) che in queste settimane, assieme a Amnesty International ha raccolto numerosissime denunce e testimonianze “su tantissimi episodi di violazione dei diritti umani”.

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