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Anticapitalismo, il nostro piano A. La ricostruzione della coscienza di classe e la coalizione sociale di cui c’è bisogno

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Per quanto detto, il problema della ricostruzione di una nuova, moderna e solida coscienza di classe è dunque centrale in questa fase. Occorre che lavoratrici e lavoratori dipendenti riacquistino la consapevolezza dell’antagonismo di interessi che li contrappone ai loro datori di lavoro privati e pubblici, rappresentanti di aziende italiane o di multinazionali, sia che lavorino nella produzione manifatturiera sia operino nei servizi, nel terziario, nelle amministrazioni pubbliche.

La ricostruzione di questa coscienza classista non può avvenire a tavolino, ma sviluppando lotte, mobilitazioni, costruendo il tessuto solidale tra le mobilitazioni, nella coscienza che il risultato di ogni lotta, sia esso positivo o negativo, graverà nel bene e nel male sulle lotte di tutte/i.

Occorre che le lavoratrici e i lavoratori dei settori “tradizionali” siano consapevoli che anche la lotta delle e dei precari contribuiscono all’affermarsi dei loro interessi (contrariamente a quanto fatto per anni dagli apparati sindacali che hanno illuso i lavoratori tradizionali nel tentare di collaborare con i padroni per scaricare sui neoassunti e sui precari i costi della crisi). Occorre che le lavoratrici e i lavoratori operanti con le tipologie contrattuali più precarie acquisiscano la consapevolezza che gli altri lavoratori non stanno difendendo privilegi egoistici ma che la difesa dei diritti e delle tutele minacciati è la premessa per una loro estensione a tutte/i.

Occorre che le lavoratrici e i lavoratori italiani capiscano che la lotta contro il dumping salariale e dei diritti che i padroni fanno sulla pelle dei migranti non si combatte espellendo questi ultimi ma costruendo tra tutte/i, nativi e migranti, un patto di solidarietà che sconfigga padroni e razzismo.

Occorre che chi lotta per i diritti di cittadinanza, come i migranti, come chi lotta per poter abitare in una casa dignitosa, capisca che i propri avversari non sono i lavoratori nativi o chi si è conquistata una residenza decente con decenni di sacrifici, ma gli speculatori, i razzisti, chi ha fatto delle case una merce a caro prezzo, uno strumento finanziario e non un bene primario del diritto all’abitare.

Così come occorre che chi lotta per la difesa del territorio e dell’ambiente, contro le grandi opere inutili e dannose e contro il degrado ecologico e l’inquinamento comprenda che non deve esserci antagonismo tra queste esigenze e la difesa dei posti di lavoro e dei redditi che ne derivano, ma che i nemici del territorio e dell’ambiente sono le grandi imprese delle costruzioni, le aziende che inquinano e uccidono, i capitalisti e il capitalismo.

E’ questa la coalizione sociale di cui ci sarebbe e c’è bisogno, una sede di confronto e, soprattutto, di costruzione delle lotte e della solidarietà tra di esse, perché si formi un nuovo blocco sociale alternativo al padronato, ai suoi governi e al capitalismo.

E occorrerebbe che tale sede di convergenza fosse anche una sede di interscambio programmatico, dove gli ambientalisti facessero proprie le rivendicazioni sociali e viceversa i movimenti che si muovono sulle tematiche sindacali acquisissero una consapevolezza della gravità della situazione ecologica, con una nuova coscienza ecosocialista. Tutt’altro che una sede di confronto tra stati maggiori con una “base” chiamata all’approvazione passiva di quanto già deciso dai leader, ma un luogo di partecipazione dal basso.

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