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Anticapitalismo, il nostro piano A. La ricostruzione della coscienza di classe e la coalizione sociale di cui c’è bisogno. Il ruolo dei migranti e dei profughi

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La vicenda dei profughi di queste settimane ha rimesso al centro la questione epocale del fenomeno migratorio, legato alla condizione sociale in cui colonialismo e sfruttamento neocoloniale (con la complicità delle oligarchie locali) ha precipitato ampia parte del terzo mondo e in particolare dell’Africa e del Medioriente, alle guerre che gli imperialismi hanno scatenato o stimolato e alle conseguenze dello sviluppo dei movimenti integralistici e terroristi che le potenze occidentali hanno sostenuto fino a non molto tempo fa contro i movimenti democratici nei paesi arabi e islamici.

Si tratta di un fenomeno migratorio inarrestabile destinato a durare e a crescere, di fronte a cui l’occidente (in particolare l’Europa) si presenta del tutto impreparato, tanto più con la politica neoliberale dominante. Ma anche i movimenti operai e sindacali dei vari paesi europei sono impreparati, subalterni al solidarismo interclassista delle forze socialiberiste e cattoliche.

Molto agguerriti, invece, si presentano i movimenti fascisti e di destra, pronti a cavalcare, con cinismo e spregiudicatezza, ogni episodio di contrasto tra settori popolari nativi e presenza dei migranti, sostenendo e solleticando gli istinti più bassi della guerra tra poveri.

Dunque, quello dei migranti è un terreno di intervento sempre più cruciale, sia perché questi lavoratori ormai costituiscono una parte importante della classe operaia dei paesi europei (oltre il 10% della popolazione in età lavorativa in Italia), spesso occupando posti di lavoro tra i più soggetti a sfruttamento e a condizioni di vita particolarmente pesanti, sia perché la questione del razzismo e la parola d’ordine “prima gli italiani” stanno diventando i terreni centrali di sviluppo e di radicamento popolare dell’estrema destra, e il sostegno ai migranti non può essere lasciato al solidarismo caritatevole della chiesa cattolica.

Nella coalizione sociale da costruire la questione dei migranti e le loro organizzazioni autonome avranno una collocazione centrale. E centrali dovranno essere le rivendicazioni della liberalizzazione degli accessi in Italia e in Europa, unico strumento per sconfiggere i trafficanti di esseri umani che speculano su di loro, la concessione immediata del permesso di soggiorno a chi ne fa richiesta, l’automatico riconoscimento della cittadinanza a chi nasce in Italia e a chi, dopo un congruo numero di anni di residenza la richieda, e il diritto di voto a tutti i livelli elettorali a tutti i residenti.

Naturalmente, sul piano più strettamente sindacale, va sostenuta la più totale parità salariale e normativa per tutti i lavoratori indipendentemente dalla loro nazionalità di origine.

Come si diceva, lavoratrici e lavoratori stranieri, anche grazie al ricatto del permesso di soggiorno e a minori margini di sopravvivenza basati sul tessuto familiare, sono spessissimo costretti ad accettare posti di lavoro e condizioni vessatorie. Non a caso la percentuale della loro presenza è più massiccia nei settori in cui il sottosalario, la nocività, i turni disagevoli sono più diffusi. Proprio per questo loro essere gli “ultimi”, i lavoratori migranti dovrebbero essere il settore verso cui più si rivolgono gli sforzi sindacali e politici per costruire mobilitazioni e per rivendicare un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Le mobilitazioni (a volte anche vincenti) dei lavoratori della logistica mostrano che ciò sarebbe possibile. Ma, come è noto, le principali organizzazioni sindacali, tra l’altro anche per le consolidate connivenze con le imprese cooperative maggioritarie nel settore, invece di sostenere e allargare queste lotte, operano vergognosamente per isolarle e reprimerle.

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