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Anticapitalismo, il nostro piano A. La ricostruzione della coscienza di classe e la coalizione sociale di cui c’è bisogno. L’antifascismo

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La necessaria mobilitazione antirazzista, però, deve accompagnarsi anche ad un rilancio della presenza antifascista. Le forze fasciste, infatti, dopo un pluridecennale isolamento dovuto alla forza culturale della Resistenza, dopo la loro cooptazione subalterna nel “berlusconismo”, rilegittimate dal revisionismo che ha coinvolto perfino la “sinistra moderata”, riemergono grazie agli effetti della crisi, delle sconfitte sociali, politiche e culturali del movimento operaio e della sinistra.

E’ già operante da non pochi anni il loro attivismo nei quartieri più caratterizzati dalla frammentazione e dal degrado sociale. Le contraddizioni indotte dai flussi migratori e amplificate dalle politiche dei governi nazionale e locali offrono loro un’ulteriore terreno di sviluppo. Il connubio dei gruppi esplicitamente neofascisti e neonazisti con la “nuova” Lega di Salvini offre loro un nuovo terreno di protagonismo. La crisi e i rischi di nuove lotte sociali radicali inducono il padronato a “tenere in caldo” l’opzione di un uso direttamente antioperaio e antipopolare di questi gruppi, uso ovviamente oggi ancora inutile vista la persistente stasi delle lotte.

Il rifiuto radicale del fascismo in tutte le sue forme e la lotta contro di esso viene presentata come un obsoleto residuo resistenziale del ‘900 o come un’espressione di impenitente estremismo.

Al contrario, la riaffermazione del valore dell’antifascismo è e continua ad essere un tassello importante della lotta e della sinistra.

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