Brasile: la necropolitica di Bolsonaro

di Fabrizio Burattini

I dati ufficiali sulla diffusione della pandemia in Brasile ad oggi sono ancora relativamente clementi: gli infettati rilevati sono a oggi 2.270. I morti  “solo” 193.

Ma si tratta certamente di dati largamente sottostimati. Sono moltissime le famiglie che denunciano il decesso di congiunti in casa, perché nessuna ambulanza è andata in tempo a soccorrerli o che, se accompagnati in ospedale con mezzi propri, sono stati respinti, per la mancanza di posti o perché non accolti in cliniche private.

Anche in Brasile, come e più che in altri paesi, il sistema sanitario, messo di fronte alla epidemia e alle sue conseguenze, è rapidamente giunto al collasso, per i numerosi e profondi tagli di bilancio (ultimo fra questi l’Emendamento n. 95 fatto approvare lo scorso anno da Bolsonaro, una sorta di pareggio di bilancio, che congela per vent’anni i fondi per i servizi pubblici, primo fra tutti quello sanitario). A tutto ciò si aggiungono la totale mancanza di investimenti, il blocco dei concorsi per il personale, l’incompetenza dei dirigenti, la corruzione nella gestione…

All’arrivo della pandemia, il caos è venuto a galla e ha mostrato a tutte e a tutti la sua eclatante inadeguatezza. Il SUS (il Sistema Único de Saúde) è il sistema pubblico e universale che a partire dalla riconquistata democrazia nel 1988 è stato costruito in un paese che fino ad allora aveva un sistema sanitario esclusivamente privato.

Ma da allora, con l’imporsi anche in Brasile delle politiche neoliberali (sostenute anche dai governi del Partido dos Trabalhadores), quel sistema è stato violentato e fortemente riprivatizzato.

Gli operatori sanitari, come in tanti altri paesi, si sono trovati ad agire senza strumenti di protezione, con salari di fame e con i propri diritti largamente demoliti.

La corruzione, prima endemica, è dilagata. Sono numerosi i casi di gare d’appalto truccate, l’acquisto di macchinari a costi astronomici a tutto vantaggio delle cricche di potere e della speculazione degli imprenditori.

In realtà, la situazione peggiore è quella dello stato di Amazonas (e della sua capitale Manaus). L’incidenza dei casi rispetto alla popolazione, anche quella “ufficiale”, è tre volte la media nazionale. Le sepolture sono triplicate nelle ultime settimane rispetto la serie storica degli anni precedenti.

Ad esempio, nella scorsa domenica 19, a fronte di 3 casi di morti per Covid-19 registrati dalle statistiche ufficiali, la media di 28 morti degli ultimi 5 anni nella stessa giornata è cresciuta a 199!

Naturalmente la malattia e la morte battono soprattutto alle porte delle famiglie più povere. Il governo locale ha chiesto nei giorni scorsi l’intervento del governo federale, ma senza alcuna risposta.

Cresce nel paese la richiesta di requisizione degli ospedali privati, nei quali, naturalmente non è consentito l’accesso senza disporre dei mezzi per poter sostenere le spese del ricovero.

Pochi giorni fa il presidente brasiliano Bolsonaro ha licenziato dal suo governo il ministro della Salute, Luiz Henrique Mandetta, sostituendolo con Nelson Teich.

La sostituzione, frutto della battaglia al coltello che sta sconvolgendo la cricca dei sostenitori del presidente, in ogni caso fa precipitare il SUS dalla padella nella brace, mettendolo in mano ad un politico totalmente ignaro di che cosa sia la sanità pubblica. Tanto da spingere gli oppositori del presidente a dire che oramai il paese è governato dalla “necropolitica”.

L’ex ministro è vittima, in particolare, della sua resistenza sorda nei confronti della volontà esplicita del presidente di farla finita con la quarantena e di ridare il via a tutte le attività economiche nell’intero paese. Nonostante la sua impostazione rigidamente neoliberale, Mandetta, nelle ultime settimane è sembrato un campione di razionalità, se messo a paragone con il negazionismo antiscientifico del presidente e dei suoi più stretti collaboratori.

Con la brutalità che gli è propria, peraltro, Bolsonaro ha sostenuto esplicitamente che profitti e produzione non sono da posporre alla difesa della vita delle persone. Il nuovo ministro, più ancora che il precedente, è molto legato all’industria della sanità privata, che, peraltro, ha avuto un ruolo importante nella elezione di Bolsonaro un anno e mezzo fa.