Scudo penale per dirigenti pubblici e privati: li chiamavano impunità

di Fabrizio Burattini

Nei giorni scorsi numerosi organi di informazione divulgavano la notizia secondo cui parecchi avvocati offrivano il proprio patrocinio gratuito in tema di responsabilità nei confronti di medici e sanitari per i decessi dovuti alla pandemia del coronavirus. Un vero e proprio sciacallaggio, tanto più impopolare vista la giusta considerazione nella quale l’opinione pubblica tiene oggi il personale degli ospedali.
Una campagna di denuncia che ha provocato dure prese di posizione di molti politici che hanno preso posizione a difesa di quel personale medico e infermieristico che si è prodigato e si prodiga in maniera straordinariamente encomiabile. E molti di questi politici hanno preannunciato di star predisponendo emendamenti al decreto “cura Italia” al fine di impedire l’ignobile azione di questi legali.
Ora, mentre quel decreto legge è in discussione al Senato per la sua conversione in legge, sono stati presentati oltre 1.000 emendamenti, di cui più di 300 scritti da parlamentari della maggioranza di governo. Parecchi hanno già riscosso il parere favorevole del governo.
Siamo andati a leggere quegli emendamenti: e ci siamo soffermati su quelli all’articolo 1 (Finanziamento aggiuntivo per incentivi in favore del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale), un articolo evidentemente dettato, anche nella sua stesura originaria dal senso di colpa del mondo politico per le penalizzazioni fatte patire negli scorsi anni ai lavoratori della sanità. Sono molto numerosi questi emendamenti, ma ne saltano agli occhi 3, il primo a firma Salvini (affiancato dall’intero gruppo senatoriale della Lega), il secondo a firma Quagliariello, Berutti e Romani (senatori ex berlusconiani, oggi in “sofferenza”, aderenti al “partito” del presidente della Liguria, Giovanni Toti, che si è autodefinito “Cambiamo!”, ma sospettati di nutrire qualche simpatia per l’avventura di Renzi, il terzo firmato dal capogruppo PD Marcucci, assieme ad altri 11 senatori di quel partito, tra i quali anche Laura Boldrini.
L’emendamento leghista è quello più “tombale” e recita così: “Le condotte dei datori di lavoro di operatori sanitari e sociosanitari nonché le condotte dei soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria non determinano, in caso di danni agli stessi operatori o a terzi, responsabilità personale di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa. (…) Dei danni accertati compresi quelli derivanti dall’insufficienza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, risponde civilmente il solo ente di appartenenza del soggetto operante”.
Gli altri due emendamenti, salvo poche differenze lessicali e qualche attenuazione dello “scudo” ricalcano la stessa impostazione.
Dunque, una modifica al decreto, ufficialmente presentata per difendere medici e infermieri da azioni legali troppo disinvolte e strumentali di qualche avvocato d’assalto, diventa un vero e proprio scudo penale e civile a difesa di tutti coloro che hanno pesanti e provatissime responsabilità per il disastro sanitario in corso. E i parenti delle vittime dell’epidemia non potranno neanche richiedere di avere giustizia.
Ma non solo. Non potranno chiedere danni neanche quegli operatori sanitari o socio-assistenziali che a causa della colpevole mancanza di dispositivi di protezione (guanti, mascherine, ecc.) avranno perso la vita o la salute per responsabilità della politica regionale e nazionale di gestire la sanità pubblica.
Altro che scudo a difesa degli eroi delle corsie!
Si tratta di norme di tutela degli amministratori politici e dei dirigenti nazionali e regionali della Sanità contro le denunce e le azioni penali che arriveranno da parte di pazienti, famiglie e utenti, ma anche da parte degli stessi operatori delle strutture sanitarie che si ritenessero danneggiati per come sono stati costretti ad operare in queste settimane.
E, in cauda venenum, la stessa responsabilità civile, cioè l’eventuale risarcimento del danno causato a vittime, pazienti, personale, non sarà pagato dai responsabili ma sarà a carico della struttura sanitaria (dunque della sanità pubblica, dunque a carico dei contribuenti).
Una vergognosa azione di autoassoluzione di un ceto politico e burocratico consapevole di essere gravissimamente responsabile di quanto la sanità pubblica non sia riuscita a fare in queste settimane (nonostante l’abnegazione del personale nelle corsie), dunque responsabile di numerosissime morti e di una montagna di sofferenze. Un’autoassoluzione che però non cancellerà la loro responsabilità politica, sociale e morale.