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Sciacca, fermare la strage. Potere al popolo sta coi cani e i volontari animalisti

Potere al popolo sta con i cani e con i volontari animalisti che quotidianamente si scontrano con burocrazia e incuria. Fermare la strage di randagi!

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A Sciacca in Sicilia sono stati rinvenuti diversi cani randagi avvelenati, ad oggi se ne contano 40 ma il numero sembra destinato a salire. È probabile che in stile Ucraina. Romania e Russia ( in ordine di tempo) la mattanza sia legata al “decoro sportivo” ovvero alla preparazione della tappa ciclistica che passerà, guarda un po’, proprio da Sciacca con tutti gli interessi economici che si porta dietro la Carovana del Giro.

È ormai nota la difficile situazione del randagismo in Italia ed in particolare al sud. La questione è politica e di responsabilità delle amministrazioni locali e regionali. La legge regionale siciliana ben strutturata secondo le direttive della legge nazionale 281 del 1991 è sistematicamente disattesa dalle amministrazioni locali e la regione è manchevole di sorveglianza e controllo. Lo stato e le sue emanazioni locali non tutelano gli animali nei territori, anzi ne cagionano indirettamente la morte atroce per avvelenamento. Per questo è indecente la passerella di esponenti politici dei partiti di governo (Pd e centrodestra) che si ergono a paladini degli animali. I fondi erogati dal governo sono diminuiti sempre più e difficilmente riescono a coprire le spese di gestione del fenomeno. Tuttavia ci domandiamo come sia gestito nei territori il controllo dei cani randagi, la loro sterilizzazione e “chippatura”, la creazione e manutenzione dei canili sanitari nonché la collaborazione con le associazioni animaliste del territorio, che sempre più (pensiamo ai canili di Roma) vengono allontanate e impossibilitate a operare ma che, a ben vedere, sono quelle che di fatto operano per tutelare gli animali.

Il gesto orribile che è stato effettuato, una vera e propria esecuzione dettata da odio e insofferenza verso questi animali non è frutto di un folle o di un sadico. È certamente un atto studiato e messo in atto scientemente con strategia e grazie alla clamorosa assenza di controllo da parte delle amministrazioni locali. Amministrazioni che da un lato hanno portato all’esasperazione una situazione di degrado disattendendo l’obbligo di gestione, sterilizzazione, recupero e tutela degli animali, dall’altro non hanno vigilato adeguatamente nel territorio. Un vero e proprio stato di abbandono degli animali, dei cittadini e del territorio dunque che probabilmente ha fatto pensare a qualche crudele e incivile cittadino che eliminare i cani ammazzandoli sarebbe stata una possibile soluzione.

Far rispettare la legge è comunque solo un primo passo. E’ necessario erogare maggiore e adeguato stanziamento di fondi per la gestione delle emergenze. È indispensabile una politica di interruzione del commercio di animali d’affezione che muove ogni anno profitti sulla pelle degli animali, alimentando una concezione privatistica e padronale del rapporto con la natura; tutto ciò deve preludere ad un profondo ripensamento del modo in cui le nostre città, sempre più affollate ed ecologicamente disfunzionali, incidono negativamente sugli ecosistemi, alienandoci dalle altre società animali e ponendoci costantemente di fronte a situazioni emergenziali che sono nient’altro che l’effetto di una normalità irrazionale e violenta in cui prosperano le mafie, i profitti, la malagestione e la burocrazia omicida. La cura degli animali vaganti, potremmo dire liberi, nei territori è un dovere della collettività, della politica e delle amministrazioni regionali e locali.

Barbara Balsamo, candidata alla Camera per Potere al Popolo

Marco Maurizi, candidato di Potere al Popolo alla Regione Lazio