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4/11/2006, “Stop precarietà ora!”: quando la Fiom sfidava le burocrazie interne con i sindacati di base

di Eliana Como, da sindacatounaltracosa.org

Quello di novembre del 2006 fu il primo comitato centrale a cui partecipai, avendo da poche settimane iniziato a lavorare per la Fiom. Forse per questa ragione, non ho dimenticato quello che accadde.

Dopo oltre 10 anni dalla introduzione delle prime leggi sulla precarietà, per la prima volta si era formato un cartello di soggetti sindacali politici e sociali che finalmente si era posto l’obiettivo di manifestare a Roma a sostegno di una nuova legislazione sul lavoro fondata sui diritti e sul lavoro a tempo indeterminato e per l’abrogazione delle leggi 30, Bossi-Fini e Moratti su scuola e università. Sedeva a palazzo Chigi Romano Prodi, il ministro del Lavoro era Cesare Damiano (ex segretario della Cgil del Veneto) e la maggioranza che per pochi voti governava il Parlamento era di centro-sinistra.

La manifestazione, lanciata dalla assemblea del 6 luglio al teatro Brancaccio, indetta da Cobas, Fiom, Funzione Pubblica, FLC, Arci e altri (noi vi partecipammo come Rete28aprile, insieme anche a compagni e compagne di Lavoro e Società), fu da subito considerata contro il governo e per questa ragione duramente osteggiata dal resto della Cgil, che lo appoggiava senza se e senza ma. Il documento dell’assemblea al Brancaccio, d’altra parte, non faceva mistero nell’esprimere un giudizio nettamente negativo sull’impostazione del Dpef che tagliava spesa pubblica e sociale.

La Fiom non soltanto aderì a quel percorso, ma insieme a noi e alle altre due categorie della Cgil del pubblico impiego e della conoscenza, ne fu promotrice.

Dopo aver attivamente partecipato a quella dinamica, FP e FLC si sfilarono all’ultimo momento dalla manifestazione, a causa di un comunicato dei Cobas che, a pochissimi giorni dalla manifestazione, entrava a gamba tesa nel cartello di forze che avevano lanciato il cartello Stop precarietà ora, attaccando dalle pagine de Il manifesto con una manchette a pagamento il ministro Damiano, definito “amico dei padroni” e tirando in ballo la vicenda Atesia e la circolare del governo che consentiva alle aziende dei call center di divere i lavoratori e non stabilizzare tutti quelli in outbound. Vicenda nella quale, è solo il caso di ricordarlo, la Cgil, la Slc e il Nidil avevano pesanti responsabilità.

La Fiom mantenne coraggiosamente la sua adesione, rispondendo a testa alta sia alla provocazione dei Cobas, sia alla violenta discussione interna che ne scaturì. La Rete28aprile, che allora aveva un ruolo vero nelle scelte della segreteria, spinse in questa direzione, ma la scelta coraggiosa e difficile fu pienamente voluta e portata avanti dall’allora segretario generale che, tanto per ricordarlo, era Gianni Rinaldini, che prese posizione personalmente contro Fausto Durante.

Durante, che all’epoca era in segreteria nazionale della Fiom, ebbe modo di dichiarare il suo acceso dissenso nei confronti dell’intero percorso fino a quello che definì lo “sciagurato documento dei Cobas”, chiedendo a mezzo comunicato stampa la convocazione urgente del comitato centrale e dichiarando che, ove ciò non si fosse verificato, si sarebbe ritenuto libero di non partecipare a quella iniziativa. Anche in questo caso, è inutile ricordare che, nonostante la dura risposta di Rinaldini che ricordava a Durante che “esiste una sola Fiom (…) e che le decisioni del comitato centrale impegnano tutta l’organizzazione”, nessuno nemmeno lontanamente chiese le sue dimissioni dalla segreteria. Ben diverso da quello che accadde pochi anni dopo, segretario Maurizio Landini, quando venne azzerata l’intera segreteria per ottenere la rimozione da essa di Sergio Bellavita. Ma questa è un’altra storia…

Nonostante le polemiche interne, la Fiom partecipò alla manifestazione del 4 novembre, che, a parte qualche tensione, si svolse in modo pacifico e portò in piazza centinaia di migliaia di persone contro la precarietà.

Il 21 e 22 novembre, il direttivo nazionale della Cgil, di cui allora era segretario generale Guglielmo Epifani, fu l’occasione della resa dei conti. La Fiom fu duramente attaccata, con la ragione che, non soltanto avrebbe dovuto convenire sulla inopportunità fin dall’inizio di aderire a una manifestazione indetta insieme a sindacati di base, ma soprattutto che avrebbe dovuto dissociarsi dalla manifestazione dopo le dichiarazioni di Bernocchi, piuttosto che “marciare sottobraccio con chi pensa e dice certe cose sulla Cgil, sui suoi dirigenti e sul ministro Damiano”, come dichiarò ai giornali Passoni all’indomani della manifestazione.

La stessa violenta discussione accese i toni di quel mio primo comitato centrale.

Ho scelto di ricordare questo episodio, perchè recentemente in una discussione interna alla Fiom è emerso che almeno i due terzi dei componenti dell’intero gruppo dirigente territoriale della Fiom hanno una storia sindacale relativamente breve, che non supera i 10 anni. Molti dei nostri delegati e delle nostre delegate allora forse non conoscono questa storia. Molti altri invece forse non la ricordano nel dettaglio o, meglio, non la vogliono ricordare.

È la storia di una Fiom che, pur tra tante resistenze e contraddizioni, sfidava le regole dell’organizzazione in punta di lama pur di stare nelle dinamiche sociali che riteneva centrali, anche quando significava stare con i Cobas invece che con la Cgil e anche quando si trattava di disobbedire apertamente alle decisioni formali del gruppo diridente e a quanto esso intimava.

Penso sia utile ricordarlo ora, perchè è ben diversa la Fiom di oggi, che in Molise e Basilicata denuncia al Collegio Statuto Nazionale i nostri compagni e le nostre compagne di stabilimenti FCA del sud, colpevoli – secondo loro – di essere parte di un coordinamento intersindacale di cui fanno parte anche lavoratori di sindacati di base.

E’ proprio vero quanto hanno cantato ieri i delegati all’attivo della Cgil dell’Emilia, pensando, credo, a tutt’altro. Cambia, todo cambia. Cambia lo superficial, cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo.

(Cambia ciò che è superficiale e anche ciò che è profondo cambia il modo di pensare cambia tutto in questo mondo….)