Costruire la convergenza dei movimenti per battere le destre
Risoluzione adottata dal Comitato politico nazionale di Sinistra Anticapitalista il 10 maggio 2026
1. Siamo entrati in una fase di transizione terribile e drammatica, dagli esiti imprevedibili sul piano internazionale, segnata più che mai dagli interventi imperialisti USA in Medio oriente e dall’azione coloniale del governo sionista di Israele a Gaza, in Cisgiordania e in Libano, in un alternarsi di mezze tregue e trattative e di ripresa violenta del conflitto con l’Iran, sul punto di estendersi sempre più e in dinamiche incontrollate, mentre la guerra in Ucraina, con l’aggressione russa del 2022, continua implacabile e non si vede uno spiraglio che porti a una sua interruzione o almeno a una tregua. Diversi altri conflitti si manifestano in altre parti del mondo ed in particolare in Africa, un continente troppo poco presente nell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.
2. Siamo di fronte a una crisi generalizzata del sistema capitalista di dimensione epocali, che combina al suo interno plurimi elementi di crisi, quella economica con l’esaurimento della fase espansiva della globalizzazione capitalista, quella climatica con la desertificazione e il progressivo esaurimento di tutte le risorse naturali (combustibili fossili in primis), il crollo accelerato della biodiversità con le sue drammatiche ricadute in termini di sanità, di condizioni di vita, di migrazioni delle popolazioni che più direttamente subiscono gli effetti del riscaldamento climatico, quella degli assetti sociali e politici prodotti da alcuni decenni di politiche liberiste con una sempre più forte diseguaglianza all’interno e tra i paesi del mondo.
Il confronto e lo scontro violento tra i diversi imperialismi e capitalismi per l’accaparramento delle risorse, per il controllo dei mercati, per garantire alle proprie imprese i profitti, ha assunto una dimensione che ricorda altri periodi storici; il conflitto economico e commerciale tende a diventare sempre più direttamente un conflitto militare con una corsa alla guerra, un processo accelerato di riarmo (comprese Germania e Giappone), un riarmo che molte borghesie considerano essere una risposta alle crisi economiche industriali in cui sono cadute, ma anche con un rilancio esplicito di nuove e virulente forme di colonialismo da parte delle elites occidentali, con una crisi complessiva dei sistemi politici e rappresentativi, con un restringimento della democrazia e l’attacco diretto al diritto di sciopero e un processo involutivo ideologico reazionario delle società, che si esprime anche in una nuova terribile pretesa della “superiorità” dell’uomo bianco. L’attacco all’autodeterminazione delle donne e del soggetti LGBTQ+ mostra il nesso sistemico fra patriarcato e capitalismo che sviluppa concezioni del mondo improntate sul militarismo, sul sessismo e la transfobia in una spirale di guerra coloniale permanente.
Siamo così di fronte a una vera e propria crisi di civiltà.
Siamo impegnati con la rete Stop Rearm Europe contro l’enorme aumento delle spese militari in atto negli Stati europei e nella costruzione di una campagna “Signornò” tra i giovani e le giovani contro la militarizzazione delle scuole e la reintroduzione della leva obbligatoria di massa.
3. Le numerose sconfitte subite dal movimento delle classi lavoratrici e dei processi di rivolta e rivoluzione che pure si sono manifestati negli ultimi due decenni in alcuni paesi, combinati con l’affermarsi in tutto il mondo della egemonia liberista, hanno prodotto un crollo della speranza di un mondo muovo alternativo, di una identità di classe, di progetti di società alternative al capitalismo basate sulla solidarietà, sulla eguaglianza, sulla democrazia dispiegata, quella che noi oggi chiamiamo ecosocialismo. Esse sono oggi l’espressione di minoranze più o meno ristrette.
4. Assistiamo invece allo sviluppo delle destre e delle estreme destre fasciste un po’ in tutto il mondo, a partire dai grandi paesi imperialisti, Usa in primis, ma anche Russia, India, in Europa ed altri, dal nazionalismo estremo, dal colonialismo, dal ritorno del fondamentalismo religioso e del tribalismo etnico, dal razzismo, dal populismo punitivo, dalla costruzione del nemico, quindi dalle campagne contro i migranti e dalla loro criminalizzazione, l’asso nella manica di tutte le forze dell’estrema destra.
Sono tuttavia presenti in tantissimi paesi movimenti di resistenza e di lotta anche molto significativi, compreso nel paese capitalista dominante, gli USA, che costituiscono un punto di partenza significativo e di speranza su cui costruire un progetto di rovesciare le attuali dinamiche barbariche del sistema capitalista. La conferenza antifascista e antimperialista di Porto Alegre del marzo 2026, costituisce un primo tentativo di dare voce e coordinare, pur con tutti i suoi limiti, i movimenti sociali e politici che si stanno esprimendo per contrastare la marcia aggressiva delle forze reazionarie.
5. L’imperialismo USA reagisce al forte declino economico che ha subito e al suo incontrastato ruolo egemonico nel mondo, con estrema determinazione, utilizzando gli strumenti che ha a sua disposizione, cioè dispiegando appieno la sua forza militare e le iniziative di aggressione. Lo fa in Medio Oriente sostenendo il governo sionista di estrema destra di Israele nello spaventoso genocidio del popolo palestinese che sta compiendo e nel suo progetto di costruzione di Grande Israele e nella guerra contro l’Iran. Occorre ricordare che tutto questo avviene con la complicità diretta od indiretta di tutti i governi occidentali e non solo. Non solo i governi USA e di Israele, ma anche la Russia, hanno fatto saltare tutte le regole del diritto internazionale, ma le loro pratiche violente ed omicide, razziste sono sempre più integrate e considerate normali, avallate e banalizzate dai governi e dai media. Una violazione del diritto internazionale espresso anche con il rapimento di Maduro e con l’ulteriore aggressione a Cuba. Si veda anche come hanno reagito di fronte all’assalto piratesco della marina israeliana alla Flotilla. A questo proposito esprimiamo la nostra solidarietà alla Global Sumud Flotilla, in particolare a Thiago e Saif.
Il governo americano è disposto a tutto pur di mantenere la sua egemonia nel mondo. Sta al movimento antimperialista internazionale, ma anche e soprattutto alle classi lavoratrici e ai movimenti sociali di quel paese riuscire a fermarlo e che non ci trascini all’abisso del nucleare.
6. Per quanto riguarda Israele siamo di fronte a una ennesima terribile tragedia storica. Quelli che si considerano gli eredi del popolo che ha sofferto l’inferno della Shoah, oggi a loro volta non esitano a praticare il genocidio di un altro popolo, quello palestinese ed a introdurre le più crudeli e barbare leggi del dominio coloniale in alleanza con l’imperialismo USA e la complicità dei governi europei. I peggiori nemici del mondo e della cultura ebraica, che tanto ha dato alle scienze, alle arti e al pensiero politico e sociale occidentale, sono al governo di Israele e da sempre nel nazionalismo sionista. Sono la negazione di quella cultura cosmopolita, antinazionalista, internazionalista ed anche rivoluzionaria della “modernità ebraica” che ha segnato il passaggio tra il XIX e XX secolo in Europa. Con il loro agire contribuiscono anche ad alimentare l’antisemitismo creato dalle classi dominanti europee, mai sopito e sempre presente e che più che mai deve essere combattuto dalle forze progressiste e della sinistra.
7. Oggi più che mai, dobbiamo praticare un vero internazionalismo coerente, superando le subalternità e le divisioni presenti nelle scelte “campiste”, una solidarietà senza frontiere che abbracci le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, degli oppressi e per l’autodeterminazione in tutti i popoli del mondo, senza eccezioni. È una politica che si oppone a tutti gli imperialismi. Non subordina in alcun modo la lotta condotta in un paese a quella condotta in un altro paese. È l’orientamento che corrisponde allo slogan «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» e alla definizione di comunista: “I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell’intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall’altra per il fatto che sostengono costantemente l’interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia”.
8. Il quadro politico e sociale italiano è entrato in una fase di transizione segnato in primo luogo dal relativo declino della narrazione e della credibilità politica del governo Meloni che non per questo lo rende sconfitto. Le dinamiche internazionali hanno creato notevoli difficoltà alla Meloni e alle forze della estrema destra per la loro palese corresponsabilità nelle politiche imperialiste degli USA e nel genocidio palestinese. Ma l’erosione di consenso è derivata anche dai danni prodotti dalle loro politiche economiche liberiste che hanno continuato a peggiorare la condizione di vita della maggior parte della popolazione e segnatamente delle donne, infine dalla particolare avversione dei partiti di maggioranza verso i giovani e verso i migranti e dalla loro diretta responsabilità delle morti in mare; infine è arrivata la pesante sconfitta referendaria.
La Meloni sta ora cercando di manovrare sul piano tattico, anche se con qualche difficoltà; sul terreno internazionale ha cercato di districarsi un poco da Trump, ma nulla è mutato nella politica del governo in particolare nel mantenuto rapporto con Israele dove si è opposta a qualsiasi interruzione dei rapporti dei rapporti sia economici che militari; sul piano economico, il decreto del I maggio altro non è che che l’ennesimo regalo, un miliardo, ai capitalisti, nella speranza che costoro assumano un poco di più donne e giovani, in piena continuità con quanto hanno fatto i governi sia di centrodestra che di centro sinistra negli ultimi 25 anni, con evidenti risultati nulli.
9. Il problema fondamentale per Meloni e soci resta la politica economica – aggravata coi disastri provocati dalla crisi energetica -, che grava come un macigno sulle prospettive economiche future e sulla vita dei cittadini, dalla tagliola del patto di stabilità di cui la Meloni chiede l’allentamento per evitare una finanziaria lacrime e sangue, in cui sempre meno potrà difendere le rendite di posizione della piccola e media borghesia, base fondamentale dell’elettorale delle destre. Di qui le varie manovre di Giorgetti e Meloni per gestire una prossima legge di bilancio segnata dalle dinamiche recessive e dalla crisi energetica.
Non sarà facile per l’impresentabile gruppo dirigente governativo tenere la barra e riconquistare il terreno perduto, ma non basta un referendum e la sconfitta del sodale Orban in Ungheria a cambiare un vento negativo che spira in tutta Europa: là dove sono all’opposizione le destre sono in forte crescita e le scelte dell’UE sono sempre più condizionate dalla loro presenza.
Essi continuano ad andare come un treno nello sviluppo delle misure repressive e di restrizione dei diritti democratici, contro i movimenti sociali e le lotte tanto da subire una sonora bocciatura da parte Comitato contro la tortura dell’ONU proprio sulla sicurezza e sui migranti. Si segnala che l’Italia è un paese a rischio per i diritti umani, per la tenuta dello stato di diritto per i migranti, per i detenuti, per chi nelle Ong se ne occupa.
Da questo si capisce ancor più come sia indispensabile e necessario cacciare il primo possibile questo governo, impedire che possa essere confermato e sviluppare fino in fondo il suo progetto regressivo, antidemocratico ed autoritario al servizio del capitalismo, che rischia di mettere in discussione anche le stesse strutture liberali.
Sarebbe quindi un grave errore scommettere sulla inevitabile sconfitta delle forze delle destre nelle prossime elezioni. Solo la lotta e la mobilitazione sociale possono indebolire ulteriormente il governo e creare le condizioni di una sconfitta dei partiti che lo sostengono nelle prossime elezioni.
10. Il movimento di massa è infatti l’elemento deciso che potrà permettere di superare a sinistra e positivamente questa delicata fase di transizione. Esso resta presente in una forma latente: si è espresso molto forte in autunno sulla ripulsa del genocidio palestinese nelle manifestazioni e negli scioperi unitari, ma non ha potuto confermarsi e svilupparsi nelle lotte rivendicative contrattuali e contro la finanziaria anche e soprattutto per l’irresponsabile divisione delle forze sindacali; è stato poi presente nella giornata del 28 marzo con la manifestazione No Kings, ha fatto sentire la sua propulsione nel voto referendario. I movimenti femministi e transfemministi hanno attraversato le mobilitazioni per la Palestina e contro guerre e riarmo, contro questo governo e i suoi provvedimenti transfobici e misogeni come il disegno di legge Bongiorno. Tuttavia, i movimenti presenti hanno difficoltà a tradursi in una vera opposizione al governo e alle politiche del capitale ed a esprimersi in presenza organizzata permanente e di attivarsi e confliggere a livello di massa sui diversi temi sociali ed economici per respingere le politiche liberiste del governo.
11. Non c’è continuità della mobilitazione sociale, elemento decisivo per erodere il terreno sotto i piedi delle destre e la loro credibilità. Ci sono le tirate verbali di Landini sui media, che non trovano alcuna concretizzazione sul piano dell’attività sindacale, che, anzi, va spesso in direzione opposta nella contrattazione; inoltre, il gruppo dirigente CGIL si mostra incapace di costruire un movimento all’altezza della sfida sociale: nessuna continuità seria e coordinata nelle lotte che pure sono tante su crisi industriali, salari e occupazione, ma del tutto frammentate; permane sui luoghi di lavoro una debole capacità di sciopero complessiva e livelli di coscienza molto confusi, non escluso il rischio anche che qualche settore di lavoratori possa vedere la soluzione dei loro problemi occupazionali nello sviluppo dell’unico comparto industriale che tira a pieno ritmo, quello delle armi. E i contratti che si sono conclusi negli ultimi mesi, (l’ultimo, quello sulla scuola, siglato anche dalla CGIL), sono stati contratti tutti al ribasso in cui si accetta che l’inflazione penalizzi gravemente salari e stipendi.
Il Collettivo di Fabbrica ex GKN resta un importante punto di riferimento per la convergenza e l’insorgenza dei movimenti sociali, pur subendo l’isolamento da parte delle direzioni sindacali e varie forme di ostracismo da parte delle istituzioni con l’obiettivo di logorarlo.
In questi giorni sta nascendo un movimento negli istituti tecnici contro l’ennesima riforma che riporta indietro la scuola al classismo di impostazione gentiliana, impoverendo i percorsi di istruzione tecnica e professionale tramite il taglio di un anno di corso e delle ore dedicate alle materie di base per reintrodurre una chiara distinzione tra le scuole superiori che preparerebbero all’università e quelle che dovrebbero diventare di mero avviamento professionale.
12. PD e M5S, l’opposizione istituzionale al governo delle destre, non è stato realmente parte dei movimenti che si sono espressi in questi mesi; certo, molti dei loro militanti ed iscritti vi hanno partecipato, ma i partiti in quanto tali non sono stati né organizzatori e neanche attivi sostenitori. Hanno realizzato alcune iniziative specifiche, segnate proprio dal fatto che, specie in politica internazionale , sono condizionati dalle loro relazioni storiche con le borghesie europee. Questi partiti hanno salutato la vittoria del referendum quasi illudendosi di avere una futura vittoria elettorale già in tasca, incapaci di comprendere le ragioni profonde e complesse di quel risultato, rilanciando in prima battuta le stolte primarie, mostrando quale sia la qualità politica dei loro progetti.
PD e M5S sono condizionati da due esigenze, quella elettorale che dovrebbe spingerli almeno a una forte propaganda per rispondere alle richieste popolari di alternativa sociale ed economica in termini di lavoro sicuro, occupazione, salario, contrasto al riarmo imperialista europeo e alla guerra, dall’altra, decisiva, il riferimento alla classe borghese che impone loro di restare dentro le regole capitaliste liberiste, in un sistema economico immutabile. Per altro un programma, minimamente radicale, nei contenuti e non in formule generiche, entrerebbe subito in contrasto con il patto di stabilità, cioè con le elites liberali europee a cui sono subordinati e dipendenti, a partire dalla politica internazionale (rapporto con Israele e riarmo europeo). Il “campo largo” significa anche imbarcare i politicanti del cosiddetto centro estremo, garanzia sicura di scelte disastrose e distruttive. Varie forze del centro sono in stretto rapporti o con settori della borghesia non soddisfatti dell’incerta azione del governo, vogliono creare le condizioni di uno schieramento elettorale alternativo alla Meloni fortemente moderato; alcuni sperano addirittura in un risultato di pareggio che permetta loro di promuovere un governo in “modalità Monti/Draghi” come nel passato. Il futuro governo avrebbe vita più o meno lunga, ma segnata da nuove delusioni e demoralizzazioni per le classi lavoratrici.
13. L’alternativa politica e sociale necessaria dovrebbe infatti esprimere un programma che metta in discussione i dogmi capitalisti del profitto e del riarmo, e aiuti la costruzione del movimento di massa sapendo rispondere ed interpretare diverse sensibilità ed attese presenti nelle classi lavoratrici e in particolare tra i giovani e le donne:
- l’elemento etico e morale di ripulsa dei genocidi e della guerra,
- la necessità di battere il fascismo strisciante e cacciare il governo Meloni,
- la difesa della condizione economica e sociale e di vita, compresa la dimensione ambientale,
- la costruzione di una nuova speranza in una società diversa che noi sintetizziamo nella parola ecosocialismo.
Va da sé che servirebbe un partito – che non c’è – che con umiltà e presenza nei movimenti sociali, sapesse tessere le fila di questi legami e di queste convergenze e che potesse esprimere questo progetto anche credibilmente nel prossimo terreno elettorale. Avrebbe comunque la costrizione politica e tattica di muoversi nel quadro di un sistema elettorale falso e deformante.
14. Da tempo infatti vengono costruiti sistemi elettorali costrittivi, non democratici per impedire che ci sia un voto veramente libero, cioè che ognuno possa votare per il partito che rappresenta le sue posizioni programmatiche e la sua idea di società. La borghesia e i suoi partiti hanno rigettato il vecchio sistema proporzionale che garantiva questo diritto per imporre un sistema che obbliga nei fatti a votare solo i partiti, che pur con qualche divergenza tra loro, attuano le politiche liberiste richieste dai capitalisti.
L’attuale legge elettorale giudicata per altro incostituzionale dalla Corte Costituzionale, come le precedenti, basata sulla combinazione tra un maggioritario dominante e un proporzionale irrilevante (con soglia d’accesso molto alta), ha permesso alla coalizione della destra, con appena il 30% dei voti degli aventi diritto, di avere una assurda maggioranza parlamentare che sfiora il 60%, complice anche la divisione tra PD di Letta e M5S che lasciarono via libera alle destre nei collegi uninominali.
Questa determina una rappresentanza parlamentare fasulla ed obbliga le elettrici ed elettori non a votare chi meglio li rappresenta, ma il cosiddetto “meno peggio”. il Parlamento diventa sempre più irrilevante, una semplice camera di registrazione delle decisioni del potere esecutivo, che ha preso il totale sopravvento su quello legislativo.
La proposta di riforma elettorale presentata in Parlamento da Fratelli d’Italia caratterizza ulteriormente il suo spirito autoritario e reazionario peggiorando ulteriormente la situazione. Si prevede infatti l’introduzione di un sistema elettorale (che manterrebbe le liste bloccate e lo sbarramento al 3%) con premio di maggioranza, che assegnerebbe circa il 60% dei seggi alla coalizione che ottenga almeno il 40% dei voti al primo turno, o che risulti più votata in un secondo turno elettorale tra le liste che abbiano ottenuto almeno il 35% dei voti. Una riedizione della legge Acerbo del 1923, in linea con le radici politiche e culturali dei nipoti del fascismo!
Prima di ogni altra cosa proponiamo quindi di fare una battaglia per la democrazia, per una legge elettorale integralmente proporzionale che rappresenti l’orientamento dell’elettorato.
15. Il terreno elettorale per le organizzazioni della sinistra radicale di alternativa, diventa quindi estremamente impervio, una scalata dell’Everest per certi versi impossibile, che pone certe volte delle scelte quanto mai scomode e anche di rinuncia. Si ripropone cioè una difficile stretta per tutte e tutti, tra la necessità, che è un sentimento di massa fortemente attivato dalle mobilitazioni in corso, di evitare che Meloni e soci possano avere un’altra chance di rilancio che sarebbe disastrosa e la necessità di costruire una forza politica coerentemente alternativa eco socialista, di non soggiacere alla camicia di forza costituita dal quadro politico del centro sinistra, oggi diventato “fronte largo”.
Rifondazione Comunista, affronta questa problematica – con una difficile discussione interna – proponendo a PD, M5S e AVS di costituire un “Fronte per la Costituzione che ponga le basi per una coalizione elettorale maggioritaria”. Al di là delle formulazioni e dall’affermazione di non volere aderire al “fronte largo”, questa scelta significa il rientro in un orizzonte di alleanza di governo con forze, che a parte AVS, sono partiti strettamente collegati alla borghesia. Non crediamo che questa scelta sia condivisibile né praticabile.
Corrisponde per altro a un certo livello di coscienza politica, ben rappresentata da AVS, quella dell’unità di tutte le opposizioni, nella speranza che la presenza significativa di una componente di sinistra possa limitare le politiche liberiste di un futuro governo di centro sinistra e magari anche strappare qualche significativo obiettivo (il salario minimo a 9 euro finanziato dalla fiscalità generale?). E’ una via già praticata che subordina l’azione di una organizzazione anticapitalista alla logica e ai contenuti dell’alternanza.
Potere al Popolo ha deciso di presentarsi autonomamente alle elezioni sostenuti da una componente sindacale di base e dalle aree sociali che sono nella sua sfera di riferimento “vogliamo costruire alle elezioni del 2027 una rappresentanza autonoma di tutti quelli che non sono inclusi nella politica di oggi, e che non vogliono farsi strumentalizzare. Siamo sicuri che anche la nostra semplice presenza alle elezioni possa servire a spostare l’asse del discorso pubblico, a stanare contraddizioni in chi pretende governare,”. Anche in questo caso al là delle formulazioni e di preoccupazioni anche legittime l’impostazione appare assai chiusa ed anche settaria, anche perché segnata sul piano sindacale da un forte rifiuto di un qualsiasi rapporto col maggiore sindacato italiano e sul piano politico da uno smaccato e discutibile approccio campista sulle questioni internazionali. In questa ottica sembrano non avere alcuna preoccupazione tattica di evitare una nuova affermazione delle destre o considerazione del semplice fatto che i governi borghesi non sono tutti eguali. Anche questa proposta ci pare difficilmente condivisibile.
Continueremo a seguire la discussione politica fra le diverse forze politiche e sociali in una situazione che si presenta oggettivamente ancora fluida e torneremo ad una valutazione complessiva della situazione in una prossima riunione del Comitato Politico Nazionale.
16. Il nostro primo compito, ma non l’unico, è quello di riuscire a cacciare il governo e sconfiggere socialmente e politicamente le destre.
Anche perché per costruire la sconfitta di Meloni e tagliare l’erba sotto i piedi delle destre, oggi bisogna concentrarsi sulla costruzione di una opposizione sociale di massa, articolata ed organizzata; senza questo obiettivo, il rischio che le difficoltà per la Meloni si riducano e che possa rilanciarsi è grande. Solo la costruzione di un movimento più ampio di lotta è la garanzia di poter sconfiggere destre e fascisti nelle elezioni e di avere poi anche la forza di poter condizionare e strappare dei risultati sociali al nuovo governo che si comporrà.
Riprendiamo in ogni piazza, in ogni città e paese la mobilitazione contro i movimenti fascisti che hanno rialzato la testa in tutto il mondo, contro ogni imperialismo, contro il governo dell’estreme destre e le loro politiche reazionarie e repressive. Rafforziamo la lotta a sostegno del popolo palestinesi, contro le aggressioni imperialiste in Medio Oriente di USA e Israele, ma anche la solidarietà con il popolo ucraino e di tutti i popoli di quella regione per la fine della guerra e dell’invasione russa e il loro pieno diritto alla autodeterminazione. Riprendiamo la lotta per il salario, l’occupazione, la difesa della sanità e della scuola pubblica, per i diritti sociali e ambientali; tutti temi che saranno al centro delle iniziative e della nostra campagna sulla prossima legge di bilancio. Sono tutte battaglie di unità e solidarietà e di convergenza di classe, una lotta internazionalista delle classi lavoratrici per i loro diritti e per una alternativa di giustizia sociale ed ambientale al di sopra delle frontiere.
17. Nei prossimi giorni saremo impegnate/i nelle manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e di sostegno alla Global Sumud Flotilla, a partire dalla manifestazione nazionale a Milano e delle altre città il 16 maggio nell’anniversario della Nakba e lo sciopero del sindacalismo di base del 18 maggio.
Saremo in piazza nelle iniziative del 2 giugno contro la militarizzazione e il riarmo insieme alla campagna Stop Rearm Europe e il 14 giugno a Bruxelles nella manifestazione europea “Stato sociale, non Stato di guerra”.
Sosteniamo la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori ex GKN. I prossimi 11 e 12 luglio si terrà un’assemblea dell’azionariato popolare per rilanciare il progetto di fabbrica integrata, un’alternativa dal basso ed ecosocialista alla dismissione degli impianti.
Siamo al fianco delle scuole che lottano contro la riforma degli istituti tecnici e sosterremo le prossime mobilitazioni, chiedendo ai sindacati di arrivare in modo unitario allo sciopero degli scrutini per fermare l’ennesimo attacco del governo alla scuola pubblica.
Sosteniamo l’incontro internazionale degli ecosocialisti/e che si svolgerà a Bruxelles dal 14 al 17 maggio.
Sosteniamo le mobilitazioni internazionali che si terranno a Ginevra nel mese di giugno per contestare la riunione del G7 a Evian del 15-17 giugno e il controvertice internazionale antimperialista di Istanbul il 4 luglio, per contestare la riunione della NATO che si terrà ad Ankara il 7-8 luglio.
Parteciperemo alle iniziative per il 25° anniversario di Genova 2001.
Infine siamo impegnati nell’organizzazione e nella promozione della terza edizione dell’Università ecosocialista d’estate: “Intelligenza Anticapitalista!” che si terrà a Marina di Massa dal 3 al 6 settembre, dove discuteremo insieme alle e agli ospiti italiane/i e internazionali di alcune linee di frattura fondamentali che attraversano il nostro tempo, delle conseguenze sociali ed ambientali delle innovazioni tecnologiche, dell’avanzata delle destre nel mondo e dei movimenti antifascisti che le contrastano, della guerra e delle resistenze dei popoli. Durante il prossimo mese saranno organizzate dai circoli di Sinistra Anticapitalista incontri locali di presentazione dell’iniziativa e di raccolta delle prenotazioni.