Lula ottiene una vittoria storica dopo una svolta spettacolare
Il presidente ha recuperato il ritardo accumulato al primo turno grazie a un’ondata di mobilitazione nelle strade e sui social media, a un’affluenza alle urne in forte aumento e a una riorganizzazione della sua campagna elettorale; il suo nuovo mandato inizia sotto la pressione di un’opposizione rafforzata in Parlamento [redazione di Revista em movimento] ★
➳ La rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva (PT), confermata domenica 25 ottobre, segna una svolta senza precedenti nella storia delle elezioni presidenziali brasiliane. Dopo aver chiuso il primo turno dietro a Flávio Bolsonaro (PL), il presidente ha ottenuto il 51,78% dei voti espressi, contro il 48,22% del suo avversario, secondo i risultati pubblicati dalla stampa brasiliana. Questa vittoria assicura a Lula un quarto mandato presidenziale ed è stata ottenuta in un contesto elettorale caratterizzato dalla polarizzazione politica, dalla mobilitazione popolare e dall’intensificarsi della battaglia sui social media. Questo risultato non è attribuibile a un unico fattore. La reazione dello schieramento progressista nella fase finale della campagna, l’aumento dell’affluenza alle urne, la riorganizzazione delle strategie elettorali e la capacità di mobilitare gli elettori preoccupati all’idea di una nuova presidenza della famiglia Bolsonaro hanno contribuito a ribaltare il vantaggio acquisito dall’estrema destra al primo turno.
Questa vittoria, tuttavia, non elimina le contraddizioni politiche del Paese. Sebbene Lula sia riuscito a raccogliere voti sufficienti per vincere le elezioni nazionali, il Congresso eletto rimane in maggioranza conservatore, il che costituirà un ostacolo all’adozione di misure sociali, economiche e ambientali, nonché all’attuazione di parte del programma sostenuto dal presidente.
La reazione nelle piazze e sui social media ha ribaltato la situazione
La mobilitazione sociale è stata una delle principali forze trainanti di questa inversione di tendenza. La reazione dei sostenitori di Lula si è intensificata dopo il primo turno, quando una parte della sinistra ha iniziato ad agire con maggiore determinazione per conquistare voti, combattere la disinformazione e impedire la vittoria di Flávio Bolsonaro. Grandi raduni in città come San Paolo e Rio de Janeiro hanno sorpreso persino lo staff della campagna elettorale del PT.
Sui social media, la catena WhatsApp «Exército do Lula», coordinata dal deputato federale André Janones (Rede-MG), è diventata uno dei simboli di questa mobilitazione. L’iniziativa ha riunito circa 11 milioni di partecipanti, secondo l’Agência Pública, e ha puntato sulla diffusione di messaggi e contenuti condivisi direttamente tra gli utenti, ampliando così la portata della campagna oltre i canali ufficiali.
La ricercatrice Raquel Recuero, coordinatrice del laboratorio di ricerca MIDIARS dell’Università Federale di Pelotas (UFPel), ha sottolineato l’importanza di questa dinamica. «Il lavoro meticoloso delle persone all’interno dei propri gruppi e delle proprie reti è molto importante», ha dichiarato all’Agência Pública. La ricercatrice ha inoltre ritenuto che il timore di una vittoria del candidato del PL abbia svolto un ruolo determinante in questo impegno. «Ciò che ha mobilitato le persone è stata l’emozione, la paura di una vittoria di Flávio Bolsonaro [PL]. Non c’è alcun paragone possibile con la campagna del primo turno. È stata una campagna molto più ampia, digitale, che ha raggiunto un numero ben maggiore di persone», ha affermato.
Il movimento digitale si è combinato con la presenza nelle piazze, la partecipazione di leader politici e l’impegno di attivisti, giovani e settori della società civile. La campagna ha inoltre modificato la propria strategia, dando maggiore spazio a portavoce come Camilo Santana e Rafael Fonteles e ponendo maggiormente l’accento sul confronto diretto con Flávio Bolsonaro. Al secondo turno, Lula ha iniziato a porre l’accento sui rischi che attribuiva alle proposte economiche del suo avversario, in particolare sui potenziali effetti dei tagli di bilancio sui diritti sociali, sfruttando al contempo il malcontento nei confronti della famiglia Bolsonaro. Questa strategia ha contribuito a trasformare il voto in una mobilitazione che ha superato i confini formali della campagna elettorale.

Meno astensionismo e un aumento dell’affluenza al voto
Un altro elemento importante è stato il calo significativo dell’astensionismo. Il tasso è sceso dal 21,08% del primo turno al 19,22% del secondo, ovvero la percentuale più bassa registrata in un secondo turno presidenziale dal 2006. Quasi tre milioni di persone che non avevano votato al primo turno si sono recate alle urne domenica. Oltre 128,1 milioni di brasiliani hanno votato al secondo turno. Anche i voti bianchi e nulli sono diminuiti: hanno rappresentato il 3,24%, contro il 4,77% del primo turno. Il calo simultaneo dell’astensionismo e dei voti bianchi e nulli ha aumentato il numero di elettori che hanno effettivamente partecipato alla decisione presidenziale. La partecipazione è stata particolarmente elevata negli Stati del Nord-Est. A Bahia, l’astensionismo è sceso dal 19,97% al 16,71%; a Pernambuco, dal 18,17% al 15,18%. Lula si è imposto in entrambi gli Stati con rispettivamente il 71,31% e il 69,2% dei voti espressi. Il calo dell’astensionismo, tuttavia, non si è verificato ovunque: il tasso è aumentato in nove Stati e diminuito in diciotto.
I dati non consentono di attribuire tutti i nuovi voti a un unico schieramento politico. Tuttavia, la coincidenza tra l’aumento dell’affluenza, la mobilitazione nell’ultimo tratto di campagna elettorale e la vittoria di Lula conferma l’importanza della battaglia per portare gli elettori alle urne.
La campagna volta a incoraggiare la partecipazione elettorale ha inoltre incontrato difficoltà concrete. Problemi relativi ai trasporti pubblici in comuni di diversi Stati, nonché forti piogge in alcune regioni, hanno ostacolato gli spostamenti degli elettori. Le urne sono state addirittura prolungate fino alle 19:00 per decisione della magistratura, a seguito di richieste legate a tali difficoltà logistiche.
Lula promette di aumentare la partecipazione popolare
Durante la celebrazione della sua vittoria, sull’Avenida Paulista, a San Paolo, Lula ha riconosciuto l’importanza della mobilitazione sociale e ha ringraziato in modo particolare i giovani, le donne, gli insegnanti e i difensori dei diritti dei lavoratori. «Devo questa vittoria alla gioventù ribelle che si è mobilitata per difendere la democrazia. Devo questa vittoria alle donne che si sono ribellate contro il femminicidio. La devo a chi crede che la fine del sistema di lavoro 6×1 sia un bene per la società brasiliana», ha dichiarato il presidente rieletto.
Il suo discorso ha affrontato i temi che mobilitano il fronte progressista, in particolare la riduzione dell’orario di lavoro, la difesa dell’istruzione pubblica e la lotta contro la violenza sulle donne. Nel riferirsi alla fine del sistema di lavoro 6×1 – sei giorni lavorativi per un solo giorno di riposo –, Lula ha inoltre riconosciuto la rilevanza di una rivendicazione che ha acquisito importanza nel dibattito nazionale grazie all’azione dei movimenti sociali e dei parlamentari, in particolare quelli del PSOL.
l presidente ha promesso cambiamenti nella gestione del governo e una maggiore partecipazione della popolazione alle decisioni. «Posso garantirvi che cambieremo il modo di governare questo Paese. Faremo in modo che il popolo partecipi maggiormente alle nostre decisioni», ha affermato. Ha inoltre annunciato che la comunicazione digitale avrà un ruolo più importante nelle relazioni tra il governo e la società.
Lula si è inoltre espresso a favore della regolamentazione delle piattaforme digitali, sostenendo che le attività di queste aziende debbano essere soggette a regole democratiche. «È stata un’elezione in cui abbiamo dovuto superare l’ingerenza dall’esterno verso l’interno attraverso le piattaforme digitali; dovremo quindi regolamentarle», ha dichiarato, secondo quanto riportato dall’Agência Brasil.
Questa dichiarazione mette in luce una delle sfide del prossimo mandato: combattere la diffusione della disinformazione e discutere della responsabilità delle grandi aziende tecnologiche senza compromettere la libertà di espressione e il dibattito pubblico.

Un quarto mandato sotto la pressione di un Congresso più a destra
La vittoria alle urne non si traduce automaticamente in forza parlamentare. Lula inizierà il suo nuovo mandato di fronte a un Congresso ancora più orientato a destra, dato che il PL ha rafforzato la propria presenza alla Camera dei deputati e al Senato. Il PL ha conquistato 23 seggi in più alla Camera e 13 al Senato rispetto alla composizione precedente. Il PT, il PSOL e il PCdoB hanno mantenuto i propri seggi o registrato un moderato aumento.
Questa nuova configurazione rischia di complicare l’adozione di proposte relative all’estensione dei diritti sociali, alla tassazione dei più ricchi, alla tutela dell’ambiente e al rafforzamento dei servizi pubblici. Il governo dovrà inoltre affrontare conflitti in materia di bilancio, emendamenti parlamentari e nomine, nonché la resistenza dei settori conservatori nei confronti delle modifiche alla legislazione sul lavoro e ai diritti delle minoranze.
Il politologo Juliano Corbellini, intervistato dal *Correio do Povo*, ha sintetizzato il problema: «Lula avrà difficoltà a trovare un accordo con questo Congresso e questo Senato, che sembrano mostrare una coesione ideologica di destra più marcata.» L’esperto ha inoltre sottolineato il ruolo del Centrão – quel blocco di partiti privo di una propria linea ideologica che monetizza il proprio sostegno all’esecutivo –, la cui posizione potrebbe rivelarsi decisiva per il margine di manovra del governo.
La vittoria elettorale non pone quindi fine alla lotta politica. Per far approvare le proprie proposte, il governo dovrà negoziare con forze che non condividono integralmente il suo programma e, al contempo, mantenere una base sociale in grado di difendere le misure di interesse popolare.
In questo contesto la mobilitazione che si è espressa al secondo turno potrà avere una importanza che va al di là del quadro delle elezioni: la sfida sarà quella di trasformare l’impegno concentrato sulla campagna in una partecipazione politica continua, capace di esercitare una pressione sul Congresso e di sostenere le rivendicazioni sociali.
Gabriel Adam, esperto di scienze politiche e relazioni internazionali, intervistato a sua volta dal Correio do Povo, ha sottolineato che la mobilitazione popolare può influenzare le decisioni parlamentari. «Quando la popolazione comprende la configurazione dello scontro, ciò che è in gioco, riesce a esercitare una pressione molto forte», ha affermato.
Una vittoria che apre una nuova fase della lotta politica
La rielezione di Lula dimostra che il vantaggio conquistato al primo turno non era irreversibile. La combinazione di una mobilitazione sul campo, di un’organizzazione digitale, di un cambiamento di strategia e di una maggiore affluenza alle urne ha permesso al presidente di recuperare il ritardo iniziale e di conquistare un nuovo mandato.
Questo risultato mette inoltre in evidenza i limiti di un’elezione presidenziale slegata dalla composizione del potere legislativo. La sinistra ha vinto le elezioni nazionali, ma dovrà affrontare un’opposizione parlamentare rafforzata e una società che rimane politicamente divisa.
Il prossimo mandato sarà quindi caratterizzato da una duplice esigenza: trasformare gli impegni assunti durante la campagna in politiche concrete e preservare la capacità di mobilitazione che ha contribuito a ribaltare la tendenza elettorale. La forza dimostrata nelle piazze e sui social network costituirà un importante vantaggio politico, ma la sua influenza dipenderà dalla sostenibilità dell’organizzazione popolare e dalla capacità di convertire il sostegno sociale in progressi concreti.
Pubblicato il 26 ottobre 2026 dalla redazione di Esquerda em Movimento,