Paludi avvelenate e predatori feroci
Considerazioni sparse di ferragosto
di Franco Turigliatto
Nella torrida estate in cui la crisi climatica mostra i suoi micidiali effetti in tutta l’Europa e pretende una svolta profonda sul piano economico e nell’organizzazione della vita sociale e delle città, restiamo immersi, a livello internazionale e nazionale, dentro nauseabonde paludi infestate da predatori feroci, senza che si riesca a capire per ora come e quando sia possibile uscirne.
Tutte le contraddizioni del sistema economico capitalista con le sue oppressioni e violenze, lo scontro tra gli imperialismi, lo sfruttamento degli esseri umani e della natura, le guerre per il controllo delle risorse e dei commerci, il deterioramento e il rigetto delle regole della democrazia e dei diritti, sono oggi presenti. E come in ogni epoca di crisi di civiltà e nelle vicende storiche del secolo passato, le classi dominanti producono anche le ideologie di dominio, colonialismo, razzismo e patriarcali, nonché le personalità fanatiche che “meglio” le rappresentano: Trump, Musk, Netanyahu, Putin, Farage, Milei, Le Pen, l’AfD tedesco, gli ayattolah, l’elenco sarebbe lungo, e, per restare in Italia, in versione per ora tragicomica, Salvini, Vannacci e Meloni, non sono figure fuoriuscite per caso dalla storia, pecore nere fuori controllo, ma degli autentici prodotti del tempo a cui le borghesie guardano con attenzione e di cui già si servono nello scontro di classe.[1]
Le guerre e le oppressioni
Continua in un silenzio drammatico il genocidio dei palestinesi da parte del governo sionista israeliano a Gaza e sempre più anche in Cisgiordania; si sviluppano le sue operazioni militari e stragiste ormai in profondità nel Libano nell’ambito del progetto del Grande Israele e di una posizione coloniale dominante in tutto il Medio Oriente, La guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran, si allarga ed si estende ogni giorno al d là dei proclama di “fine del conflitto” che, un giorno si e un giorno no, arrivano da Washington. Le ripercussioni sul sistema mondo, sull’economia mondiale sono enormi e non pesano certo sulle compagnie petrolifere che anzi hanno aumentato i loro profitti, ma sulle condizioni di vita e di sopravvivenza delle classi popolari e dei paesi più deboli. Ma anche in Africa l’immane tragedia del Sudan continua e i conflitti militari si moltiplicano ed altri conflitti si manifestano in Asia. Davvero un mondo sempre più in fiamme.
In Europa, la guerra in Ucraina continua implacabile; ormai siamo a 4 anni e mezzo dall’aggressione del neozarismo russo del febbraio 2022; la fine della guerra non si vede, ma anzi lo scontro si estende ogni giorno. Mosca bombarda incessantemente le città ucraine ed ora anche Kiev, sempre più anche potenza militare, è in grado di colpire in territorio russo. Difficile credere, come si fa dalle due parti che qualcuno possa vincere, o che si possa conquistare “una pace giusta”, formula che serve ormai solo a continuare la guerra e a produrre più armi quando le realtà sociali dei due paesi sono sempre più in sofferenza, se pure ancora in forme diseguali.[2] Forse la “pace giusta” per i due paesi è proprio quella che si può produrre solo con un “compromesso imperfetto”, che liberi le due società dal nodo scorsoio della guerra.
Solo che le classi dominanti in Europa stanno lavorando in altra direzione. Per i loro governi la guerra può anche continuare perché è la condizione migliore per avanzare nel progetto di riarmo dell’Europa capitalista. Costoro sono arrivati alla conclusione che la risposta alle difficoltà delle loro economie sta nello sviluppo ulteriore dell’industria bellica e che questa è una modalità indispensabile per collocarsi nello scontro interimperialista. In primo luogo contro la Russia (molto volte si dimenticano che la Russia è parte dell’Europa), poi in contrasto con la Cina, ma poi anche in alleanza conflittuale con l’alleato statunitense nella Nato.
La mistificazione della corsa al riarmo e sui migranti
L’operazione ha bisogno di tante mistificazioni e di una ideologia tanto volgare quanto totalizzante attingendo al peggio della storia dell’umanità: “Se vuoi la pace, devi preparare la guerra”, quasi che la storia secolare del continente non indichi che questa sia la strada più breve per produrre atroci conflitti. E come sempre è avvenuto, fior fiore di intellettuali si prestano a sposare la causa del riarmo.
Bisognerà spendere molti soldi per fare i missili, il costo dovrà pesare sulle spalle delle classi lavoratrici popolari; bisogna quindi sviare la consapevolezza e la rabbia di costoro in altra direzione: nazionalismo e razzismo sono moneta a buon mercato e cosa c’è di meglio di una stantia ideologia razzista contro i migranti, contro gli “invasori” che minacciano la nostra civiltà bianca, patriarcale, cristiana e securitaria, anzi poliziesca. Si legga utilmente: https://transform-italia.it/delle-guerre-ibride-dal-kosovo-a-ceuta/
Il massimo di viltà, arroganza, violenza e crudeltà di fronte alla sofferenza dei giovani e dei giovanissimi migranti marocchini, i governi e i media europei lo hanno infatti espresso nella vicenda di Ceuta. Rimandiamo al testo delle nostre compagne e compagni di Anticapitalistas che tratteggia le responsabilità di tutti i governi europei e di quello marocchino e la crudeltà delle frontiere.
E nella gara per il peggiore, Meloni e il suo governo hanno finalmente potuto primeggiare su tutti i paesi d’Europa, scontrandosi con il governo spagnolo e scuotendo un poco il trattato di Schengen. E’ il terreno prediletto delle destre italiane su cui da sempre lavorano, trovando ora nuove alleanze (vedasi la convergenza tra Meloni e la socialdemocratica (socialdemocratica?) danese e una maggiore corrispondenza con la commissione europea sempre più a destra. La democrazia liberale e le costituzioni democratiche e dei diritti del secondo dopoguerra vengono erose un passo dopo l’altro. Vedasi: https://anticapitalista.org/2026/08/11/controrivoluzione-moderna-e-fascismo/
Il nero governo
Questo governo di anime nere, dopo la sconfitta referendaria, grazie a una debole opposizione ha ripreso vigore e iniziativa, avanza sul terreno dell’autonomia differenziata, e soprattutto agisce sui due terreni che considera più favorevoli per ottenere consensi e sostegno, l’ordine pubblico e la repressione contro i movimenti sociali e i giovani che si rivoltano alla ipocrisia, falsità e violenza del potere (vedi la Valle di Susa) da una parte e dall’altra contro “l’invasione” dei migranti. Si legga l’articolo di Marco Revelli.
Un governo negazionista del riscaldamento climatico, incapace di prendere qualsiasi misura di fronte alla terribile canicola che colpisce i più deboli, gli anziani e alle periferie delle città che bruciano, incapace anche sul piano economico di intervenire efficacemente sul costo dei prodotti energetici, insensibile agli omicidi quotidiani sui luoghi di lavoro (anzi sta preparando una modifica legislativa che libera le aziende madri da ogni responsabilità per gli incidenti) riesce in questo modo a mantenere consensi e sostegno. Gli esponenti governativi e i loro tirapiedi dei media straparlano come folli, ma è purtroppo anche una follia la quantità di persone, tra cui molti lavoratori, che corrono dietro ai loro falsi bersagli. E’ un comportamento “perverso” conosciuto anche in altri tempi: Trotsky la definiva “disperazione controrivoluzionaria”, altri oggi parlano di una estrema destra che sta vincendo la battaglia per la leadership della frustrazione verso una radicalizzazione reazionaria».
In ogni caso si avvicina il tempo della legge di bilancio e sarà più difficile per Meloni mantenere alcune regalie ai settori di media e piccola borghesia, anche perché bisognerà tagliare su pensioni, spesa sociale, assistenza, per garantire il forsennato aumento verso il 5% del PIL della spesa militare come Trump, Nato ed UE chiedono. Scrive il Manifesto “Il governo Meloni usa la flessibilità di bilancio per mascherare un enorme aumento della spesa militare e una transizione energetica fasulla, presentandola come risposta alla crisi, mentre i cittadini pagano i rincari e l’austerità”. Una cambiale da 35 miliardi. Complessivamente: per il clima 9,3 miliardi in sei anni, per la guerra 498 in nove per arrivare al 5% del Pil. Brevi articoli ci informano poi che le banche, con in testa Banca Intesa, denunciano un primo semestre di ricavi e di profitti senza precedenti.
Il fronte largo e le sue impasse
Sembrerebbe difficile, ma non impossibile, in questo contesto, costruire una forte opposizione sociale e politica, ma ad oggi sembra che i due principali partiti di opposizione parlamentare Pd e M5S non ne siano capaci, balbettano e si dividono al di là di qualche foto unitaria, pensando solo alle “primarie”.
La realtà è che non sono capaci, né vogliono contribuire a mettere in piedi un forte mobilitazione sociale e neppure sono capaci e soprattutto non vogliono produrre una piattaforma programmatica fortemente alternativa, radicale nei contenuti sociali ed economici, quindi una piattaforma decisamente antiliberista, magari con qualche punta anticapitalista, che non farebbe male. E neppure sono in grado di dire unitariamente un NO al riarmo.
Non vogliono e neanche ci pensano di fare quello che stanno facendo alcuni esponenti della sinistra del Partito democratico americano che hanno varato programmi sociali antiliberisti, attrattivi per ampi settori popolari e quindi efficaci per tagliare l’erba sotto i piedi ai trumpiani.
Il fatto è che le forze politiche social liberiste che hanno governato gran parte dei paesi occidentali negli ultimi 30 anni sono incapaci di trarre la lezione di venti anni di politiche liberiste e di austerità, che hanno rimpolpato i profitti a scapito di salari e pensioni producendo malcontento, e demoralizzazione sociale, aprendo per questa via le porte alla demagogia reazionaria delle destre. E Conte e la Schlein, per non parlate delle componenti più moderate del suo partito, restano del tutto interni a questa logica politica. Non lasciano dubbi nelle loro interviste sui giornali. Vorrebbero costruire l’alternativa alle destre direttamente insieme alla borghesia democratica, che naturalmente si tiene stretti i suoi interessi economici ed è tirata a destra dalle dinamiche internazionali.
Per di più dentro e intorno al campo largo si affollano arrivisti, politicanti, servitori più o meno diretti di qualche settore borghese e le correnti politiche del “centro estremo”, che lavorano attivamente per condizionarne in senso moderato le piattaforme politiche e poi ancora di più le scelte concrete prima e dopo le elezioni. AVS avrà assai da fare e penare per cercare di cavare fuori qualcosa di realmente di sinistra, anche se qualche buona parola forse le sarà data nella stesura finale del programma per evidenti ragioni tattiche.
Per altro tutti questi partiti e soggetti sono assai passivi di fronte alla nuova proposta di legge elettorale che come le altre ultime due, con cui per altro si è votato, appare decisamente antidemocratica e anticostituzionale. Non si può combattere la proposta di legge delle destre, difendendo l’attuale legge per altro bocciata dalla Corte Costituzionale. Una vera proposta di legge democratica proporzionale, sembra non venire in mente a nessuno, fosse anche solo per propaganda.
Davvero pericolose queste scelte e queste inadeguatezze di PD e 5S che rischiano di produrre una nuova vittoria elettorale delle estreme destre, un evento che andrebbe assolutamente evitato, estremamente pericoloso perché un nuovo mandato popolare permetterebbe a costoro di portare a termine il loro progetto di restaurazione istituzionale, politica ed ideologica, compreso lo stravolgimento completo delle istituzioni democratiche della Costituzione e una involuzione autoritaria del paese dalle conseguenze oggi difficilmente individuabili, di certo estremamente gravi per il futuro delle classi lavoratrici.
Verso l’autunno
Anche il quadro sindacale lascia perplessi.
Da tempo la Cisl si è affiancata al governo e la UIL, a partire dall’autunno delle grandi manifestazioni contro il genocidio a Gaza, anche. La CGIL è stata parte dei movimenti, debole nella costruzione della mobilitazione contro la finanziaria e successivamente incapace e in difficoltà nel dare continuità alla lotta sociale e sindacale e quindi anche di opposizione a questo governo reazionario dei padroni.
All’improvviso a luglio ci troviamo con una ritrovata unità delle 3 Confederazioni che si esprime in una trattativa con la Confindustria e le altre associazioni padronali collegate, in cui hanno deciso di arrivare a breve in autunno a definire comuni regole per la rappresentanza e la gestione dei contratti.
C’è da mettersi le mani nei capelli e da nutrire preoccupazione su come questa storia andrà a finire. Nella CGIL l’adesione a questo percorso vede l’opposizione della sola corrente di sinistra “Le radici del sindacato” mentre tutto il resto del gruppo dirigente comincia a litigarsi invece sugli assetti degli apparati per il prossimo congresso! Certo la CGIL proporrà una mobilitazione sociale, prevista per la fine di ottobre, di sabato; non è chiaro quale sarà la lotta rivendicativa vera e propria. Ci sarà forse il tradizionale e simbolico sciopero generale in dicembre sulla finanziaria a giochi fatti. Si vedrà. Sembra tutto orchestrato solo per sostenere il campo largo, ma forse, ed è peggio ancora, questa architettura è costruita pensando che di certo il centro sinistra vincerà le elezioni!?
Per la nostra organizzazione i compiti sono abbastanza semplici e chiari. Lavoriamo con movimenti e partiti per costruire la mobilitazione sociale e di lotta contro le politiche capitaliste, contro le misure del governo, per la difesa dei diritti, dei salari, della occupazione contro le politiche di guerra e contro il riarmo e le spese militari, contro il razzismo il nazionalismo, il patriarcato. Condividiamo il piano di lavoro espresso dalla Rete No Kings nella assemblea di Genova. E parteciperemo alla nuova assemblea del 4 ottobre. In particolare sosteniamo le giornate europee contro il riarmo. E poi naturalmente ci sarà la lotta contro la finanziaria del governo.
Più che mai si tratta di tenere insieme rivendicazioni sociali ed economiche con quelle per i diritti, per la partecipazione democratica, per l’unità di tutte/i le/gli sfruttate/i ed oppresse/i, per l’unità di chi è nato e vive da sempre nel paese e chi migrante lo ha raggiunto.
In preparazione dell’autunno di lotta auspicato diamo appuntamento alla nostra terza Università estiva, un momento di socialità e di dibattito, con cui certo non cambiamo il mondo, ma in cui proviamo a fornire a un centinaio di militanti ed attivisti alcuni strumenti di comprensione e di intervento politico e sociale.
Venite anche voi. Vi troverete bene, ecco il programma.
Note
[1] Di fronte ai governi borghesi democratici dell’Europa che vedevano in Hitler una specie di “imprevedibile Satana, proiettato fuori dall’inferno” nel maggio 1940 Trotsky scriveva. “Questo epilettico tedesco con una macchina calcolatrice nel cranio e un potere illimitato nelle sue mani non giunge dall’interno né dal cielo. Non è che la personificazione di tutte le forze di distruzione dell’imperialismo.” Trump, Musk e il loro “assurdo” entourage non sono altro che il prodotto delle contraddizioni e del relativo declino dell’imperialismo americano in questa fase storica. Anche loro hanno un potere distruttivo immenso.
[2] Significativo della situazione russa è il fatto che il regime, per evidente paura, abbia escluso dalle elezioni l’unica formazione che si oppone alla guerra in corso e ne chiede l’immediata cessazione; significativo nella situazione ucraina sono i sempre più numerosi episodi in cui i giovani cercano di sfuggire alla leva e la volontà dei governi occidentali di far decadere la condizione di rifugiato ai giovani ucraini emigrati in età di arruolamento per costringerli a ritornare in patria.