Risoluzione del Comitato politico nazionale di Sinistra Anticapitalista

3 settembre 2022

1. Le elezioni del 25 settembre segneranno, al di là del risultato, un ulteriore cambio di fase nello scenario politico italiano. Quel che è certo, infatti, è l’indirizzo liberistico e capitalistico delle principali forze che si contendono il governo del paese. Tutte queste forze, dalla destra al centrosinistra, così come negli ultimi cinque anni il M5s, hanno governato con l’obiettivo di accreditarsi come i principali gestori delle volontà della borghesia e del capitale. Tutte hanno lavorato e stanno lavorando per svilire e distruggere progressivamente tutti i diritti sociali conquistati dal movimento operaio nel secondo dopoguerra e in particolare nelle grandi lotte degli anni 60-70, aggravando così le condizioni di vita delle classi lavoratrici e delle masse popolari.

Non è un caso che in uno dei momenti più difficili e drammatico che ha visto l’intrecciarsi della crisi economica, della crisi pandemica e della crisi ambientale, queste forze si siano unite nel governo di “unità nazionale” di Mario Draghi che si era posto l’obiettivo di uscire dalla crisi promuovendo i profitti capitalisti rinunciando ad un forte e necessario rilancio di tutto ciò che è pubblico, a partire della sanità e della scuola. L’unità si è poi espressa, dopo l’invasione della Russia in Ucraina e l’acutizzarsi della crisi internazionale, con l’appiattimento sulle posizioni filoatlantiche, anche se non priva di tensioni e contraddizioni tra le diverse forze borghesi.

È così che nella campagna elettorale i contenuti sono messi in secondo piano e dove prevalgono gli slogan, le proposte ingannevoli volte a mietere consensi verso i settori sociali di riferimento tradizionali. Lo fa la destra con la proposta della Flat tax, così come il Partito Democratico che, alfiere dell’agenda Draghi e Cottarelli, propone un illusorio mese di stipendio in più e dieci miliardi in più per la scuola nei prossimi cinque anni. Tutto ciò viene propagandato, sebbene il Pd sia stata la forza più governativa negli ultimi vent’anni. Occorre, però, ribadire e ricordare che i democratici sono stati tra i principali responsabili nel distruggere quelle “rigidità” che impedivano il pieno comando e la gestione della crisi forza-lavoro, alfieri della precarietà, promotori del Jobs act, con l’abolizione dell’art.18 dello Statuto dei Lavorati, i principali demolitori della scuola pubblica, dopo la Gelmini, con l’introduzione della “Buona scuola” e con la resa obbligatoria dell’alternanza scuola lavoro istituita dal governo Berlusconi e dalla ministra Moratti.

2. La classe lavoratrice non è protagonista: il palco del meeting di Comunione e Liberazione ha fatto emergere questo quadro di fragile “unità” dove tutti comunque cercano di apparire come i più affidabili e soprattutto ha reso visibile quella che è nei fatti la più “brutta campagna elettorale” della storia repubblicana. Lo è perché manca un soggetto fondamentale, la classe lavoratrice così come il movimento operaio nelle sue diverse articolazioni. Non è protagonista sul piano politico, per la mancanza di una forza di sinistra ben radicata in grado di difenderne gli interessi, ma non lo è nemmeno dal punto di vista sindacale, in un contesto in cui i rapporti di forza sono sempre più deteriorati anche di fronte all’inefficacia dell’azione sindacale degli apparati, da molti anni totalmente subalterni alle politiche liberiste governative. La candidatura di Susanna Camusso nelle fila del PD, a quanto pare concordata con la segreteria nazionale della Cgil, mostra ancora una volta il carattere subalterno della burocrazia del principale sindacato italiano a questo campo politico. Il prossimo Congresso della CGIL, dove è stato presentato il Documento congressuale alternativo “Le radici del sindacato”, potrà essere una occasione per discutere nelle assemblee di base sui luoghi di lavoro con le lavoratrici e i lavoratori sulla necessità di costruire un sindacato con un punto di vista di classe e indipendente dalle formazioni politiche borghesi.

3. Grandi assenti nella campagna sono anche quei movimenti che nel corso degli anni hanno posto al centro la grave crisi climatica che attraversa il pianeta; così come il movimento delle donne, mentre è quasi del tutto scomparso il tema dei diritti dei migranti; anzi le principali forze politiche fanno a gara su chi è più duro ed efficace nei respingimenti.

4. Battere le destre: crescita della povertà, aumento delle diseguaglianze, assenza di un movimento operaio, costituiscono il clima più favorevole alla crescita della destra più reazionaria e i fascismi nelle loro diverse articolazioni. In particolare, ci deve allarmare ma non stupire l’esponenziale crescita di una forza come Fratelli d’Italia che nel 2018 aveva il 4% e che ora, secondo i sondaggi, è accreditata come la prima forza del paese.

Ci deve allarmare, perché una vittoria di queste forze e de loro governo, non potrà che comportare nuove terribili difficoltà per le classi lavoratrici e delle masse popolari, a partire dai settori più deboli, in particolare i migranti, le donne, i poveri i disoccupati, così come ad un inasprirsi dell’omofobia.

Un governo a guida Fratelli d’Italia a 100 anni dalla marcia su Roma susciterà le peggiori dinamiche, si moltiplicheranno i casi come quello di Civitanova Marche e ogni sorte di sopraffazione poliziesca, fascista e razzista troverà spazio e consenso.

Siccome, d’altro canto, non c’è limite al peggio, sono pronte altre forze come Italexit che ha a il suo interno esponenti di Casa Pound a soffiare sul fuoco ed a cercare di infiammare le piazze su un piano “falsamente sociale”, con lo scopo di colpire le mobilitazioni di autunno, dividendo i lavoratori e trovando il solito “falso nemico”.

Questa crescita, non deve, tuttavia stupire, perché essa è figlia delle politiche liberiste e capitaliste, così come della logica del “minor male”, promossa in prima linea dal Pd, ma avallata anche da una forza come Sinistra Italiana. Rinviando sistematicamente ad un domani che non ci sarà mai le politiche di emancipazione, questa logica ha disarmato nel corso degli anni, provocando sempre più disillusione, quel corpo sociale che votava a sinistra. Non a caso l’astensionismo cresce di più soprattutto tra le classi popolari.

5. Rilanciare la lotta antifascista: è sempre, quindi, più urgente rilanciare la lotta antifascista e contro le destre più reazionarie e omofobe. Occorre, tuttavia, disfarsi dell’idea, spesso confortante ma impotente, propagandata oggi da giornali “borghesi” democratici come la Repubblica e la Stampa, che sarebbe sufficiente opporre a FdI i valori repubblicani e costituzionali, nei fatti già smentiti dalle politiche concrete di quelle forze democratiche e sedicenti progressiste che hanno smantellato le conquiste sociali e democratiche, banalizzato e spesso avallato le politiche razziste (pensiamo al decreto Minniti) e in questo modo favorito proprio l’affermarsi dell’estrema destra.

Per questo pensiamo che l’antifascismo non possa situarsi su un terreno strettamente difensivo e debba costruirsi invece nel favorire la costruzione in forme militanti di un movimento capace di mettere fine alle politiche neoliberali e capitaliste, autoritarie e razziste, di porre al centro politiche sociali capaci di rispondere ai bisogni immediati delle classi popolari in un’ipotesi di rottura con l’organizzazione capitalista della produzione e dell’intero sistema economico e sociale.

6. Crisi della democrazia borghese: l’intrecciarsi delle crisi, il dramma sociale che esse producono e la possibilità assai concreta che le destre reazionarie arrivino al governo del paese mettono in luce anche un altro aspetto della realtà attuale del sistema capitalista e delle politiche borghesi, il profondo deterioramento della democrazia parlamentare e il progressivo moltiplicarsi dei fenomeni autoritari che mirano ad un rafforzamento del potere esecutivo e ad uno svilimento della rappresentanza popolare. Il fenomeno dell’astensionismo, sempre più in crescita, è la dimostrazione che le istituzioni democratiche non vengono più percepite da gran parte delle classi popolari capaci di risolvere i reali problemi della società.

7. Centralità della mobilitazione sociale e indicazione di voto ad Unione Popolare: Sinistra Anticapitalista non trascura la campagna elettorale. La precipitazione degli eventi ha portato alla costruzione una lista come Unione Popolare, di cui abbiamo descritto i limiti e le contraddizioni nel testo approvato da questo Comitato Politico nazionale lo scorso 1° agosto, ma che comunque ha dimostrato nel corso della raccolta firme forti capacità di mobilitazione che devono essere valorizzate anche in vista delle mobilitazioni d’autunno. Sinistra Anticapitalista esprime il proprio sostegno e, invita a votare Unione popolare, attraverso la costruzione di una campagna specifica caratterizzata da contenuti anticapitalisti, ecosocialisti, femministi ed antirazzisti, per contribuire alla lotta contro le destre reazionarie, il PD filoliberista e i moderaticentristi, ma anche contro il M5S del tutto interno alle logiche capitaliste e chiarendo il ruolo subalterno e negativo di quelle forze di sinistra che partecipano alla coalizione del PD.

8. Il voto è utile, ma non sufficiente. Occorre sin da subito porsi la necessità di costruire un secondo turno, quello delle lotte e delle mobilitazioni. Per noi la battaglia elettorale si intreccia infatti fin da subito con quella sociale. Siamo, infatti, chiamati come forze di classe a una battaglia politica molto difficile, politica e anche strategica; ci confrontiamo con tutte le contraddizioni e le malefatte del sistema capitalista, dobbiamo combattere le scelte liberiste oggi in atto delle classi dominanti, ma queste scelte oggi non sono casuali, ma conseguenziali e strutturali al sistema stesso. Non ci possono essere illusioni sul “ritorno” a un capitalismo più umano; le dure leggi di questo sistema del profitto, della concorrenza e della proprietà privata devono essere messe in discussione per strappare condizioni migliori per le classi subalterne.  

9. Poniamo al centro del nostro intervento la necessità di favorire la mobilitazione, la convergenza e l’insorgenza contro le politiche dei padroni e delle forze borghesi. Di fronte a nuovi foschi scenari sempre più drammatici fondamentale e decisiva sarà la lotta e l’insorgenza sociale e la loro capacità di trasformarsi in autoorganizzazione di classe. Un vero cambiamento potrà venire solo dal rilancio di un processo di lotta di massa dentro una prospettiva anticapitalista che rimetta in discussione questo sistema insopportabile per l’umanità sul piano ambientale, sanitario, economico, sociale e del lavoro.

10. Invitiamo a lavorare per la costruzione e la riuscita dello sciopero lanciato dai Fridays for future del 23 settembre, delle manifestazioni dell’8 e 9 ottobre ad un anno dall’assalto fascista alla sede nazionale della Cgil, così della manifestazione lanciata dalla GKN del 22 ottobre a Bologna, mobilitazione che vedrà anche il consolidarsi della convergenza, data che potrebbe essere utile anche per i settori sindacali più combattivi, a partire dai sindacati di base. E sosteniamo pienamente la manifestazione che si svolge oggi a Trieste dei lavoratori della Wartisla contro la delocalizzazione della fabbrica.

Un altro appuntamento importante sarà l’assemblea nazionale delle convergenze che si terrà a Roma il 1° ottobre, momento di discussione in cui verrà posto in discussione il nuovo quadro politico e sociale e il tentativo di costruire una mobilitazione nazionale contro la guerra, la crisi climatica e sociale.

11. La nostra campagna d’autunno: l’impegno unitario, le convergenze, i vari percorsi unitari rischiano di essere lettera morta, se non riusciamo a rafforzare la nostra organizzazione Per questo saremo impegnati in tutti i nostri circoli a costruire una nostra campagna di massa sulla patrimoniale e sulla necessità di far pagare le tasse ai ricchi e ai capitalisti per redistribuzione della ricchezza con una chiara impronta anticapitalista. Si tratta di una campagna fondamentale anche per riporre al centro la questione salariale, nel momento in cui tutte le soluzioni vengono poste in chiave liberista e capitalista, con la destra che pone al centro la flat tax strizzando l’occhio alle media e alta borghesia e con il centrosinistra, moderati e M5S che lottano per trovare la modalità attraverso cui defiscalizzare le medie e grandi imprese illudendosi così di rilanciare l’economia.

12. Lavoriamo alla costruzione di una campagna unitaria con tutte le forze sociali e politiche disponibili contro il carovita e il carobollette: la crisi economica prodotta dalla gestione della pandemia e dalla guerra, stanno avendo enormi riflessi sulla questione energetica e ambientale. Da un lato la spinta ad aumentare l’utilizzo di fonti fossili come il carbone, dall’altro la ricaduta sulla classe con i costi delle bollette che diventano insostenibili. Di fronte alla nascita in Europa di movimenti di mobilitazione contro il caro bollette si ritiene utile svilupparne anche in Italia come ulteriore strumento di insorgenza complessiva.

13. Nell’articolare sui territori e sui luoghi di lavoro le campagne di autunno porremo al centro la necessità di costruire una mobilitazione per la reintroduzione della scala mobile dei salari, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; la necessità dell’intervento pubblico e le nazionalizzazioni sotto controllo delle lavoratrici e dei lavoratori per impedire le, delocalizzazioni; l’abolizione del Jobs Act e delle altre leggi che hanno introdotto il precariato; ripristino dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori e delle lavoratrici; l’abrogazione della legge Fornero; il ripristino del sistema previdenziale retributivo (60 anni di età o 40 anni di contributi); la lotta alla precarietà e la flessibilità per la sicurezza sui posti di lavoro forti assunzioni di personale per garantire controlli e ispezioni in tutti i settori a partire da quelli edile e industriale per riuscire a interrompere la terribile e interminabile strage delle lavoratrici e dei lavoratori sui posti di lavoro e in itinere.

14. Chiediamo ai circoli uno sforzo eccezionale nel costruire la nostra campagna e le iniziative di convergenza sui territori. In un autunno che si presenterà drammatico per le classi lavoratrici e per le classi popolari è più che mai necessario rafforzare e rendere credibile la costruzione di un punto di vista di classe, anticapitalista, femminista ed ecosocialista nel corso delle mobilitazioni, strumento indispensabile anche per favorire processi unitari di convergenza politica e fare passi avanti nella costruzione di una forza anticapitalista capace di conquistare una influenza di massa tra le lavoratrici e i lavoratori.

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