Elezioni politiche, l’ordine del giorno del Comitato Politico Nazionale  

Il testo approvato a maggioranza l’1 Agosto 2022

1. Fin dalla primavera scorsa, la nostra organizzazione, nel quadro della centralità della costruzione dei movimenti sociali e nella lotta al governo Draghi, il governo dell’unità nazionale della borghesia contro la classe lavoratrici, aveva seguito con attenzione tutti i processi e le discussioni tra le forze politiche della sinistra radicale che si pongono il compito della costruzione di una alternativa politica sociale, rivolti a dare vita anche nelle elezioni politiche a una proposta alternativa e di classe.  

Consideravamo e consideriamo importante che il campo politico delle elezioni non venga lasciato libero alle sole forze borghesi, nelle loro diverse versioni, tutte quante lontane ed anzi opposte agli interessi delle classi popolari.  

Per questo avevamo seguito con interesse ed interlocuzione, pur non essendo stati coinvolti dai protagonisti, il processo della costituzione dell’alleanza tra Potere al Popolo, Rifondazione, il movimento di De Magistris e il gruppo parlamentare di ManifestA che è sfociato nell’Assemblea romana del 9 luglio dando origine all’Unione Popolare.  

Il Comitato Politico Nazionale di Sinistra Anticapitalista del 18 luglio, aveva espresso “un giudizio positivo sul percorso in atto e una volontà di contributo e di partecipazione da parte della nostra organizzazione, per verificare appieno le possibilità di convergenza e di impegno politico organizzativo” nella sottolineatura e nell’attesa che fosse agita dai promotori “la massima apertura e il coinvolgimento di molte altre forze politiche e sociali, strumenti essenziali perché il progetto fosse politicamente credibile ed anche potenzialmente capace di captare consensi”; centrale per noi era la costruzione di assemblee locali larghe.  

2. Pochi giorni dopo ci siamo però trovati davanti a uno scenario politico ed organizzativo completamente diverso. Il progetto di costruire un’alternativa dal chiaro segno distintivo sociale e democratico di classe, con contenuti e perimetro dei partecipanti coerenti con questa essenziale ragione sociale, si è trasformato in breve tempo nella proposta di costruzione di un presunto terzo polo, del tutto indistinto, di cui il M5S sarebbe stato il soggetto principale.  

Nessun tipo di alleanza elettorale è possibile con questo partito. L’Unione popolare per non cambiare di segno politico e di classe doveva e deve essere alternativa, sia dal punto di vista sociale che da quello elettorale, a tutte le forze che in forme diverse rappresentano e curano gli interessi della borghesia, quelle della destra e dell’estrema destra, reazionarie e xenofobe ovviamente, il Pd draghiano e filoatlantico e le varie lobby centriste borghesi, ma non meno il M5S per quello che è e per quello che ha fatto in questi 4 anni in cui è stato al governo, compreso ancora in questi giorni.  

3. Questa scelta politica, gestita con insistenza e determinazione dalla direzione dell’Unione Popolare ha cambiato la ragione sociale del progetto iniziale e non può che vederci in totale contrasto.  

Poco importa che fino ad oggi le risposte della direzione del M5S siano state negative; il danno politico è stato fatto e indica che il pensiero e l’orientamento di marcia delle direzioni delle 4 forze dell’UP, segue una direzione molto diversa da quella di classe che noi riteniamo necessaria. |Anche in questi giorni cruciali in cui si è aperta la fase della costruzione delle liste il doppio binario tra impegno organizzativo dell’UP e la proposta al M5S continua con interviste sui giornali e con le conseguenti interlocuzioni politiche.  

Non stupisce che tutto questo abbia comportato il venir meno di una reale proposta pubblica di allargamento e di coinvolgimento di altre forze con una verticalizzazione completa delle decisioni in seno alle 4 forze costituenti. La precipitazione degli eventi, certo reale, che viene addotta da alcuni dei dirigenti come la causa di questa verticalizzazione, non impediva affatto di operare degli atti simbolici e pochi atti materiali che esprimessero però la volontà di costruire un progetto largo. Ma tutto ciò risulta impossibile se contemporaneamente si punta a costruire il fantomatico ed ambiguo “terzo polo” a trazione Conte.  

4. Nel caso in cui si configurasse questa ipotesi negativa non possiamo che affermare la nostra opposizione e un forte contrasto politico che svilupperemo nella campagna politica che condurremo nella prossima fase.  

Nel caso invece in cui, non tanto per meriti propri, ma per scelta di altri, l’Unione Popolare corresse invece da sola, pur nel combinato disposto dell’ambiguità del progetto dei suoi gruppi dirigenti e della campagna che verrà condotta e della gestione politica organizzativa che resta del tutto monopolio dei 4 senza un reale allargamento ad altre forze politiche e sociali, Sinistra Anticapitalista esprimerà un sostegno politico reale ed attivo, se pur delimitato, dando indicazione di voto per la lista nella sua campagna politica specifica.  

E’ questo il nostro impegno per contribuire alla lotta contro le destre reazionarie, il PD filoliberista e gli inguardabili centristi, ma anche contro il M5S del tutto interno alle logiche capitaliste.  

Il CPN conferma inoltre la posizione espressa dalla Direzione di non partecipare alla costruzione di altre liste, molto minoritarie della sinistra, che da alcune parte ci sono state proposte.  

5. Per quanto riguarda l’orientamento politico di fondo, il CPN pone più che mai al centro la piena attenzione dell’organizzazione alle mobilitazioni da costruire da subito e nei prossimi mesi contro le politiche dei padroni e delle forze borghesi e questo sarà anche l’asse della nostra campagna politica elettorale.  

Siamo chiamati come forze di classe a una battaglia politica molto difficile, politica e anche strategica; ci confrontiamo con tutte le contraddizioni e le malefatte del sistema capitalista, dobbiamo combattere le scelte liberiste oggi in atto delle classi dominanti, ma queste scelte oggi non sono casuali, ma conseguenziali e strutturali al sistema stesso. Non ci possono essere illusioni sul “ritorno” a un capitalismo più umano; le dure leggi di questo sistema del profitto, della concorrenza e della proprietà privata devono essere messe in discussione per strappare condizioni migliori per le classi subalterne.  

Per farcela, tutto è utile ed anche il voto certo, ma è fondamentale e decisivo la lotta e la ribellione sociale capaci di trasformarsi in autoorganizzazione di classe. Un vero cambiamento potrà venire solo dal rilancio di un processo di lotta di massa dentro una prospettiva anticapitalista che rimetta in discussione questo sistema insopportabile per l’umanità sul piano ambientale, sanitario, economico, sociale e del lavoro.  

Una campagna elettorale deve avere più tonalità e deve saper parlare anche a livelli di coscienza oggi molto bassi e confusi, ma questa prospettiva anticapitalista è per noi è un tratto distintivo che vogliamo portare nella campagna elettorale.  

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