COMBATTERE IL PATRIARCATO UNENDO LE LOTTE

L’assemblea nazionale di Nudm lancia la manifestazione nazionale. Il 27 Novembre tuttƏ in piazza

Dopo due anni di pandemia, il 9 e 10 ottobre si è svolta in presenza a Bologna, ma con la possibilità di seguire online, l’assemblea nazionale di Non Una Di Meno. Abbiamo seguito con interesse il confronto che si è articolato intorno alle quattro tracce di lavoro riguardanti il lavoro, i femminismi e transfemminismi, la violenza  e la salute. Temi tutti attualissimi che si intrecciano tra di loro e soprattutto che intrecciano lotte. Lo dimostra ad esempio il saluto del Comitato delle donne GKN all’apertura dell’assemblea, il pomeriggio di sabato e il riconoscimento della necessità di partecipare ad altri percorsi di lotta.

Sappiamo bene, e l’abbiamo detto più volte, che il carico di lavoro riproduttivo e di cura, che l’ideologia patriarcale spaccia come ruolo “naturalmente” femminile, durante la pandemia è aumentato enormemente ed è ricaduto principalmente sulle spalle delle donne, le quali ben prima dello sblocco dei licenziamenti in tantissime avevano perso il loro lavoro, spesso precario o ritenuto “accessorio” rispetto al lavoro maschile.

La pandemia ha aumentato la violenza e ha messo maggiormente in luce contraddizioni preesistenti e da questo si riparte. Una violenza che non è solo contro le donne, ma anche contro le persone LGBTQIA+, le persone migranti, le seconde generazioni e le persone disabili.

Il contrattacco patriarcale a livello nazionale e transnazionale è stato particolarmente feroce in questi due anni. Basti pensare alla situazione in Afghanistan o al ritiro della Turchia dalla convenzione di Instanbul.

In Italia, in ultimo, il PNRR ha messo in atto politiche assolutamente (e volutamente, ci sentiamo di aggiungere) insufficienti, che non contrastano affatto la violenza di genere, fisica o economica, anzi riaffermano una società patriarcale e razzista che colpiscono le possibilità di autodeterminazione delle donne, delle e dei migranti e delle persone LGBTQIA+.

Mentre il patriarcato e il capitalismo mirano a frammentare le lotte e a metterle addirittura in contrapposizione, occorre, come è stato più volte affermato nei due giorni di assemblea, riconoscere le altre lotte e intrecciarle le une alle altre. La lotta contro la violenza maschile sulle donne, ad esempio, non può essere in contrapposizione con la lotta contro la violenza di genere e delle persone LGBTQIA+.

Questa contrapposizione, è stato detto nell’intervento conclusivo,  si lega con le politiche razziste di chi da una parte afferma di voler difendere le donne afghane o di voler introdurre una parità salariale o di voler legalizzare alcuni diritti delle persone LGBTQIA+,  e dall’altra gestisce e divide i corridoi umanitari in base a quanta forza lavoro serve in ogni paese e continuamente riproduce sulle proprie frontiere esterne la violenza che le e i migranti vivono sui confini e nello spazio europeo.

Tra le rivendicazioni immediate, sono emerse: reddito di autodeterminazione, come possibilità di sfuggire alla violenza e anche contro tutte le condizioni che riproducono violenza; permesso di soggiorno europeo, svincolato dalla famiglia, dal reddito e dal lavoro, perché le donne e le persone LGBTQ non possono essere legate a un documento per sfuggire alla violenza; molto più della 194, perché l’aborto non può dipendere dal medico che troviamo in ospedale; molto più della 164, perché l’autodeterminazione non può dipendere da una perizia psichiatrica; molto più del DDL Zan, che costituisce una norma di minima civiltà, ma non estende diritti delle persone LGBTQIA+; decriminalizzazione del lavoro sessuale, perché  è l’unico modo per allargare i margini di libertà contro lo sfruttamento; formazione alle differenze nelle scuole per delegittimare la cultura della violenza nelle scuole, nelle istituzioni e nei servizi.

È inoltre emersa la necessità di ripoliticizzare fortemente la violenza patriarcale che la pandemia ha intensificato, riconoscendo la violenza come strutturale e funzionale a questo sistema e che la convergenza delle lotte deve riconoscere le differenze senza cancellarle. Occorre potenziare le lotte, essere presenti e riprenderci spazi, immaginando città femministe e transfemministe, stare nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali.

Perciò il 27 novembre è prevista una grande manifestazione a Roma in occasione del 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, passando per quella del 20 novembre, giornata di mobilitazione contro la violenza contro le persone LGBTQ*IA.

Sosteniamo le mobilitazioni contro la l’oppressione e la violenza di genere.

Scendiamo in piazza contro patriarcato e padroni!

Donne di classe

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: