SANITA’ PUBBLICA – DEL CONCETTO DI RIDONDANZA

di Sinistra Anticapitalista Toscana

Lavorando in sanità da 13 anni ho imparato una cosa: la sanità, è un sistema complesso, che vive attraverso una serie di sottosistemi complessi e in connessione uno con l’altro. Uno di questi sottosistemi è l’Ospedale.
Ogni sistema complesso, per definizione, ha dei punti di criticità e di fragilità a protezione dei quali il concetto di RIDONDANZA è un concetto fondamentale di cui è gravissimo dimenticarsi. Senza ridondanza quelle fragilità inevitabili fanno collassare il sistema e mettono a rischio chiunque abbia a che fare con quel sistema.
Un esempio: che sia una sala operatoria o una sala di emodinamica, che sia un reparto di terapia intensiva o un impianto di gas medicali per la respirazione artificiale di un paziente, che sia un impianto elettrico o meccanico, se la vita di un paziente è legata al funzionamento di quell’impianto, il funzionamento dello stesso DEVE essere garantito in maniera RIDONDANTE.
Ciò significa, stringendo l’esempio, che se l’alimentazione elettrica di una macchina salvavita è garantita per il 99,999% del tempo da una linea conduzione elettrica principale, deve esistere una seconda linea di conduzione, totalmente ridondante (e quindi in apparenza, inutile) per quasi tutto il tempo del suo funzionamento ma che nel momento in cui la linea principale salta, ha un guasto, un’interruzione anche momentanea, salva la vita a quel paziente lì, in carne ed ossa, che nemmeno si accorge del cambiamento. L’apparente inutilità in un attimo diventa vita.
Si può allargare l’esempio ed affermare che nel complesso sistema sanitario ci sono settori di attività, reparti, dispositivi medici, impianti e personale che vi lavora la cui presenza dovrebbe SEMPRE essere garantita in modo RIDONDANTE.
E’ il contrario di quello che è accaduto, come abbiamo costantemente denunciato. Il Coronavirus lo sta mostrando a livello di massa e da oggi nessuno potrà più permettersi di ignorarlo.
Il calcolo dei posti letto in tutta Italia è stato costantemente volto al ribasso da anni.
Ancor prima del Covid-19 questo numero era insufficiente. Altrettanto insufficiente il personale sanitario. Si calcola già da anni, che per garantire il rispetto della normativa sul riposo giornaliero dei lavoratori e delle lavoratrici in sanità (11 ore di riposo consecutive) mancano decine di migliaia di operatori in tutta Italia. Ciò significa che nemmeno lavorare 13 ore in un giorno garantisce il servizio! E se si aggiunge che in sanità, per fantasiose interpretazioni, le 11 ore possono essere interrotte da un turno di reperibilità e restare magicamente consecutive, si ha un’idea – sebbene ancora parziale – del quadro drammatico in cui ci muovevamo ancora prima dell’irrompere sulla scena del virus che sta cambiando le nostre vite.
Un sistema sanitario volto al ribasso, con enormi difficoltà nel garantire la gestione ordinaria, oggi è a un passo dal collasso di fronte ad un’emergenza mondiale.
Le terapie intensive sono come i tiranti di un ponte. Non ci appaiono come fondamenta, non sono all’ingresso, a volte sono ad un punto intermedio del percorso ospedaliero di un paziente. Ma come i tiranti di un ponte, o forse – essendo invisibili all’esterno – come la cupola portante interna nella meravigliosa cupola del Brunelleschi nel Duomo di Firenze, su di esse si sorregge l’intero edificio.
Ridurre i posti letto in terapia intensiva in quantità scandalose, come in generale i posti letti in ospedale, immersi nel deserto delle strutture pubbliche di cure intermedie, è stato un crimine scientificamente predisposto a tavolino da un comitato di affari fatto da politici, manager, imprenditori delle costruzioni e imprenditori della sanità pubblica. I loro nomi, per esempio nella Toscana dei project financing, sono facilmente reperibili. Altrettanto nella Lombardia di Formigoni, Maroni e Fontana, nel Veneto di Galan e di Zaia e via continuando lungo tutta l’Italia. E’ appena il caso di dire che la proposta di autonomia regionale differenziata va nella stessa direzione. La criminalità organizzata, in nessuno di questi posti, ha avuto un ruolo secondario.
Fu Mario Monti, affiancato dall’approvazione di Giorgio Napolitano, il primo a dire che non potevamo permetterci la sanità pubblica che avevamo conosciuto negli anni precedenti. Il primo a dirlo ma non il primo – e soprattutto non l’ultimo – ad attuare il concetto.
Ed ora siamo qui, dentro un’emergenza epocale sprovvisti di meccanismi consolidati di protezione del sistema.
Quando questa emergenza sarà finita, sperando avvenga in tempi brevi, bisognerà ridefinire totalmente le priorità della politica e far tesoro degli insegnamenti. Già oggi possiamo avvertire come i soggetti privati in sanità, quelli che maggiormente hanno spinto e si sono avvantaggiati dei tagli operati, si stanno posizionando per salvarsi la faccia e approfittare dell’uscita dall’emergenza. Se vogliamo far tesoro dell’esperienza che stiamo vivendo, anche di questo dovremo tenere conto.