Pastori sardi. Ovvero, ecco a voi il Capitale

di Antonello Zecca

Si legge tanto in giro in queste ore sulla vicenda dei pastori sardi, e si sentono voci dal sen fuggite che tirano in ballo i più svariati diversivi pur di non affrontare un semplice fatto: questa situazione è una delle manifestazioni delle contraddizioni del Capitale giunte a un estremo grado di sviluppo.

Andiamo oltre la superficie, un po’ più in profondità.

1) i piccoli produttori di latte stipulano contratti, generalmente annuali, con l’industria di trasformazione, che obbligano le imprese del settore secondario ad acquistare l’intera produzione
2) il fabbisogno stimato per questa industria è di 250000 quintali di base annua. La produzione per il 2018 è stata superiore per 100000 quintali
3) le imprese di trasformazione, essendo obbligate ad acquistare, hanno un solo mezzo per limitare un’erosione sostanziale ai propri margini: trattare sul prezzo. Spesso, ciò si traduce in una perdita secca per il piccolo produttore, dati i rapporti di forza ad esso sfavorevoli
4) il piccolo produttore si trova quindi a lavorare in perdita

da cui si deduce che:

A) la legge della concorrenza capitalistica produce e riproduce centralizzazione dei capitali, creando multinazionali in feroce concorrenza fra loro. Le classi intermedie non scompaiono, ma, di conseguenza, sono sottoposte a una pressione crescente lungo le filiere di valore che tendenzialmente conduce alla loro rovina

B) oggi le classi intermedie sono pressoché l’unico soggetto sociale attivo nell’Europa continentale. La crisi di rappresentanza politica della grande borghesia, combinato all’assenza di un movimento di massa organizzato delle classi sfruttate (lavoro salariato nelle sue diverse sezioni) e, appunto, al declassamento di ampi settori di classi medie (piccola borghesia), ha prodotto una situazione in cui queste ultime acquisiscono capacità di iniziativa politica, creando anche i propri strumenti politici (il M5S ad esempio, nasce così)

C) è sempre più evidente l’estrema irrazionalità di un modo di produzione e di scambio ormai compiutamente, seppur contraddittoriamente, globale, in cui la razionalità del profitto si traduce in una distruzione, qualitativamente superiore, di forza-lavoro e delle altre risorse naturali, alterando il precedente equilibrio degli ecosistemi. Il risultato è un colossale spreco di vite, umane, animali e vegetali, e di risorse

D) la contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione, in altri termini, tra il caos di unità discrete in competizione tra loro (concorrenza generalizzata) e le necessità e i bisogni umani e del resto dei sistemi naturali, ha raggiunto un livello parossistico, minacciando ormai la stessa sopravvivenza di migliaia di specie, compresa quella umana. Anche laddove non sia immediatamente minacciata, milioni e milioni di esseri umani subiscono una vita di sofferenza, paura, ansia e malattia psichica, in diverse forme e misure.

Se le classi intermedie chiedono quindi il sostegno dello Stato per garantire la propria sopravvivenza sociale, creando, in assenza di conflitto sociale di massa organizzato da parte del lavoro salariato, le condizioni di possibilità di ascesa delle destre e delle destre estreme da un lato, e delle sinistre neoriformiste dall’altro, l’obiettivo è ricostruire un movimento organizzato delle classi salariate e un’organizzazione politica in grado di rappresentarne gli interessi e convogliarne l’energia su obiettivi di rottura rivoluzionaria, ma anche in grado di esercitare egemonia sui settori di classi medie impoveriti e in rovina, trascinandoli nell’agone della lotta su uno sbocco autenticamente anticapitalista

Obiettivo storico e da perseguire con lenta impazienza. Ma è proprio per questo che le mediazioni tattiche dovranno essere accompagnate dalla piena consapevolezza della natura del sistema che si vuole combattere e da un’ incrollabile intrasigenza strategica.

Scorciatoie non ce ne sono