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Sinistra, listone bersaniano o lista alternativa?

 

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di Franco Turigliatto

Le elezioni siciliane e i risultati che ne sono emersi hanno impresso una forte accelerazione della discussione politica per la prossime elezioni politiche, sempre più ravvicinate con l’approvazione della nuova pessima legge elettorale. Quel che più ci interessa è la discussione contradditoria che si aperta nelle forze di sinistra sulla cosiddetta “lista unitaria” e le convulsioni che essa sta producendo dentro l’aggregazione del Brancaccio ed in una forza come Rifondazione alle cui spalle c’è un congresso primaverile condotto all’insegna de “C’è bisogno di Rivoluzione” e della radicalità alternativa, ma già assai compromessa dalla recente scelta in Sicilia di partecipare al listone di Fava.

Era fin troppo facile, già a luglio, individuare la dinamica perversa che si stava mettendo in moto nei partiti di sinistra, quella che abbiamo definito “il tiro alla fune verso destra”:

Assistiamo così a una specie di gioco del domino in cui la forza più moderata condiziona e tira a destra, quella che lo è un po’ meno, che a sua volta esercita una pressione/attrazione su quella un po’ più a sinistra, che a sua volta accetta e subisce passivamente un quadro di dibattito del tutto perdente, favorendo il disorientamento di altri settori sociali che vorrebbero costruire un’alternativa politica. Chi sta dettando i tempi e dando le carte del cosiddetto “processo dell’unità della sinistra” sono proprio le forze più moderate, responsabili quando erano al governo della catastrofe sociale accaduta al paese. Per essere più chiari: Mdp e Pisapia condizionano SI, che a sua volta condiziona il PRC; ad essi si aggiunge Possibile. Tutti insieme condizionano aree civiche di movimenti democratici e sociali; tra i diversi soggetti è in corso un duro scontro per chi deve assumere la direzione e il controllo della lista elettorale”……

Avevamo anche sottolineato che nelle assemblee che si sono svolte in questi mesi, quella del Brancaccio e quelle ad essa collegate, ma anche altre, sono emersi obiettivi antiliberisti sui diversi temi sociali, economici e politici assai condivisibili, ma anche molto generici dal punto di vista politico, cioè nella loro collocazione rispetto agli scontri sociali in atto e soprattutto ambigui per quanto riguarda lo schieramento che avrebbe dovuto portarli avanti. Bisogna anche aggiungere che raramente si è manifestata da parte dei loro principali gestori la consapevolezza della necessità di costruire le mobilitazioni sociali per dare forza agli obiettivi espressi perché questo avrebbe presupposto un giudizio ed una iniziativa contrastanti con le attuali politiche delle maggiori organizzazioni sindacali.

Ora i nodi sono venuti al pettine mettendo in luce una situazione a dir poco paradossale : ad assumere la direzione del processo di costruzione di una “alternativa a sinistra” del PD sono quegli stessi che per anni hanno diretto quello stesso partito, i responsabili governativi diretti delle politiche di austerità, delle privatizzazioni, delle “lenzuolate” di liberalizzazioni, degli interventi militari in giro per il mondo dell’imperialismo italiano, delle finanziarie lacrime e sangue, della distruzione del sistema previdenziale pubblico, del voto sul Jobs Act e sulla “buona scuola di Renzi” ed addirittura quello sulle “porcate” di Gentiloni.

C’è di che trasecolare! Occorre respingere questa mistificazione, che per, altro nei disegni dei suoi dirigenti è solo una modalità per conquistare un rapporto di forza per una nuova alleanza col PD, magari cacciando il loro figlio naturale, quel Renzi che li ha “rottamati”.

Ma se siamo arrivati a questo punto in modo quasi indolore ed omeopatico è perché altre forze e segnatamente Rifondazione (non parliamo neppure di Si che per sua natura non poteva che essere subalterna a Bersani e D’Alema) hanno lasciato che questa trama si sviluppasse, delegando ai due promotori ufficiali del Brancaccio la presunta direzione del processo di raggruppamento. Hanno creduto di poter “usare” Falcone e Montanari come gestori e “copertura di movimento” di un loro proprio progetto ed oggi si ritrovano senza nulla in mano, con lo stesso Brancaccio fatalmente attratto in altra direzione, verso Bersani e Grasso. Si è fatto finta anche questa volta, come nel passato, che ci fosse una reale discussione costituente dal basso nelle assemblee, quando invece era evidente che la partita era giocata attraverso le operazioni politiche di vertice nelle “segrete stanze”, per altro del tutto pubbliche e pubblicizzate dai giornali.

La direzione di Rifondazione ha cercato di reagire a questo processo di emarginazione e subordinazione solo nelle ultime due settimane inventandosi la discriminate della esclusione dalle liste elettorali dei personaggi che hanno avuto incarichi governativi, ma così facendo rischia di incastrarsi ancor più perché si rinuncia al nodo di fondo: porre con la necessaria chiarezza l’impossibilità di qualsiasi alleanza politica e di progetto con il dl Mps. Quest’ultimo non è solo costituito da personalità di rilievo ex governative, ma è una vera struttura di partito ben definito nei suoi orientamenti di fondo, che ha le sue radici nel Pd, e addirittura nel vecchio PCI, una struttura che, giorno dopo giorno, ha messo da parte il PRC e che gli lasceranno, sempre che lo accettino nella lista, solo un ruolo comprimario e marginale. Sono loro al comando.

L’Eurodeputata Forenza denuncia questa situazione ingestibile per il partito ed anche il segretario Acerbo lancia un accorato appello per non consegnare il “Brancaccio a D’Alema e Bersani”, chiedendo loro di fare un passo indietro. Già, ma quale passo indietro dovrebbero fare quando il loro orientamento politico strategico è fin troppo chiaro, quando hanno le carte in mano e quando hanno stabilito una egemonia sul processo dell’ “unità della sinistra”? L’unica strada se si vuole costruire una reale alternativa a sinistra è quella di rompere questo abbraccio mortale prendendo un’altra strada da quella del Mdp, per altro del tutta condivisa da SI e da altri soggetti, che Rifondazione credeva alleati possibili.

La nostra organizzazione è stata partecipe delle discussioni che hanno coinvolto le/i militanti politici e sociali della sinistra. Abbiamo fatto ripetutamente discussioni anche serrate con altre forze politiche, con gruppi locali, con diversi soggetti politici nel tentativo di uscire dall’impasse che si stava profilando, difendendo il progetto di uno schieramento il più largo possibile che coinvolgesse forze politiche radicali, soggetti ed esperienze sociali reali di movimenti a dimensione nazionale e locale. Pensiamo che per farlo occorra la partecipazione democratica dal basso e la convergenza indispensabile delle forze politiche che si vogliono impegnare. Una lista alternativa deve avere una composizione politica coerente senza partiti o soggetti che hanno gestito l’austerità e un programma antiliberista e anticapitalista corrispondente alla gravità della situazione esistente. Continuiamo a farlo.

In questo quadro abbiamo avviato una discussione con altri settori della sinistra, in particolare con il Partito comunista dei lavoratori e con Sinistra classe rivoluzione. E’ utile ricordare che le nostre compagne e compagni che operano sul piano dell’attività sindacale nell’ambito della CGIL hanno un’importante convergenza ed unità d’azione con i loro militanti nell’Area di opposizione nella CGIL, insieme a tanti altri delegate sindacali e lavoratrici e lavoratori. Ognuna di queste organizzazioni ha poi anche iscritte/i che svolgono la loro militanza sindacale nei sindacati di base.

Con il Pcl e di Scr abbiamo verificato convergenze su significativi punti politici, pur all’interno di progetti e metodologie differenti. Di certo ci accomuna la necessità della costruzione del movimento di resistenza sociale, l’opposizione alle politiche dell’austerità, ma anche l’opposizione a quelle burocrazie sindacali che hanno giocato e giocano un ruolo particolarmente negativo nella paralisi e subordinazione del movimento dei lavoratori, la necessità di un programma anticapitalista con una visione internazionalista e di rigetto di ripiegamenti nazionalisti.

Ci incontreremo a breve con queste forze politiche per una valutazione comune della situazione politica che si sta producendo a sinistra e per verificare la possibilità di intervenire in modo unitario per la costruzione di una vera lista di alternativa e di classe nelle prossime elezioni. Di fronte alla gravità della situazione, queste tre forze pur nei loro limiti, hanno la necessità di provare a farsi carico di una serie di compiti difficili ed anche inediti; è un compito a cui richiamiamo tutti coloro che non vogliono perdersi nel listone a traino bersaniano.