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Basta sconforto e rassegnazione: su la testa, porca vacca!

Comunicato di Sinistra Anticapitalista Livorno

Si è svolta ieri l’assemblea pubblica organizzata dalle lavoratrici e dai lavoratori licenziati da Porca Vacca.

Un’assemblea molto partecipata: forze politiche, comitati, organizzazioni sindacali – FILCAMS, USB – Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Livornesi e tante cittadine e cittadini che hanno voluto manifestare la propria solidarietà a queste ragazze e ragazzi che solo per essersi azzardati a rivendicare i loro diritti ed aver scelto la via della sindacalizzazione sono stati licenziati in tronco.

Sì ieri eravamo in tanti, ma questa vicenda, l’ennesima, ci deve far riflettere sulle scelte politiche scellerate contro il movimento dei lavoratori che sono state compiute per anni dai vari governi tecnici e PD che si sono succeduti e che approfittando dell’ennesima crisi hanno fatto si che la lotta di classe fosse condotta ferocemente solo da una delle classi sociali, quella dei padroni, relegando la classe lavoratrice in una condizione del tutto difensiva. Questa vicenda deve sopratutto farci riflettere sulla necessità, sempre più urgente, di una battaglia generale, nazionale, per l’abolizione del job act, della legge Fornero e il ripristino dell’art.18.

Da tempo ormai questa città vive sotto il ricatto occupazionale ( gli ultimi dati IRES ci dicono che nella nostra provincia questi primi 6 mesi dell’anno vedono un meno 40% dei contratti a tempo indeterminato) e fiumi di soldi pubblici sono finiti nelle mani di questo o quell’imprenditore che arrivato nel nostro territorio ha pensato bene di accaparrarsi tutto quello che poteva per poi andarsene lasciando solo macerie e devastazione sociale.

Ringraziamo questi lavoratori e lavoratrici che hanno alzato la testa, che non hanno voluto, nonostante il bisogno, svendere la propria dignità. La loro lotta non va assolutamente lasciata isolata o proseguita esclusivamente sul piano legale. Va coinvolta tutta la categoria e se necessario tutta la città.

Oltre a questo crediamo necessario avanzare una proposta a loro e ai tanti che cercano di resistere all’aggressività padronale, ma non ce la fanno a svincolarsi dal ricatto del bisogno, sono scoraggiati e ne subiscono a pieno tutta la portata.

Da anni giace in parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare per il quale l’allora SINISTRA CRITICA, oggi SINISTRA ANTICAPITALISTA, raccolse le firme necessarie: norme in materia di introduzione del salario minimo intercategoriale e del salario sociale, previsioni di minimi previdenziali, recupero del fiscal drag e introduzione della scala mobile.

E’ passato del tempo, ma riteniamo quell’impianto dovutamente aggiornato, più che mai attuale:

  • salario minimo legale a 1.500 euro al mese collegato al salario sociale per i disoccupati e alle pensioni minime, nonché un tetto legale per le retribuzioni massime;
  • riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario – 30 ore settimanali;
  • riduzione dell’anzianità necessaria per andare in pensione – 60 anni di età e 35 anni di lavoro;
  • democrazia nei luoghi di lavoro garantita da una legge e la contrattazione collettiva europea;
  • nazionalizzazione delle aziende che licenziano o delocalizzano, delle produzioni inquinanti che vanno riconvertite, dei settori strategici per l’economia nazionale;
    forti investimenti pubblici nelle fonti di energia ecosostenibili, nei lavori di cura, nel digitale, nei trasporti, nei servizi che garantiscano diritti fondamentali come scuola sanità e trasporti.

Ecco, noi pensiamo che occorra ripartire da qui perché non chiediamo la luna, queste cose si possono fare, è solo una questione di priorità e valori. Se pochi millantatori hanno potuto condurci alla devastazione del mercato del lavoro e sociale per arricchire ancora di più chi detiene il capitale, noi siamo tanti e uniti possiamo fare molto.

Una prospettiva diversa è possibile e anche un altro mondo.