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Guerra ai migranti e ai poveri. Ritorno al futuro

Trump costruisce muri, Minniti fabbrica pacchetti ma non per questo l’Europa è meno feroce degli States nella guerra ai migranti e ai poveri

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di Gippò Mukendi Ngandu

Guido Viale non esagera quando afferma che in “Europa è calata una coltre buia…per cui è ormai affermato un vero e proprio apartheid continentale che sconfina in pratiche di sterminio. Certo, nel corso della storia ha fatto di peggio: conquista delle Americhe, schiavismo, colonialismo, nazismo… Ma non è una ragione per non vedere ciò che sta ora di fronte a tutti”.

La barriera che l’Europa fortezza intende costruire attorno al Mediterraneo costituisce in effetti la premessa per il ripresentarsi di pratiche che si ritenevano lontane dal vecchio continente, confinate in qualche libro o manuale di Storia. E’ una barriera che non può materializzarsi nella costruzione di un vero e proprio muro, come vuole fare Trump al confine tra gli Stati Uniti e il Messico, ma che non per questo è meno brutale e feroce.  Essa comporta tutta una serie di norme giuridiche, di violazione dei diritti umanitari, del diritto e del mare, di disciplinamento di vite umane, che dovrebbero far rabbrividire anche i più miti liberaldemocratici, se effettivamente fossero attenti ai diritti individuali piuttosto che alla difesa della proprietà.

Queste norme, infatti, prevedono il rafforzamento dei controlli anche attraverso l’utilizzo di navi da guerra; l’istituzione di nuovi centri di identificazione ed espulsione; la limitazione dei diritti, come l’impossibilità di fare ricorso di fronte all’ingiunzione di espulsione, nonché un’altra serie di deplorevoli misure; l’accordo coi governi dei paesi di origine e soprattutto con quelli di transito, considerati ben più affidabili, nonostante che siano riconosciuti e accusati di violazione dei diritti umani, come la Libia, la Turchia, il Sudan… .

Il Pacchetto Minniti va proprio in questa direzione. Promosso a ministro degli interni, l’ex luogotenente di Massimo D’Alema, si è posto l’obiettivo di fare dell’Italia l’avamposto d’Europa della guerra ai migranti. Non solo, Minniti estende la sua guerra più in generale ai poveri, dal momento che il pacchetto presenta una serie di norme, frutto di un’idea di sicurezza palesemente razzista e classista, che colpiscono i poveri. Alcune proposte riecheggiano le leggi contro i poveri del ‘700 e del ‘800, quelle che associavano le figure del proletariato insorto, del criminale, dell’isterico, della prostituta, del “selvaggio”. E’ bene ricordarsi che le “poor laws” inglesi prevedevano l’istituzione di poorhouses (centri di detenzione per i poveri in genere gestite dalle parrocchie); l’imposizione del lavoro, la limitazione della mobilità con lo scopo di proteggere le città dall’afflusso di indigenti. Ora i migranti, poveri, persone con problemi vari, sono il target di misure detentive o comunque limitative della libertà personale, proprio mentre vengono colpiti più in generale i diritti sociali delle lavoratrici e dei lavoratori.

Che cosa propone, infatti, il nuovo pacchetto?  L’istituzione di nuovi CIE luoghi di violenza e soprusi. Avranno un nome nuovo, Centri per il rimpatrio. Non per questo verrà meno la loro natura violenta. Anzi,  dovrebbero essere uno per ogni regione, mentre verrà estesa la durata massima di permanenza: dagli attuali 90 giorni a 135. Con lo scopo di  velocizzare i tempi per il riconoscimento del diritto di asilo, verrà  tolto  un grado di giudizio, l’appello, per chi ha visto la propria istanza rigettata in primo grado. In compenso, i richiedenti asilo potranno, in attesa della sentenza, lavorare gratis, “in favore delle collettività locali”. Ogni comune, infatti, in accordo con la Prefettura locale, potrà richiederne l’impiego per attività di “pubblica utilità”.  Si tratta di una forma surrettizia di lavoro coatto. La maggior parte, infatti, potrà illudersi di guadagnarsi il meritato asilo politico lavorando qualche mese per la messa in sicurezza del territorio o delle strade.

Inoltre, appena respinta la domanda di asilo, il richiedente perderà ogni diritto all’accoglienza per permettere alle strutture di avere gli spazi sufficienti per i nuovi arrivati. In realtà così verranno gettate nella clandestinità migliaia di persone. Altro che “accoglienza diffusa” come professano i dirigenti del Pd!

Siamo di fronte al coronamento della barriera voluta dalla commissione europea, che scarica su Italia e Grecia il compito di mettere al sicuro gli altri paesi dell’Unione dal un flusso di esseri umani provati dalle continue guerre e dalla profonda miseria. Invece di porre la questione al centro dei rapporti con il resto dell’Unione questa questione, il Governo italiano la usa solo per lucrare qualche punto di deficit in più.

Queste politiche razziste, d’altro canto, non fanno altro che rafforzare l’estrema destra e le posizioni di Salvini.  Come afferma lo stesso Viale, “ammassare i profughi nei tanti centri dove si specula sulla loro esistenza di fronte agli abitanti dei dintorni, a cui vengono esibiti come nullafacenti a spese dello Stato, umiliando sia gli uni che gli altri, o moltiplicare i “clandestini” prodotti dalle leggi dello Stato sono cose che provocano nei più un senso di rigetto, alimentato dalle forze politiche che su di esso costruiscono le proprie fortune”.

Nella stessa direzione marciano le norme presenti nel decreto sicurezza. In questo caso sono, infatti, conferiti poteri di ordinanza ai sindaci con misure che limitano la libertà di movimento. Misure simili, volute dall’allora ministro degli interni Maroni, furono giudicate incostituzionali dalla Consulta. Certo il linguaggio usato non è quello di Salvini, ma i provvedimenti riecheggiano alcune proposte avanzate dalla Lega Nord. Cosa vi sarebbe, infatti, di democratico nel vietare ad alcuni cittadini la frequentazione di certi luoghi?  Persino l’accattonaggio potrebbe essere sanzionato. Per  Minniti il “decoro” si traduce nei fatti nel togliere da sotto lo sguardo dei quartieri più ricchi, i poveri, coloro che sono stati espulsi dai luoghi di lavoro. “Il meccanismo delineato dalla norma”, si legge nella relazione al decreto, con riferimento a meccanismi sanzionatori, “può trovare applicazione anche in relazione a forme di accattonaggio con modalità vessatorie, nonché a forme di commercio ambulante non autorizzato. I suddetti comportamenti, pur non integrando necessariamente violazioni di legge, compromettono la vivibilità e il decoro di particolari luoghi, rendendone difficoltoso il libero utilizzo e la normale e sicura fruizione degli spazi pubblici…”.

Il nuovo governo si pone così l’obiettivo di attuare le stesse politiche auspicate dalle destre xenofobe. Il dramma è che riesce a farlo quasi senza opposizione. La lotta per un’Europa sociale e solidale, quella delle lavoratrici e dei lavoratori e dei popoli, non può che partire dall’opposizione a questi provvedimenti.