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#LottoMarzo, scioperiamo e inondiamo le piazze!

È necessario uno sforzo collettivo perché sia lo sciopero che le manifestazioni riescano a pieno non solo per dare un segnale testimoniale e di esistenza ma soprattutto per dare a questo movimento la forza di continuare a crescere

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Vedi il volantino Sosteniamo #lottomarzo, Continuiamo la lotta

di Chiara Carratù

La crescita del percorso Nonunadimeno (NUDM) è stata la scommessa di molte associazioni e collettivi femministi che in questi anni, in maniera del tutto carsica, non hanno abbandonato il campo e che al momento giusto hanno saputo cogliere la possibilità di tornare ad occupare insieme le piazze e di tornare anche a scioperare.

Lo sciopero dell’8 marzo nasce così come tappa del più ambizioso percorso di scrittura del piano nazionale antiviolenza intorno alla cui discussione centinaia di donne si sono confrontate negli otto tavoli di lavoro e nelle assemblee plenarie del 27 novembre e del 4 e 5 febbraio a Bologna.

Oggi ci troviamo di fronte ad un percorso reale, partito e costruito dal basso, che sta provando a radicarsi nei territori e che in questi mesi, sebbene ignorato dalla grande stampa – che se ne sta occupando solo nelle grandi occasioni – non solo ha denunciato la mancanza di politiche non emergenziali sulla violenza di genere ma ha rilanciato sul terreno della mobilitazione e della lotta. E in queste settimane, chi vuole discutere di violenza di genere, a partire dai sindacati, dalle organizzazioni politiche ma anche dalle istituzioni non può farlo se non sui temi messi in agenda da questo movimento.

Quando tutto questo è partito non era scontato che si potesse arrivare ad indire uno sciopero e non era scontato che gli appuntamenti lanciati da NUDM fossero così partecipati da rendere questo 8 marzo 2017 una data assolutamente centrale nel panorama politico del nostro paese.

L’appello lanciato dalle donne argentine, intorno al quale si sta costruendo lo sciopero di domani, denuncia la violenza in tutte le sue forme: la violenza domestica, ma anche la violenza del mercato, del debito, delle relazioni di proprietà del capitalismo e dello stato; denuncia la violenza delle politiche discriminatorie contro le donne lesbiche, trans e queer, la violenza e la criminalizzazione dei/delle migranti, la violenza delle incarcerazioni di massa e la violenza istituzionale consumata sui corpi delle donne per le restrizioni del diritto di aborto che sempre in più paesi viene messo in discussione e per l’impossibilità di accedere ad una sanità pubblica e gratuita.

Questo appello, firmato da oltre 40 paesi, deve rafforzare la nostra determinazione a opporci alle politiche istituzionali che, in questi anni, governi sia di centro destra che di centro sinistra, hanno portato avanti con pervicacia e determinazione mettendo al primo posto i profitti di pochi rispetto alla vita e agli interessi delle classi subalterne che invece subiscono queste politiche.

Dopo l’8 marzo è necessario costruire altri momenti di mobilitazione e di lotta; infatti, nel contesto attuale di arretratezza generalizzata sul piano dei diritti, delle libertà e dell’autodeterminazione, NUDM, con il suo messaggio internazionalista e di solidarietà va controcorrente e ci indica una possibile strada da seguire.

Quello che le donne – ma anche molti uomini – stanno costruendo in queste settimane, anche in Italia, è perciò un piccolo patrimonio che va valorizzato, sostenuto e fatto crescere perché se è vero che sentivamo, la mancanza di una mobilitazione forte, reale e costruita dal basso, questa potrebbe essere una prima risposta collettiva e di massa ai disagi che attraversano il mondo del lavoro e la nostra società.

È necessario uno sforzo collettivo perché sia lo sciopero che le manifestazioni riescano a pieno non solo per dare un segnale testimoniale e di esistenza ma soprattutto per dare a questo movimento la forza di continuare a crescere e delle basi forti sulle quali poggiare quando verrà il momento del confronto con le istituzioni. Il piano nazionale antiviolenza, infatti, sarà uno dei terreni su cui si misurerà la sua forza e la sua radicalità perché la storia di questi ultimi anni ci insegna che non basta solo che il piano venga accolto ma che si lotti anche dopo per vederlo poi realizzato e pienamente operativo. Questa è la vera scommessa perché chiedere che il piano diventi realmente operativo in qualche modo significa mettere in discussione anche le politiche portate avanti dalle istituzioni in questi anni.

Domani, 8 marzo, scioperiamo e inondiamo le piazze!

#SiamoMarea, #LottoMarzo, #DonneDiClasse, #NonUnaDiMeno

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