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Carrara, costruire l’alternativa al centrosinistra decadente

Comunicato unitario del Partito della Rifondazione Comunista,  Sinistra Anticapitalista e Fabbrica della Sinistra

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La grave situazione in cui versa la città di Carrara riflette quasi emblematicamente il decadimento di un modello sociale, quello fondato sul neo-liberismo, e la pericolosa tendenza razzista, omofoba e autoritaria, potenzialmente fascista, di cui la vittoria elettorale del trumpismo è il sintomo più evidente.

Il deserto produttivo in cui versa l’economia locale, la predazione del giacimento marmifero, il dissesto idrogeologico, l’incapacità di valorizzare i beni culturali e naturali come il marmo, la terra, i centri storici ed il paesaggio sono sicuramente il frutto anche di incompetenza ma, soprattutto, della connivenza delle amministrazioni locali con la rendita ed il profitto, non molto diversamente da quanto è avvenuto e sta avvenendo a livello nazionale ed internazionale, almeno negli ultimi trent’anni.

Questa saldatura è stata addirittura personificata nella figura di due sindaci, come Giulio Conti e Roberto Pucci, trovando negli altri sindaci che si sono succeduti alla guida delle due principali città della provincia, una appannata e decadente rappresentazione delle stesse politiche ed interessi.

Mistificante, in questo senso appare, il ridicolo paragone, effettuato in questi giorni a mezzo stampa, tra l’amministrazione Fazzi-Contigli e quelle che le sono succedute.

Un racconto narrato da uno dei principali protagonisti di queste politiche sciagurate completamente decontestualizzato dalle situazioni concrete in cui le amministrazioni hanno operato.

In sei mesi, lavorando controcorrente, l’amministrazione progressista della Fazzi-Contigli ha fatto ciò che non era stato fatto nei settant’anni precedenti (altro che inerzia) e nell’anno successivo vinceva in ogni grado di giudizio, grazie alla corretta e ponderata scelta politico-amministrativa che aveva ispirato la sua azione.

Le amministrazioni successive di centro-sinistra , in vent’anni, sono riuscite:

– a non rilasciare una sola concessione, consentendo così agli occupanti la possibilità di mantenere ed avanzare qualsiasi pretesa sulle cave di marmo;

– a consentire, attraverso la figura del socio esperto cui fa eco quella del socio parassita, la prosecuzione delle lucrose rendite parassitarie censurate dalla Corte Costituzionale già nel 1995 e disconosciute, in punto di diritto, persino dalla nuova legge regionale che però le tollera, implicitamente, ancora per una lunghissima fase;

– a indebolire prima, ibernare poi e infine a tentare di rianimare l’ufficio del marmo, dopo aver messo in un cassetto sia gli studi di tre università finalizzati alla pianificazione delle attività estrattive, che l’utilizzo del tunnel elettronico per il controllo del trasporto di marmo e carbonato di calcio;

Infine, d’intesa con la Presidenza della Regione e giocando uno spregiudicato ruolo delle parti con il Governo, si è fatto correre il rischio alla città di veder compromesso anche il risultato del “95, con l’avventuristica e irresponsabile iniziativa sui Beni Estimati. Ricordiamo il Presidente Rossi con il suo “Almeno abbiamo lanciato un sasso nello stagno” come un bambino che si diverte a far rimbalzare sassi.

Tutto questo lasciando i bacini marmiferi senza alcuna pianificazione e in una situazione di crescenti, grandi pericoli sopra la testa dei lavoratori e della città, raccontando favole incredibili sul ricorso a straordinari strumenti di vigilanza come se si potesse, normalmente, riordinare le attività umane e soprattutto l’economia ricorrendo principalmente a misure repressive e di polizia.

Questa grave situazione che riguarda non solo il marmo ma la vita dell’intera città e sia pure con diverse specificità, l’intera area delle Apuane, necessita di una inversione di tendenza che potrebbe trovare un importante momento di affermazione anche in occasione delle prossime scadenze delle elezioni amministrative.

Una proposta di ampio respiro ben fondata sulla conoscenza della situazione concreta, sul radicamento a livello locale e sorretta da una adeguata analisi dei fenomeni della contemporaneità, a livello nazionale e internazionale, è l’obbiettivo cui, assieme, stiamo lavorando per cacciare ii neoliberismo dalla guida del comune e per contrastare i rigurgiti reazionari che già si annunciano sotto nuova veste, anche a Carrara.

Questo impegno è coerente con la difesa di quei principi democratico-sociali sanciti dalla Costituzione, affermatisi a seguito delle dure e prolungate mobilitazioni studentesche, operaie e sociali degli anni ’60 e ’70 e recentemente riconfermati dalla grande affermazione del referendum costituzionale.

A partire da questo progetto confermiamo la massima apertura unitaria verso tuttie/i coloro che si oppongono a questo stato di cose e che si riconoscano in una prospettiva di impegno di lunga durata caratterizzato ecologicamente e in senso ugualitario, antiliberista ed antifascista.

Carrara 18 febbraio 2017

a cura del  Circolo di Massa-Carrara di Sinistra Anticapitalista

Il movimento dei lavoratori, anche nel territorio della città di Carrara, ha espresso nel tempo significative esperienze di rivolta, di autogestione e di dura lotta sindacale, esercitando una forte influenza sugli altri soggetti sociali, a tratti una vera e propria egemonia in senso gramsciano. Il Circolo di Sinistra Anticapitalista di Massa-Carrara è impegnato nel portare il suo contributo per dare una continuità a questo percorso. Non una semplice tradizione o la mitizzazione di una storia che ha comunque le sue luci e le sue ombre, ma una possibilità materialmente iscritta nel presente.