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Sette anni fa ci lasciava Daniel Bensaïd

di Fabrizio Burattini

Il 12 gennaio 2010, dopo una lunga malattia che non aveva impedito la prosecuzione della sua attività di militante e di filosofo, ci lasciava per sempre Daniel Bensaïd, Segur, per molti di noi, che terminava così i suoi 64 anni di vita umana e politica.

Daniel, non volle mai scrivere un’autobiografia, ma tutti i suoi libri sono intrisi non solo del frutto delle sue analisi e delle sue riflessioni, ma anche e soprattutto della sua esperienza militante, iniziata fin da adolescente, nel contesto della guerra d’Algeria e della lotta anticolonialista e da allora mai interrotta.

Daniel racconta delle sue esperienze in particolare nel suo volume Una lenta impazienza, nel quale l’ossimoro del titolo riassume tutta la tensione che animò un’intera generazione, che ispirò quelle migliaia di giovani che, assieme e come lui, dopo la sconfitta del maggio 1968 decisero di non tornare a casa e di  non riporre gli ideali delle barricate del Quartier Latin, ma di organizzarli nella Ligue Communiste, nella Ligue Communiste Révolutionnaire e, oggi, nel Nouveau Parti Anticapitaliste, tutte formazioni politiche di cui lui fu uno degli animatori più impegnati.

Un ossimoro che coniugava felicemente il sentimento di una rivoluzione che tardava drammaticamente ad affermarsi , di “una storia che ci mode la nuca”, e la consapevolezza della lunga strada da fare per recuperare quel ritardo, per organizzarci e, tutte e tutti insieme, diventare capaci di mordere la storia.

La sua vita politica e umana iniziò nel fuoco di quegli anni in cui tutto sembrava possibile ed è terminata nel freddo grigiore di questo inizio di secolo segnato dalla necessaria attesa, dalla scommessa su di una speranza incerta.

Una vita politica vissuta per intero nella Quarta Internazionale, con l’impazienza di seguirne da vicino le esperienze più avanzate e impegnative, in Spagna, in Portogallo, in Argentina, in Messico, e, soprattutto, in Brasile. Un internazionalismo che si esprimeva nella capacità di essere e di sentirsi spagnolo, portoghese, latinoamericano…

Ma lui, come pochi, nonostante il peso e la cattiveria della malattia, è riuscito a trasmettere a tante e tanti giovani militanti, che hanno avuto la disavventura di affacciarsi alla politica nel pieno di questa controrivoluzione borghese, l’entusiasmo e la convinzione di chi ha avuto al contrario la fortuna di conoscere un’altro mondo.

A 7 anni dalla sua scomparsa, lo ricordiamo in questo sito (che ha già pubblicato alcuni suoi articoli: La politica come arte strategicaTutti a fianco dei lavoratori cileni!Trent’anni dopo: introduzione critica all’ Introduzione al marxismo di Ernest Mandel) e per farlo, cogliendo anche l’occasione della ricorrenza del centenario della Rivoluzione russa, pubblichiamo un suo articolo, redatto giusto venti anni fa, in occasione dell’ottantesimo:

Gli interrogativi dell’Ottobre, una rivisitazione critica della Rivoluzione russa di Daniel Bensaïd