Tutti a fianco dei lavoratori cileni!

Un articolo di Daniel Bensaid all’indomani del golpe in Cile

Pubblichiamo un articolo di Daniel Bensaid (1946-2010, nella foto) ripreso da Rouge, il settimanale della Ligue Communiste Révolutionnaire, scritto nelle ore immediatamente successive al golpe di Pinochet, da cui traspare tutta le determinazione e tutto l’ottimismo dei rivoluzionari degli anni settanta (purtroppo deluso dalla rapido precipitare della tragedia cilena).

dal sito http://danielbensaid.org/

BensaidL’esercito cileno, di cui era stata tanto decantata la lealtà istituzionale, il carattere non politico, la tradizione democratica, quello stesso esercito cileno assassina i lavoratori. Quegli stessi che, come il generale Pinochet, sedevano nel governo fino a poche settimane fa sono alla testa del colpo di stato.

Il governo legale di Unidad Popular è stato spazzato via senza colpo ferire, lasciando di fronte all’esercito la sola classe operaia.

Una sconfitta sanguinosa del proletariato cileno costituirebbe un colpo molto duro e profondo per il movimento latino americano e internazionale. E’ questa la posta in gioco. Ecco perché la mobilitazione generale a fianco dei lavoratori cileni è il compito del momento.

In Cile tutto dipende dal grado di organizzazione e di armamento delle masse, della loro capacità di unificare, centralizzare le loro forze in una milizia operaia.

Il colpo di stato militare prova in modo sinistro che l’Unidad Popular deteneva solo l’ombra del potere. Sarebbe impensabile altrimenti che essa sia stata colta di sorpresa fino a tal punto da un putsch così massiccio su scala nazionale.

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Il suicidio di Allende, se sarà confermato, non sarebbe che la conclusione logica e simbolica del suicidio politico di Unidad Popular che non si è affatto preparata per questa prevedibile prova di forza. «Le forze armate cilene non si presteranno per un intervento disonorevole contro il potere civile.» assicurava Allende nel dicembre 1972; «Eviteremo la guerra civile», affermava una settimana prima del golpe.

Si può immaginare una cecità simile?

Allende ha pagato con la vita. Tuttavia l’esperienza del movimento operaio è già gravata di lezioni tragiche. Dopo il pronunciamiento militare nella Spagna del 1936, fino al colpo di stato boliviano di Banzer del 1971, passando attraverso il massacro dei lavoratori indonesiani del 1965, il colpo di stato in Grecia e l’assassinio dei comunisti sudanesi!

Lo scontro tra l’apparato di stato militare e poliziesco della borghesia e le masse in lotta per la propria emancipazione è ineluttabile. Quante volte ancore occorrerà percorrere la via sanguinosa delle capitolazioni e delle illusioni riformiste per convincersene?

Quali sono gli avventuristi? Quali gli irresponsabili?

RougeChi, se non le direzioni riformiste del movimento operaio che ricadono ad occhi chiusi nello stesso gorgo che conduce le masse al massacro? Sono arrivati perfino a lucidare lo stivale che li schiaccia oggi.

E che avranno da dire oggi quelli che qualche mese fa indicavano la via cilena come esempio di passaggio pacifico al socialismo. Che lezione tira Mitterrand, che balbetta qualche frase imbarazzata sulla malvolenza dei trusts? E Marchais (l’allora segretario del PCF, ndt), che prosegue, anche in questa circostanza il dibattito sterile sull’alternanza? E Fajon, (l’allora direttore dell’Humanité, il quotidiano del PCF, ndt) che solo una settimana fa, in una conferenza stampa sul Cile, si proponeva come compito principale la lotta contro la «fraseologia» dell’estrema sinistra? l’extrême gauche ? Et Àndrieu (capo redattore dello stesso giornale, ndt), che sembra constatare con sorpresa sulle colonne dell’Humanité che i militari ribelli hanno avuto la meglio, «in questa sanguinosa vicenda», sui lealisti?

Oseranno dire che la debolezza di Unidad Popular non era sufficientemente legittimata perché alle ultime elezioni aveva mancato per solo 6 punti percentuali la maggioranza assoluta che l’avrebbe messa al riparo dalle contestazioni.

L’impotenza, l’ignavia, la stupidità ostinata dei riformisti di fronte a una simile tragica lezione disgustano e danno un senso di rivolta.

Non si gioca con la lotta di classe, non si scommette impunemente sulla legalità borghese, non si punta sul lealismo delle bande armate del capitale.

Già chi specula sui cadaveri fa risalire il prezzo del rame a Wall-Street. Già la reazione internazionale tira un respiro di sollievo: è stato provato che l’esperienza cilena era un’utopia, un sogno rispettabile, un sogno per il quale Allende è morto, ma comunque un sogno e niente più.

Sì, la prova è stata fatta.

Ma la borghesia sbaglia a festeggiare. Ciò che possono constatare i lavoratori in tutto il mondo è che le rivoluzioni russa, cinese, cubana, vietnamita, sono costate molto meno care alla loro classe di quanto siano costate le oscillazioni e le mezze misure riformiste del Cile, dell’Indonesia, della Spagna.

I lavoratori costateranno che non c’è altra soluzione che quella di abbattere con una sollevazione di massa l’apparato statale della borghesia, schiacciare la sua muta di cani sanguinari. In una parola, non c’è altra soluzione che la rivoluzione.

la reazione dovrà attendere prima di gongolare. I lavoratori cileni non si lasceranno facilmente sottrarre le proprie conquiste, cacciare dalle proprie fabbriche. Trascorse le prime ore di confusione, la reazione vede già che il proletariato tiene testa in modo molto più determinato che i ministri di Unidad Popular, con le armi in pugno.

E che l’avanguardia rivoluzionaria internazionale saprà tenerne conto.

Rouge, 12 settembre 1973