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Perché aderire a Sinistra Anticapitalista

di Franco Turigliatto

Lo scorso fine settimana il Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista ha discusso a lungo della situazione internazionale sulla base di testi ed articoli che potete trovare su questo sito e poi di una bozza di documento programmatico su cui stiamo lavorando, infine della situazione politica italiana e del bilancio politico ed organizzativo della nostra attività in questo ultimo anno. Abbiamo fatto dei progressi tra mille difficoltà e la discussione in corso per il primo congresso deve servirci a fare anche meglio nel prossimo futuro, a partire dalla campagna di tesseramento del 2016.

Alla fine dei lavori mi è stato chiesto di scrivere un breve articolo che sistematizzasse le ragioni per cui vale la pena di militare nella nostra organizzazione e/o di sostenerla finanziariamente. Ci provo.

La prima ragione mi pare semplice e fondante: la necessità (ed anche il piacere) di capire il mondo difficile e complesso in cui siamo chiamati ad agire, di conoscere meglio la dialettica della lotta di classe, nelle sue contraddizioni e problematiche mai concluse, andando oltre il semplicismo che caratterizza la vulgata dell’avversario, ma anche le analisi di molte formazioni della sinistra.

Se vi accontentate delle banalità politiche, delle apparenze immediate, se avete riflessi “pavloviani” per cui il nemico del mio nemico diventa il mio amico, dimenticando che gli unici amici sono le classi lavoratrici e popolari nelle loro diverse articolazioni e nei diversi soggetti che le compongono, forse la nostra organizzazione non vi interessa e tanto meno la sua elaborazione e i suoi seminari di approfondimento.

Noi pensiamo invece che lo studio, la discussione collettiva e gli approfondimenti teorici e politici siano indispensabili per combattere i potenti strumenti, materiali, ideologici e politici che le classi dominanti si sono forgiate storicamente in secoli di governo ed oppressione. Non a caso la borghesia ripropone oggi la scuola di élite, costruendo nelle masse l’incultura, i falsi miti, le intolleranze e le contrapposizioni. E’ quasi banale, ma non meno attuale, ricordare l’aforisma di Gramsci “Studiate perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza” o la poesia di Bertolt Brecht “Ho sentito che non volete imparare”.

La seconda ragione è che la nostra organizzazione si pensa come Marx definiva nel Manifesto i comunisti: coloro che nell’ambito dei partiti della classe operaia “fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalle nazionalità, dell’intero proletariato e nelle varie lotte nazionali, sostenendo contemporaneamente l’interesse del movimento complessivo nei vari stadi di sviluppo percorsi nella lotta tra proletariato e borghesia”.

Per questo siamo così legati a una idea dell’internazionalismo che si concretizza nei nostri rapporti con le organizzazioni anticapitaliste in Europa e nel mondo a partire da quelle, ma non solo, che fanno riferimento alla Quarta Internazionale, strumento fondamentale per comprendere concretamente le esperienze politiche e di lotta da assumere e mettere in comune.

La terza ragione è che siamo convinti che la possibilità di costruire una società alternativa al capitalismo non passa attraverso la delega, ma attraverso l’autoorganizzazione democratica delle classi lavoratrici e che il nostro lavoro politico in ogni luogo di lavoro e di studio è rivolto a favorire questo protagonismo diretto dei soggetti sociali.

Non abbiamo cioè dimenticato le esperienze dei grandi movimenti di massa storici che hanno mostrato le possibilità di queste forme di organizzazione e che in Italia portano il nome dei consigli di fabbrica del biennio rosso e poi dei consigli dei delegati della lunga stagione degli anni settanta.

Chi ha come orizzonte solo la riconquista della cosiddetta rappresentanza parlamentare (che non disprezziamo se utilizzata realmente ai fini della costruzione del movimento di massa e non per la carriera dei soliti noti della sinistra) nella nostra organizzazione forse sta stretto e predilige altre offerte presenti nel mercato della sinistra.

La quarta ragione è che per combattere le politiche liberiste e l’austerità, cioè per costruire le resistenze all’attacco a tutto campo della borghesia italiana ed europea, che ha come obiettivo una restaurazione profonda ed ottocentesca del suo dominio, è necessario riattivare un’iniziativa sindacale efficace nei luoghi di lavoro e più in generale nella società. Serve cioè un’azione più forte e unitaria delle diverse componenti sindacali di classe (quelle interne alla CGIL e quelle dei sindacati di base), che restano fedeli agli interessi della classe lavoratrice e che occorre aiutare nelle loro battaglie.

Anche in questo caso coloro che pensano che le attuali direzioni sindacali stiano facendo tutto quello che è necessario o possibile oppure che i sindacati non servano più, di certo non possono essere interessati alla nostra organizzazione che invece investe a fondo le sue forze nell’agitazione sindacale e sociale.

La quinta ragione, di fronte ad un avversario così forte ed organizzato e che dispone di mezzi senza precedenti per imporre le sue leggi e la sua lettura del modo, è la necessità di costruire l’organizzazione politica. Credere di poterne fare a meno, rifugiandosi soltanto in un movimentismo molte volte minoritario, in ogni caso parziale, nella creazione di isole “liberate” dal dominio del mercato e del capitale, è una pura illusione.

Non si può fare a meno di un’organizzazione e di una politica che si confrontino con i nodi politici e sociali complessivi posti dallo scontro di classe. Il rischio è quello di ricadere, al di là delle intenzioni, in un’idea gradualistica e riformista della realtà che predetermina anche un rapporto subordinato con forze politiche e sociali che non si collocano in alcun modo sul terreno dell’anticapitalismo.

Agire solo sul sociale e/o sul sindacale è cosa degna e necessaria, ma non è sufficiente.  Il nostro lavoro politico si basa quindi su tre coordinate:

  • la ricerca costante dell’unità d’azione sugli obiettivi specifici di lotta e nelle mobilitazioni con tutte le forze sociali e politiche disponibili a costruire la resistenza e l’opposizione al governo e alla Confindustria;
  • l’attività di agitazione e denuncia del sistema capitalista, difendendo il progetto e la possibilità di costruire un’alternativa ecosocialista e democratica alle barbarie attuali;
  • la disponibilità a ricercare con altre forze politiche che si dichiarano anticapitaliste le convergenze programmatiche e strategiche necessarie per costruire quando sarà possibile un partito più forte, radicato ed efficace.

Siamo convinti che se la nostra organizzazione avrà più risorse, più militanti, più capacità intellettuali collettive e di intervento questo percorso sarà più credibile ed efficace.

Per questo dateci una mano, chiediamo il vostro impegno in e con Sinistra Anticapitalista che prova ad essere pur con molti limiti quella forza politica ecosocialista, femminista, rivoluzionaria di cui c’è bisogno.

PS. Quanto alla sottoscrizione nazionale 2015-16, nella prima settimana la campagna finanziaria dell’organizzazione ha raccolto circa 6.300 euro; è un buon inizio che indica che nelle prossime settimane l’obiettivo dei 30.000 euro può essere raggiunto ed anche superato. Grazie a tutte/i coloro che hanno già sottoscritto e a quelle/i che lo faranno nei prossimi giorni.