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I lavoratori autonomi e indipendenti di seconda e terza generazione

Emendamento aggiuntivo

Presentiamo un emendamento sulle “nuove tipologie della classe lavoratrice” come paragrafo integrativo al capitolo “La ricostruzione della coscienza di classe e la coalizione sociale di cui c’è bisogno” del documento politico. Poiché per l’articolo 2 del regolamento congressuale ogni emendamento nazionale deve essere presentato da almeno 10 iscritte/i di due o più circoli locali, si richiede di sottoscriverlo per permetterne la discussione durante il percorso del congresso.

Primi firmatari: Angelo Salvi (circolo di Roma), Lucia Rinaldi (circolo di Roma)

“Le nuove ‘tipologie’ della classe lavoratrice: i lavoratori autonomi e indipendenti di seconda e terza generazione”

Paragrafo integrativo del capitolo: “la ricostruzione della coscienza di classe e la coalizione sociale di cui c’è bisogno”

Negli ultimi 15 anni, in relazione allo sviluppo tecnologico e ai mutamenti del mercato del lavoro, del contesto normativo statale ed europeo e delle conseguenti politiche sull’occupazione sono aumentati di numero le lavoratrici ed i lavoratori free-lance ovvero i “lavoratori autonomi e indipendenti di seconda e terza generazione”1, da non confondere con artigiani, commercianti e imprenditori vari: in tal senso va sottolineato che al centro della loro prestazione troviamo le competenze possedute, spesso trasversali e multidisciplinari, non il capitale. Si tratta di “professionisti” solitamente in possesso di partita Iva (sia mono-committenti che pluri-committenti) espressione di una nuova tipologia di lavoro, molto frammentata e interprofessionale, che non rientra nelle categorizzazioni e definizioni utilizzate in passato. Al di là delle differenti attività svolte (formatori, web designer, informatici, traduttori, ecc.) e dall’appartenere o meno ad un ordine professionale (come gli architetti o gli psicologi) si tratta di una moltitudine di persone che vivono condizioni lavorative simili e sono escluse dalle più basilari forme di tutela e garanzia sociale: indennità di malattia, sussidio di disoccupazione, ecc. Inoltre, poiché la crisi è lungi dall’essere finita, molti di queste lavoratrici e lavoratori, altamente qualificati e specializzati, oggi vivono una condizione di incertezza e ritardo dei pagamenti, contrazione delle “tariffe” e degli onorari, difficoltà di accesso al credito, committenze a singhiozzo e probabile aumento dell’Iva (in tre anni passata dal 20% al 22%) a scapito della possibilità di aumentare il proprio “costo lavoro”.

Le conseguenze di questo scenario sono un impoverimento progressivo che ha costretto molti professionisti a chiudere la partita Iva e ritrovarsi senza lavoro e altri a sviluppare una scarsa motivazione determinata dall’incertezza dei pagamenti, da un’eccessiva “disponibilità” sia di tempo che di budget rispetto ai clienti/committenti per timore di perdere “mercato”, che si traduce in una sempre maggiore “ricattabilità” e l’impossibilità di “programmare” anche a breve termine i propri tempi di vita e di lavoro.

Rispetto ai dati è difficile avere un quadro nazionale esaustivo: in una ricerca di qualche anno fa le partite Iva attive nel biennio 2007-2008 nella sola provincia di Roma ammontavano a 250.0002

A differenza dei professionisti del passato queste nuove e vecchie figure professionali vivono sempre di più in condizioni di estremo disagio sia sul piano economico che psicologico e tendono ad una “proletarizzazione” continua e costante della loro situazione lavorativa3.

In questa drammatica situazione generale, nelle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra, c’è una scarsa conoscenza del fenomeno e una bassa propensione a convogliare i lavoratori FL in battaglie comuni con gli altri lavoratori (dipendenti, precari, migranti, disoccupati ecc.)

Riteniamo che porsi il reale problema del coordinamento e del “fronte unico” tra diverse/i lavoratrici e lavoratori significa (anche se le condizioni di vessazione e disagio sono differenti) creare i presupposti per costruire delle lotte unitarie nell’ottica di garantire a tutte/i le/i lavoratrici/lavoratori diritti, dignità e sicurezza sapendo declinare quest’ultima in relazione ai bisogni specifici di ogni lavoratore/lavoratrice. Bisogni non solo economici ma anche di possibilità di incidere sul proprio lavoro (maggiore autonomia/indipendenza, salari/onorari adeguati, maggiore tempo libero), non essendo più in balia di padroni che al di la della relazioni lavorative (cliente/consulente, datore di lavoro/dipendente) tendono ad aumentare i loro profitti a scapito della salute fisica e psichica delle persone che lavorano per loro.

In tal senso occorrerà attivare le lotte e il conflitto in luoghi e spazi di lavoro più ampi rispetto al passato: non solamente quelli tradizionali dell’intervento sindacale (la fabbrica, l’azienda pubblica, l’ente locale, l’agenzia interinale, ecc.) ma anche quelli più “fluidi” e “diversificati” in cui oggi si riuniscono i nuovi “proletari” del lavoro intellettuale, spesso “virtuali” e non delimitati da specifici spazi fisici. In questo quadro è necessario tessere relazioni con le camere del lavoro create dai centri sociali, i co-working, gli incubatori sociali realizzati dagli enti locali e “star dentro” le iniziative create ad hoc dai movimenti e dalle associazioni che con difficoltà si occupano di free-lance e partite iva: Consulta delle Professioni della CGIL, ACTA, il Quinto Stato, la Coalizione 27 febbraio, ecc. solo per citarne alcune. L’obiettivo è costruire delle “sinergie” con tutte le realtà che a vario titolo si occupano di lavoro, per dare maggior voce ai free-lance (ancora troppo scarsamente rappresentati) e coalizzarli con gli altri lavoratori e lavoratrici per una lotta comune. Se il percorso del conflitto e delle battaglie non si realizzerà in modo “unitario”, il rischio sarà di lasciare soli e senza voce, con la conseguente deriva individualistica o un’attrazione verso la destra, lavoratori e lavoratrici che hanno bisogno sempre di più di essere rappresentati e supportati. L’ottica è quelle decritta in altre parti del nostro documento: adottare azioni e strategie affinché si crei una ricomposizione reale delle lotte sul lavoro per contrastare la spinta del capitale a svolgere una feroce guerra tra lavoratrici/lavoratori.