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Anticapitalismo, il nostro piano A. Movimenti di resistenza e sindacato. Le lotte nel mondo del lavoro

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L’opposizione operaia all’offensiva padronale ha avuto in questi ultimi anni un andamento incostante. Si è espressa nel no della Fiom (fino ad allora diretta da Rinaldini e Cremaschi) alla sottoscrizione dell’accordo con Marchionne per le newco Fiat di cui si è già parlato. “No” che incoraggiò un importante rifiuto tra i lavoratori, che, pur risultando minoritario nei referendum di approvazione dell’accordo, raccolse comunque quasi il 40% a Pomigliano e quasi il 50% a Mirafiori.

La Fiom, che già aveva avuto nel corso del movimento altermondialista dei primi anni 2000 un ruolo importante per un aggancio di classe di quelle mobilitazioni e nella quale nel frattempo Maurizio Landini era diventato segretario generale, riassume nel paese una collocazione centrale nella lotta contro la politica di austerità del governo Berlusconi prima e di quello Monti poi. Ma le sconfitte che comunque si registrano alla Fiat pesano sui rapporti di forza nelle aziende e nello scontro sindacale. A queste si sommano le pesanti pressioni e le ingerenze della confederazione Cgil che spiazzano la Fiom nel rapporto con le controparti e nelle relazioni con Fim e Uilm.

A partire dalla proposta di accordo avanzata da Marchionne per la controllata Bertone (dove la Fiom è largamente maggioritaria), la direzione Landini opera una lenta e contraddittoria marcia di rientro al fine di riconquistare un tavolo negoziale e un ruolo nelle relazioni industriali che le vicende di Pomigliano e Mirafiori le avevano sottratto. E, all’interno della confederazione, Landini progressivamente abbandona la collocazione all’opposizione che la Fiom di Rinaldini aveva adottato nel congresso del 2010, giungendo fino a stipulare con la segretaria generale Susanna Camusso un patto, sugellato nella stesura di un documento unitario per il congresso del 2014.

Il patto regge anche all’urto del “Testo unico” del gennaio 2014 sulla rappresentanza e la esigibilità degli accordi, al lancio della proposta landiniana di “coalizione sociale” e anche alle divergenze sui metodi di elezione dei gruppi dirigenti in discussione nella conferenza d’organizzazione del settembre 2015, nonostante il patente antagonismo di leadership tra Camusso e Landini e l’ingombrante ruolo mediatico di quest’ultimo dopo le vicende di Pomigliano.

Ovviamente non c’è una completa identità tra i due personaggi, essendo evidente il taglio molto più “classista” e “battagliero” di Landini nelle sue apparizioni televisive o di massa. Resta però che le differenze quanto a pratiche sindacali sono sempre più sfumate e meno evidenti.

L’iniziativa della Fiom sul piano sindacale ha largamente archiviato l’impostazione radicale e intransigente adottata fino al 2011 e, anche sul piano politico, ha accantonato le velleità di un ruolo centrale nella ricostruzione di un’alternativa sociale, limitandosi a raccogliere il sostegno passivo e di “opinione” alla verve di Landini nei mass media.

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