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Anticapitalismo, il nostro piano A. Movimenti di resistenza e sindacato. I movimenti territoriali, sociali e ambientali

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Nonostante la parabola che ha segnato l’esperienza del “movimento dei movimenti”, ne abbia decomposto le speranze e fatto emergerne forte la rassegnazione, continuano in Italia a generarsi movimenti di carattere ambientalista, territoriale e sociale, seppur in maniera frammentata: il No Tav, i movimenti per il diritto all’abitare e al reddito, l’alleanza di movimenti che ha portato alla vittoria nel referendum per l’acqua pubblica, le mobilitazioni contro il TTIP, il No EXPO, il No Ponte, il No MUOS e le lotte contro lo “Sblocca Italia” di cui il movimento No Triv è l’espressione più evidente.

E’ ormai storica la grande resistenza del movimento No Tav, nato negli anni 90 dalla volontà delle comunità locali di opporsi ad una delle grandi opere dettate da processi di speculazione del capitale, contro gli interessi delle comunità locali, un movimento che resta punto di riferimento per mille altre battaglie locali, un movimento che si tenta di arrestare in ogni modo e contro il quale si è scatenata la violenta repressione che, con la vergognosa richiesta di otto mesi di reclusione per Erri De Luca con l’accusa di “istigazione al sabotaggio”, vuole perfino colpire la libertà di pensiero.

Importante è anche l’opposizione dei cittadini siciliani e degli attivisti No MUOS contro l’ istallazione di un sistema di telecomunicazioni satellitare a disposizione dei sistemi militari statunitensi, un’opera che, con il beneplacito del governo italiano, mette a rischio la salute del territorio e lo militarizza.

Ancora più recente è lo sviluppo del movimento No Triv che coinvolge tutte le aree nelle quali la dissennata politica energetica capitalista è alla ricerca di nuove fonti di energia fossile, ricerca che non bada in nessun modo alla difesa e alla salute dei territori, del patrimonio ambientale e paesaggistico, all’equilibrio ecologico. Questo movimento, raccogliendo un’importante sensibilità popolare, ha imposto a varie regioni di deliberare forme di consultazione nelle quali far esprimere a livello di massa l’opposizione alle devastazioni progettate.

Il No MUOS, il No Triv, ma anche la rete dei Comitati contro il TTIP, l’accordo di libero scambio, secretato, tra Stati Uniti ed Unione Europea, sono movimenti diffusi, anche se ancora troppo frammentati, solo parzialmente di massa, ma con un’ambizione ricompositiva, che tentano di utilizzare la lezione del movimento di massa in difesa dell’acqua pubblica.

La vicenda dell’acqua e del pronunciamento contro la privatizzazione dei servizi ha dimostrato come la borghesia non accetti di mediare neanche con una massiccia espressione popolare, non accettandone l’esito, se in contrasto con le sue scelte politiche di fondo, come peraltro la vicenda greca conferma drammaticamente.

Questi movimenti hanno spesso un denominatore comune, il contrasto alle grandi opere, la tutela ambientale, la tutela del bene pubblico, cioè una preoccupazione antiliberista ed ecologista. Occorre farne emergere anche l’intrinseca potenzialità anticapitalista, dato che ciò contro cui lottano è strettamente legato alle scelte di base del capitalismo in crisi. Per fare ciò è necessario essere parte e contribuire alla costruzione di questi movimenti, battersi contro le grandi opere, l’energia fossile, le trivellazioni. E, per rafforzarli, occorre che se ne cambi l’impostazione interclassista, sostituendola con una impostazione ecosocialista, costruendo una relazione forte con il movimento dei lavoratori che combini le aspirazioni sociali con quelle ambientali e neghi il loro potenziale conflitto, arma che il capitale cerca di utilizzare per i propri fini, come si è visto nel caso dell’Ilva di Taranto.

La potenzialità anticapitalista di questi movimenti, spesso ignota anche a molti dei loro attivisti, non lo è invece al governo, che descrive queste mobilitazioni come una delle numerose scorie del passato che avrebbe impedito lo “sviluppo del paese”. Non a caso è stato adottato lo “Sblocca Italia”, strumento al servizio del capitale, funzionale alla devastazione territoriale contro ogni forma di autodeterminazione delle comunità.

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