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Anticapitalismo, il nostro piano A. Movimenti di resistenza e sindacato. La “coalizione sociale” promossa dalla Fiom

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Nel marzo 2015, Landini (con il sostegno della maggioranza della Fiom) lancia la proposta di una “Coalizione sociale”, cioè di una sede di confronto e di alleanza tra i settori e le realtà sociali colpite dalla crisi e dall’offensiva liberista. La proposta trova un discreto sostegno, alimentando la speranza di una ripresa della mobilitazione e della costruzione di un tessuto che contrasti la frammentazione indotta dalla crisi. E’ una proposta volutamente vaga che si intreccia con i numerosi tentativi di ricostruzione di una nuova unità nella sinistra politica e sociale. E volutamente solletica e sollecita, con le sue analisi sul ruolo dei nuovi soggetti (proletariato cognitivo, precari, libere professioni impoverite), le aree tardo-operaiste convertite al post-operaio massa.

Ovviamente, di una nuova coalizione sociale nel nostro paese e in Europa ci sarebbe grandissimo bisogno, e la Fiom avrebbe potuto e dovuto sforzarsi di costruirla nella sua stagione radicale 2009-2011. Ma la coalizione sociale di cui ci sarebbe bisogno dovrebbe essere estremamente critica con l’inazione e le scelte del gruppo dirigente della Cgil e con le sue responsabilità di fronte alle sconfitte degli ultimi anni, dovrebbe, parallelamente al sostegno alle lotte dei “nuovi soggetti”, costruire lotte nel mondo del lavoro “tradizionale”, rifiutare ogni compromissione con gli apparati “gialli” di Cisl e Uil, rifiutarsi intransigentemente di sottoscrivere qualunque accordo “a perdere”, sulla flessibilità o sulle riduzioni dei posti di lavoro.

Al contrario, mentre la “coalizione”, pur con qualche difficoltà, prosegue la sua costruzione, nella discussione al suo interno è largamente espunto dal dibattito il tema delle lotte nelle aziende e della politica sindacale.

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