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Anticapitalismo, il nostro piano A. Movimenti di resistenza e sindacato. Il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola

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Nel corso degli ultimi anni l’accumularsi delle sconfitte determina una progressiva stasi delle lotte. Anche le lotte pur importanti di numerose aziende per la difesa dei posti di lavoro (emblematica la vicenda delle acciaierie ternane) non diventano occasioni per la ricostruzione di un tessuto del conflitto di classe, ma vengono lasciate dai sindacati (Fiom compresa) nel sostanziale isolamento.

Solo la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, che già negli scorsi anni aveva cercato di opporsi con risultati alterni ai tagli e alle privatizzazioni dei governi precedenti, riesplode di fronte al progetto sulla “Buona scuola” presentato dal governo Renzi nel settembre 2014 e trasformato in disegno di legge all’inizio del 2015. Si tratta di un movimento diffuso che coinvolge una categoria di circa un milione di persone, una categoria tradizionalmente e largamente orientata nel sostegno al centrosinistra e in particolare al PD. Il forte slancio dell’opposizione di massa a quel disegno di legge impone a tutte le organizzazioni sindacali del settore (da quelle più filogovernative come la Cisl a quelle più conflittuali come i Cobas) di adottare uno strumento di lotta (lo sciopero degli scrutini) fino ad allora usato solo dai settori più radicali e anche una sostanziale e perfino formale unità d’azione, dai tratti inediti, solo parzialmente operanti all’epoca del primo governo Berlusconi (1994) e poi dei progetti Gelmini (2008).

Purtroppo la “primavera” delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, anche per motivi stagionali, non trova negli studenti un alleato significativo (tranne poche eccezioni) e si sviluppa senza che le direzioni sindacali adottino la benché minima iniziativa per un sostegno più generale, ignorando sostanzialmente il significato complessivo, sociale e democratico della difesa della scuola pubblica.

Complice la conclusione dell’anno scolastico e con un uso spregiudicato da parte del governo del ricatto sulle assunzioni dei precari e della “fiducia” parlamentare, le direzioni sindacali non riescono ad impedire l’approvazione parlamentare del disegno di legge. E il nuovo anno scolastico si apre senza un rilancio delle lotte. L’unico vero risultato (almeno per ora) di quella lotta è il venir meno di un importante sostegno elettorale al PD di Renzi da parte di importanti settori degli insegnanti.

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