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Anticapitalismo, il nostro piano A. Lo stato della classe. Una classe ancora molto presente

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Ovviamente, l’ideologia della “sparizione della classe operaia” strumentalmente propagandata dalle classi dominanti (ma purtroppo fatta propria da settori importanti di ciò che resta della sinistra) contribuisce a deprimere ancora di più il desiderio di lottare: “Perché lottare e pagare i prezzi della lotta se nessuno ci ascolterà, visto che siamo una realtà sociale in via di sparizione, destinata comunque all’irrilevanza?” Tutto ciò ha portato ad un avvilimento della condizione operaia, di una classe cioè che veniva ritenuta da una parte importante della società come il motore della trasformazione e del progresso sociale e che ora è largamente considerata come residuale, sostanzialmente ininfluente se non inesistente. L’orgoglio dell’essere operaio (che aveva alimentato le lotte di intere generazioni) è stato in larga parte vanificato dall’offensiva borghese, dai tradimenti delle burocrazie e dalle subculture post-operaiste.

Al contrario, i lavoratori dipendenti (con contratto a tempo indeterminato, determinato o di collaborazione) in Italia sono al momento 17 milioni. A questi vanno aggiunti oltre 3 milioni di disoccupati (in realtà molto di più, contando chi non si iscrive più alle liste di collocamento). Si tratta dunque di 21 milioni di persone che fanno tutte parte del mondo del lavoro.

E tra questi i lavoratori manifatturieri sono quasi 4 milioni a cui deve aggiungersi quasi un milione di lavoratori edili, per un totale di quasi 5 milioni di lavoratori industriali. Quasi mezzo milione sono i lavoratori dipendenti agricoli, e oltre 11 milioni e mezzo quelli dei servizi. Nonostante la sua “invisibilità”, dunque il proletariato (composto peraltro anche dagli oltre 3 milioni di disoccupati e da larghissima parte dei pensionati) continua ad essere la classe quantitativamente predominante nel paese (come peraltro nel mondo). Dunque, l’ “invisibilità”, l’ “irrilevanza”, la “marginalità” di questa classe è un fenomeno tutto politico, solo marginalmente fondato sulle trasformazioni economico sociali (soprattutto le delocalizzazioni che hanno eroso il numero degli operai in Italia).

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