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Anticapitalismo, il nostro piano A. La necessità di un soggetto a sinistra

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Come sottolineato più volte, uno degli elementi che più grava in senso negativo sulla situazione politico sociale è stato ed è il venire meno di ogni soggettività che in modo sufficientemente visibile avanzasse verso le classi oppresse proposte programmatiche di sinistra. Questa sparizione della sinistra è il risultato del combinarsi del crollo delle esperienze del cosiddetto “socialismo reale”, dell’offensiva ideologica borghese che ha saputo conquistare del tutto e definitivamente quello che restava della sinistra riformista del dopoguerra e delle sciagurate scelte di subalternità praticate anche da chi, seppur contraddittoriamente, aveva cercato di sottrarsi alla “mutazione genetica” successiva allo scioglimento del PCI.

Noi ci siamo battuti strenuamente perché si ricostruisse a sinistra un punto di riferimento unitario che indicasse con chiarezza le responsabilità politiche, economiche, sociali e sindacali del profondo degrado delle condizioni di vita delle masse subalterne e di quello delle condizioni ambientali planetarie. Abbiamo indicato una strada possibile per intrecciare l’elaborazione di una proposta politica nuova che facesse giustizia degli errori del passato con la partecipazione e la solidarietà tra tutte le lotte in corso nelle aziende e nel paese.

Abbiamo guardato con attenzione, interesse e rispetto a tutti quei tentativi di costruzione di sedi di convergenza, come “Cambiare si può”, “A.L.B.A.”, “Rivoluzione civile”, “L’Altra Europa”, sottolineandone potenzialità non sfruttate, limiti, ambiguità ed esitazioni, subalternità, senza mai sottrarci ad un confronto sui problemi reali. Abbiamo con serietà guardato all’iniziativa del gruppo dirigente Fiom per la costruzione di una “coalizione sociale”, rilevandone però il carattere burocratico leaderistico, la chiusura verso il sindacalismo classista interno ed esterno alla Cgil, l’elusione di ogni critica alla linea maggioritaria della Cgil, l’aver mancato tutti i primi possibili appuntamenti, come la lotta della logistica e il movimento degli insegnanti.

Abbiamo sperimentato questa nostra proposta in più ambiti, in particolare nel tentativo che ha portato alla costruzione di Ross@, a cui abbiamo dato un contributo importante sia nazionale che locale, tentativo che però sì è arenato di fronte a forzature organizzativiste e campiste.

Ma l’obiettivo di dar vita a un punto di riferimento vero per una nuova sinistra nel nostro paese è e resta un nostro obiettivo centrale, non alternativo, ma strettamente correlato alla costruzione della nostra organizzazione, tra l’altro come soggetto che agisce consapevolmente per questo scopo.

Naturalmente, la vicenda della Grecia, con la resa di Tsipras e della maggioranza di Syriza di fronte al nuovo memorandum imposto dalla Troika, definisce meglio, in senso radicalmente anticapitalista la natura della sinistra politica e sociale da costruire. L’anticapitalismo è il nostro piano A.

Di fronte a quanto accade in Grecia la maggioranza della sinistra del nostro paese, con il suo appiattimento sul governo Tsipras, sta compiendo scelte che hanno, dal punto di vista programmatico, un peso negativo analogo a quello commesso dal PRC durante il sostegno al governo Prodi.

Indicando il governo Tsipras (con il suo programma di controriforme e di privatizzazioni, fatte sotto l’impulso dei diktat del terzo memorandum, con la sua antidemocratica smentita dello straordinario risultato del referendum greco del 5 luglio, con i suoi accordi militari con Israele…) come il modello a cui si ispira, contraddice e vanifica tutte le proprie parole d’ordine antiliberiste di questi anni.

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