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Anticapitalismo, il nostro piano A. Sinistra Anticapitalista e le altre organizzazioni della sinistra

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Il rapporto di Sinistra Anticapitalista con le altre forze di sinistra si colloca all’interno delle coordinate strategiche individuate nei capitoli precedenti che costituiscono anche il metro di giudizio con cui intendiamo costruire interlocuzione politica ed unità.

  1. Il primo elemento, fondamentale e prioritario, è la disponibilità reale delle forze della sinistra che intendono praticare una reale autonomia dal PD, di porsi senza condizionamenti politicisti ed istituzionali sul terreno della costruzione della lotta della classe lavoratrice e di tutti i settori oppressi e sfruttati. Il problema è posto perché una capacità reale e piena di agire a questo livello di iniziativa presuppone una politica di completa autonomia dalle burocrazie sindacali. Questa indipendenza ed alterità non sono fino ad ora date da parte delle forze più consistenti della sinistra. Per noi, invece, c’è un’assoluta priorità dell’iniziativa sindacale delle/dei nostri militanti nel combattere le posizioni subalterne e compromissorie degli apparati e delle direzioni sindacali alle scelte padronali, operando per la ricostruzione di un sindacalismo di classe. Questo lavoro si esprime nella costruzione di una corrente di opposizione all’interno della Cgil e nell’attività dei sindacati di base, entrambe al fine di costruire l’unità di queste diverse parti del sindacalismo in un’azione intersindacale di classe a partire dal basso, dai luoghi di lavoro.
  2. Il secondo elemento è la verifica delle possibilità e delle disponibilità a costruire strumenti politici utili per dare qualche prospettiva di alternativa alle masse e far avanzare le lotte. Naturalmente noi affermiamo questa possibilità e indichiamo la nostra disponibilità a processi unitari politici a partire da contenuti di classe e con la consapevolezza che, senza una nuova fase di forte rilancio della mobilitazione sociale, non ci sarà un “big bang” di ricomposizione politica radicale e numericamente attrattiva per ampi settori della classe lavoratrice.
  3. Il terzo elemento di verifica è la dimensione internazionale, a partire dal giudizio sull’Europa del capitale, dunque sull’Unione Europea, e la volontà di costruire una reale azione internazionalista, agendo concretamente per il coordinamento delle resistenze e delle lotte sociali nel continente.

Le forze principali della sinistra cosiddetta radicale (Sel, Rifondazione, L’Altra Europa, i fuoriusciti dal PD) si collocano all’interno di un quadro, al di là delle autodefinizioni di ciascuno, di strategia politica riformista. Riformiste nel senso che esse vogliono cambiare la società capitalista all’interno di un processo di riforma sia degli attuali assetti politici istituzionali economici del capitalismo italiano e del suo stato, sia della struttura sovranazionale borghese dell’Unione Europea con i suoi trattati liberisti. Le concezioni riformiste nelle forze di sinistra sono espressione sia del trascinamento e della continuità con il passato politico, con le esperienze degli apparati burocratici del movimento operaio tardo novecentesco, sia come risposta a quello che viene ritenuto il livello di coscienza dei settori sociali desiderosi di attenuare e porre fine alle politiche liberiste e all’austerità.

Sul terreno strategico economico, ciò corrisponde alla proposta di un nuovo keynesismo, a una riforma del sistema capitalistico, seppure in modo più sofisticato e meno genuino ai livelli di coscienza politica medi dopo il crollo dell’Est e le sconfitte subite dal movimento operaio.

Ma sono impostazioni politiche, non solo non condivisibili storicamente, che tanto più appaiono oggi discutibili perché non tengono conto del cambio di periodo storico e della fine della “età dell’oro” del capitalismo del secondo dopoguerra, della portata dello scontro in atto, della violenza e della determinazione delle scelte padronali e della corrispondente determinazione con cui si deve prospettare la battaglia per gli obiettivi anti austerità.

In molti c’è l’idea di un movimento progressivo dal basso che pervada la società e ne cambi segno sociale e politico senza dover affrontare lo scoglio della rottura rivoluzionaria. In altri termini semplicemente ci si colloca fuori dall’analisi marxista dello stato, sia di quello nazionale, sia di quel “protostato” borghese sovranazionale europeo, elemento oggi determinante anche nello scontro tra le classi a livello nazionale, come le vicende greche confermano. La borghesia sa benissimo a che serve lo stato e le misure securitarie che intraprende stanno ad indicarlo. La scelta “riformista”, apparentemente di buon senso, è semplicemente utopistica.

Naturalmente le posizioni di tutte queste forze e correnti vanno verificate alla luce della pratica e delle scelte nei momenti cruciali dello scontro sociale. Purtroppo gli avvenimenti greci mostrano la propensione della maggior parte di esse, nella fase acuta dello scontro, quando si rende necessario ed indispensabile operare rotture profonde con l’ordine capitalista, a ripiegare davanti alla scelta marxiana “Hic Rhodus, hic salta”. Come sempre sono gli avvenimenti fondamentali della lotta di classe che qualificano e mostrano la natura delle posizioni strategiche delle forze in campo.

Le politiche del PD con l’azione del governo hanno prodotto qualche nuovo spazio alla sua sinistra e rendono un po’ più credibile l’azione di chi vuole costruire un nuovo soggetto politico che riunisca le forze della sinistra; è anche la richiesta di un settore relativamente ampio di militanti e della parte più politicizzata della società. Sono molti i soggetti in concorrenza per prendere la direzione di questo processo unitario: Sel, Rifondazione, l’Altra Europa, Civati e Fassina.

E’ poi in campo anche l’operazione di Landini della “coalizione sociale”, i cui tratti e propositi restano indefiniti, ma che non si può escludere che alla fine decida di partecipare al processo. E’ possibile e forse probabile che questi diversi tronconi confluiscano, determinando la formazione di una organizzazione i cui tratti, dopo la vicenda greca e le prese di posizioni della maggior parte di questi soggetti, risulterebbero chiaramente riformisti e continuisti con le scelte politiche passate di molti di loro. Ciò non esclude, ma anzi presuppone, almeno in una prima fase, un relativo contrasto con il PD e quindi una relativa capacità di attrazione e di aggregazione tra i militanti sparsi della sinistra.

Questa aggregazione potrà avere un relativo spazio elettorale anche se, per tutta una fase, senza un forte movimento di massa, il maggior spazio politico elettorale e politico di opposizione sarà presidiato dal Movimento 5 Stelle, che, proprio grazie al carattere interclassista e populista che tiene insieme battaglie democratiche e sociali e un’ideologia legalitaria, istituzionalista, inquinata peraltro anche da proposte antisindacali e soprattutto antimigranti preoccupanti e reazionarie, copre uno spazio politico assai grande e può presentarsi con una maggiore coerenza di comportamento politico rispetto agli zig zag e alle collocazioni politiche del passato delle forze della sinistra.

Il problema è proprio questo: molti dirigenti di questa costituenda sinistra unita hanno gestito direttamente o indirettamente le politiche dell’austerità, alleati prima o dopo con quel PD che è oggi l’espressione diretta delle forze della borghesia, e senza neanche un’autocritica seria delle scelte del passato. Per quanto riguarda Rifondazione le vicende greche hanno mostrato come il suo giudizio critico sulla partecipazione al governo Prodi fosse del tutto superficiale, tattico e strumentale.

La formazione che potrà nascere sarà dunque assai lontana dalle necessità politiche e sociali della classe lavoratrice, sarà dominato dalla centralità elettorale ed istituzionale, moderato nelle sue strategie di fondo. Non sarà uno strumento adeguato a questa fase dello scontro politico.

Per un reale processo di ricomposizione politica, cioè per la costruzione di una forza politica anticapitalista effettivamente utile, c’è bisogno quindi di ben altri sviluppi politici la cui precondizione rimane la crescita di reali movimenti di massa e di nuovi processi di radicalizzazione.

Per questo Sinistra Anticapitalista vivrà, ancora per tutta una fase, come organizzazione indipendente, tentando di conquistare spazi e terreni di azione. Siamo però disponibili ad aprire fin da subito un processo di verifica con diverse forze sociali e politiche di varia rilevanza che in questa fase non si sono collocate nel coro politico prima richiamato e che hanno mostrato preoccupazioni e critiche rispetto ai giudizi politici e alle concezioni strategiche che si sono prodotte di fronte alla crisi greca.

L’obiettivo di tale disponibilità sarà di verificare l’esistenza o meno di condizioni per individuare con alcuni di questi soggetti un altro processo di ricomposizione nella forma di una rete di soggetti politici e sociali e di individui su posizioni anticapitaliste e radicali.

In ogni caso ogni eventuale ipotesi di aggregazione, allo stato attuale, presuppone per noi una forma di fronte o di federazione con il mantenimento della nostra organizzazione indipendente, cosa che non manchiamo di esplicitare a tutti i nostri interlocutori.

Naturalmente non rinunciamo a partecipare all’unità d’azione concreta con chiunque voglia sviluppare lotte o movimenti, ma anzi restiamo totalmente disponibili a partecipare in un’ottica di fronte unico, nella chiarezza dei contenuti, a tutti i momenti unitari possibili per intraprendere iniziative sociali. Né escludiamo possibilità di cartelli elettorali qualora si rendano possibili.

Vogliamo dunque costruire Sinistra Anticapitalista come soggetto capace di lavorare meglio, di organizzare i settori più coscienti dei movimenti, di costruire il rapporto con le altre forze, ma di saper intervenire in prima persona, non solo di dire le cose giuste come corrente di minoranza, ma di sviluppare e dirigere un proprio lavoro, un’organizzazione che abbia come tratto di fondo un orientamento e una capacità di iniziativa e di interlocuzione internazionalista.

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