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Anticapitalismo, il nostro piano A. La crisi della società. La crisi del movimento delle/degli studenti

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La sconfitta del movimento studentesco dell’Onda Anomala del 2008, ha avuto effetti molto negativi sulle successive mobilitazioni studentesche. L’università ha subito un pesante processo di ristrutturazione e l’approvazione del DdL Gelmini ha rappresentato la quadratura del cerchio delle controriforme degli ultimi 25 anni. Il potere decisionale è stato spostato dal senato accademico al consiglio di amministrazione, composto per almeno il 40% da persone ”non appartenenti ai ruoli dell’ateneo’ (in altri termini da privati), con il ruolo di indirizzo strategico dell’ateneo.

Il pilastro ideologico di questa controriforma è rappresentato dalla più classica delle concezioni conservatrici, la meritocrazia. E’ chiaro che i privati, i padroni, non entreranno in tutte le università per gestire le fabbriche di precarietà. In gran parte verranno abbandonate e lasciate alla dequalificazione e allo sfascio. Confindustria è interessata soltanto alle università di élite funzionali ai progetti di ricerca e di innovazione tecnologica. Solo su quelle investirà soldi e risorse.

In sintesi, si finanziano le università virtuose con soldi pubblici, mentre i privati entrano nei consigli d’amministrazione: è il colpo definitivo all’università pubblica, una svolta netta verso il modello dei college!

La sconfitta del movimento dell’Onda, la pesante trasformazione dell’università e la profonda crisi della sinistra di classe, hanno prodotto una drastica riduzione del livello di conflittualità negli atenei del nostro paese, ma soprattutto una scarsa partecipazione nelle mobilitazione degli studenti medi.

Nelle scuole superiori in questi ultimi anni abbiamo assistito ad importanti mobilitazioni studentesche. La più significativa è stata quella del 2012, quando gli insegnanti si sono mobilitati contro la legge Aprea e l’allungamento dell’orario di lavoro a parità di salario. In quella occasione si è sviluppata una forte mobilitazione degli studenti medi. E grazie alla mobilitazione di massa e all’unità tra docenti e studenti quella lotta riusci ad ottenere una parziale vittoria. Ma anche allora si è assistito ad una quasi totale assenza di mobilitazione universitaria.

Spesso il movimento studentesco ha svolto un ruolo di avanguardia, si è trovato in prima linea negli scontri ed ha dato il via a tutta una serie di movimenti di massa. E’ toccata a esso, in più di un caso, anche l’iniziativa politica. I movimenti studenteschi compaiono quando la società vive profonde crisi e le classi sociali fondamentali non agiscono, sono bloccate. E’ un fenomeno storicamente visto sia agli albori del movimento operaio che nei principali processi di lotta del Novecento. Gli studenti sono un indicatore sociale particolarmente sensibile, in grado di segnalare per primo l’avvicinarsi di tempeste politiche, magari per cedere poi il passo a protagonisti sociali con forza strutturale, capacità organizzative e ruolo più significativi.

La crisi e le debolezze delle mobilitazioni studentesche sono forse gli indicatori più incontrovertibili della piu generale difficolta del movimento operaio e dei movimenti sociali.

Ciò non toglie che gli ulteriori attacchi al diritto allo studio, al carattere pubblico, di massa e democratico imposto all’istruzione nei decenni scorsi, alle condizioni di vita delle giovani generazioni e alle loro aspettative per il futuro continuano a produrre terreni di possibile mobilitazione che vanno utilizzati per un nuovo movimento studentesco. Sinistra Anticapitalista si impegnerà in questo importante terreno.

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