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Anticapitalismo, il nostro piano A. La classe lavoratrice. Pomigliano e Mirafiori

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Un capitolo particolare di questa politica padronale è stata la vicenda della trasformazione di Fiat in FCA e la stipula degli accordi che hanno condotto al nuovo contratto “Automotive” con la fuoriuscita della fabbrica dalla Confindustria e da Federmeccanica.

Da sempre il padronato ha ritenuto la presenza di forti contratti nazionali di lavoro un intralcio per la massimizzazione dei profitti, soprattutto perché, il loro sistema salariale garantito e parametrato limitava gli effetti della pressione dei disoccupati sul mercato del lavoro. Mai però la Confindustria aveva osato rimettere frontalmente in discussione questo istituto, limitandosi a lavorare per far sì che la contrattazione aziendale erodesse prerogative e poteri affidati a quella nazionale, anche grazie alla disponibilità delle burocrazie sindacali di fare concessioni in tal senso.

Ma alla Fiat, nel 2010, l’amministratore delegato Marchionne decide di passare ai fatti e stipula con Fim e Uilm un contratto aziendale che sancisce la nascita a Pomigliano di una newco, di una nuova azienda in cui non si applicherà più il CCNL metalmeccanico, neanche nella versione edulcorata di Fim e Uil (senza la Fiom) con Federmeccanica. L’accordo separato di Pomigliano, replicato negli altri stabilimenti del gruppo, garantisce alla Fiat mano libera su flessibilità dei turni, orari, pause, assenze. Nonostante l’opposizione della Fiom e il no nel referendum di quasi il 40% degli operai, l’accordo viene messo in applicazione e diventa un modello che la nuova azienda FCA che Marchionne viene costruendo, contestualmente alla fusione con la Chrysler, applicherà in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, perfino giungendo a far uscire dalla Confindustria la storica fabbrica torinese di auto, da sempre emblema dell’industria italiana.

In questo contesto, l’iniziativa reazionaria di Marchionne trova un ampio sostegno nel mondo politico sia a destra sia nella “sinistra” socialiberista, che vede con sempre maggiore favore la cancellazione delle conquiste del mondo del lavoro, ritenute un fattore di arretratezza del paese.

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