Stato spagnolo. Podemos e la necessità di una nuova politica.

Pubblichiamo l’articolo di Teresa Rodriguez, militante di Izquierda anticapitalista, insegnante e delegata sindacale, attivista femminista e  candidata alle primarie di Podemos, un nuovo soggetto politico in costruzione che si presenterà alle prossime elezioni europee. Si tratta di un’esperienza unica e particolare nell’ambito delle prossime elezioni europee. Podemos, infatti, non si colloca nell’ambito della sinistra europea che anche nello stato spagnolo con Izquierda unida ha profonde ambiguità soprattutto nel rapporto con il Psoe. In particolare, il nuovo soggetto punta a dare espressione politica ai movimenti di massa che hanno attraversato lo Stato spagnolo puntando sulla partecipazione e  la democrazia diretta nella costruzione dell’organizzazione e nella lotta alle politiche di austerità sfidando così i partiti tradizionali come il Pp e il Psoe che in questi anni hanno gestito ad ogni livello le politiche neoliberiste dando vita ad un bipartitismo sempre più screditato in ampi settori di massa.

teresaroddi Teresa Rodriguez (candidata alle elezioni primarie di Podemos)

da vientosur

L’iniziativa Podemos (noi possiamo; il logo richiama sia il demos sia il potere) è stata avviata da Pablo Iglesias (professore di scienze politiche all’università Complutense di Madrid e animatore di due trasmissioni in due emittenti televisive), Miguel Urban (animatore culturale, membro di Izquirda anticapitalista), Jaime Pastor (professore di scienze politiche e membro di Izquierda anticapitalista), Cecilia Salazar-Alonso (insegnante di filosofia in un liceo di Madrid), Juan Carlos Monedero (professore di scienze politiche all’università Complutense e scrittore) e da me stessa ( Teresa Rodriguez, insegnante, sindacalista e animatrice della Merea Verde, ossia del movimento degli insegnanti che si oppone alla privatizzazione e alle controriforme) così come da altre persone di Mover Ficha (fare una mossa): trasformare l’indignazione in cambiamento politico che ha ricevuto una calorosa accoglienza nel corso della sua breve esistenza. Alcune centinaia di persone si sono organizzate in quelli che sono stati chiamati Circoli con la volontà di essere partecipi e attori della nascita di una nuova forza politica. In questo momento, Podemos è impegnata nelle elezioni primarie, aperte all’insieme delle cittadine e dei cittadini per scegliere quelle e quelli che faranno parte della sua lista elettorale in occasione delle prossime elezioni europee del 25 maggio. (per capire come funziona il processo delle primarie: https://www.youtube.com/watch?v=Njm2ZG07HyI

Podemos è uno strumento politico vivente in corso di formazione, il cui futuro dipenderà esclusivamente dalla volontà di quelle e quelli che l’hanno organizzato e dall’accoglienza degli elettori. Non si tratta di un partito né di un semplice movimento di opinione. A mio avviso, nel futuro prossimo, saranno quelle e quelli che fanno parte di Podemos a decidere quali saranno la sua natura, i suoi obiettivi, i suoi principi, i suoi statuti, la sua struttura territoriale, le sue procedure democratiche di decisione e di voto delle candidate e dei candidati agli organismi di direzione o di rappresentazione.

Non può essere altrimenti nella misura in cui Podemos è nato da un rifiuto di massa dell’attuale sistema politico per la mancanza di strumenti e possibilità in grado di favorire la partecipazione democratica dei cittadini e il rigetto nei confronti dei principali partiti. Rigetto causato anche dai meccanismi istituzionali sclerotizzati, dal modello elitista e burocratico dei partiti che è stato evidenziato dal clamore del 15 M, dal carattere di massa dei movimenti, dalle lotte contro gli sfratti, dalle nuove lotte nelle imprese e dalla partecipazione, che ha superato tutte le previsioni, alle marce per la Dignità del 22 M (sul movimento 22 M clicca qui).

Perché abbiamo creato Podemos? Semplicemente perché nessuna delle opzioni politiche della sinistra ci convinceva né si è mostrata capace di affrontare l’avanzata della destra. Abbiamo accumulato l’indignazione provocata delle politiche antisociali, di austerità, autoritarie e antidemocratiche di una élite politica autista, incapace di risolvere i problemi reali e dalle vecchie organizzazioni sociali e politiche incapaci di canalizzare il malcontento e le rivendicazioni espresse nella parola d’ordine: “questa crisi non la paghiamo”. Come quelle migliaia e migliaia di persone che il 15 M si sono opposte all’insieme dei partiti e in particolare al bipartitismo (la monopolizzazione del sistema politico da parte del Partito Popolare e del Psoe) e alla corruzione sistematica, siamo arrivati alla conclusione che “non ci rappresentano”. Abbiamo ascoltato e abbiamo fatto nostre le grida: “la chiamano democrazia, ma non lo è “.

Queste grida esprimono il rifiuto delle forme sclerotizzate della partecipazione e delle restrizioni crescenti delle libertà, ma anche una disaffezione nei confronti di una Costituzione che la maggioranza della popolazione attuale non ha votato (è stata adottata nel 1978) e che protegge una democrazia a bassa intensità, delle istituzioni e una monarchia screditate e che sancisce la subordinazione alla Troika (Bce, Fmi, Ue). Abbiamo constato egualmente i limiti delle lotte popolari, certamente di massa ma strettamente sulla difensiva e senza espressione politica.

Abbiamo inoltre verificato il “ si, si può”, il ritorno entusiasta alla lotta auto-organizzata, solidale, cooperativa e collettiva, all’etica pubblica e alla dignità sociale. Tutto questo ha comportato la comparsa di nuovi soggetti sociali e politici.

Il fatto di dare corso a energie sociali e democratiche che hanno messo in discussione le politiche di austerità e il profondo deficit democratico del regime politico attuale esigono un nuovo attore politico e questo è Podemos. Nessuno può pensare che solo la rappresentazione parlamentare di una sinistra della sinistra sia sufficiente a cambiare la società. Essa, tuttavia, può aiutare a riorganizzare e a dare impulso, in alleanza coi movimenti sociali, alla resistenza popolare contro le politiche neoliberiste.

Detto questo, bisogna fare tutto. Il progetto avanzerà nella misura in cui saranno fatte proposte utili per risolvere i problemi della società, quelli delle classi lavoratrici, delle vittime delle misure antisociali imposte dal governo del Pp che segue i diktat della Torika. Il progetto farà progressi se sarà capace di proporre misure pratiche che facilitino la partecipazione democratica della società di fronte ad una Unione europea poco democratica e lontanissima dai popoli, così come di fronte al sistema corrotto del bipartitismo che si appoggia su una Costituzione spagnola che intralcia l’esercizio di una serie di diritti fondamentali e che impone la monarchia. Infine, occorre sottolineare che il progetto farà dei passi aventi se riuscirà a diventare un’organizzazione fortemente diversa dai partiti convenzionali, dove la figura del leader rimpiazza la voce degli iscritti, dove la gerarchizzazione impedisce la partecipazione e dove il “vertice” ostacola la prese di decisione democratica.

Questa nuova forza non riceva alcun finanziamento esterno né istituzionale, ciò che le permette di essere indipendente dalle potenze finanziarie. Podemos dipende totalmente dalla volontà delle e dei militanti che la compongono. Si tratta di un progetto in via di costruzione che ti permette di partecipare da zero perché sia alla fine il tuo il nostro progetto. Un noi collettivo e unitario. Questo progetto costituisce già un embrione di alternativa politica perché ha già compiuto un inizio di cammino e avanzato delle proposte su alcuni temi importanti:

  • la realizzazione di un audit cittadino sul debito;
  • il rifiuto di accettare qualsiasi taglio sociale, da qualsiasi parte provenga, come conseguenza del debito illegittimo e di una politica fiscale ingiusta;
  • la difesa del settore pubblico e degli interessi della maggioranza di fronte ai profitti della minoranza;
  • la garanzia dei diritti sociali, della sanità e dell’insegnamento pubblico; e l’aumento dei salari o la riduzione della giornata lavorativa;
  • la salvaguardia dei beni comuni;
  • la libertà assoluta delle donne a gestire i loro corpi, un diritto inalienabile e non negoziabile;
  • il diritto alla libera decisione dei popoli che formano la realtà plurinazionale dello Stato spagnolo; a mio avviso, ciò implica il sostegno alla realizzazione della consulta catalana (il primo ministro Mariano Rajoy giudica illegale il referendum consultivo della Catalogna che ha circa 7,5 milioni di abitanti;
  • la conquista della democrazia radicale senza intralci e la partecipazione quotidiana dell’insieme delle e dei cittadini alle decisioni;
  • la necessità di un nuovo modello di produzione, sostenibile dal punto di vista ambientale;
  • l’urgente necessità di costruire un’Altra Europa, quella della libertà, dei diritti, delle persone, della partecipazione, della giustizia e dell’eguaglianza contro la Banca centrale europea, le multinazionali, l’austerità, la pratica delle espulsioni xenofobe dei migranti e la repressione dei popoli che resistono.

 

Noi vogliamo sintetizzare tutte queste rivendicazioni in un discorso di emancipazione. In questa prospettiva, noi sollecitiamo una metodologia per“hacer pueblo”, per integrare e rendere possibile la partecipazione dell’insieme dei cittadini, per ottenere la responsabilizzazione delle persone, da qui la nostra insistenza sull’auto-organizzazione e sui dispositivi come l’assemblea popolare, il referendum, l’iniziativa di legge popolare o le primarie. Noi sosteniamo le consultazioni decisionali dell’insieme dei cittadini come formula di democrazia partecipativa quotidiana, sia nel quadro dello Stato spagnolo sia in quello dell’Unione europea.

E’ la combinazione delle forme della rappresentanza nei parlamenti e nelle municipalità e quelle dell’espressione diretta della volontà popolare su temi concreti che darà luogo ad una reale democrazia. La democrazia diventerà reale si noi restiamo vigili e se combattiamo attivamente la connivenza del pubblico col privato che favorisce la corruzione. Questo richiede di combattere fattivamente i privilegi delle élite politiche, per cui penso che dobbiamo impegnarci a rendere pubblici il nostro patrimonio e il nostro reddito e a regolarli, nel caso in cui saremo eletti, in base al salario medio della classe lavoratrice dello Stato spagnolo. E’ il minimo che potrei fare se fossi eletta.

Al di là delle elezioni europee, noi cercheremo di costituire nel tempo una nuova maggioranza sociale capace di creare un nuovo processo costituente al servizio degli interessi della maggioranza. Niente di meno.