La legge di bilancio 2027 confezionata da Meloni e Giorgetti
di Franco Turigliatto e Marco Parodi
La legge di bilancio 2027 confezionata da Meloni e Giorgetti, il cui iter parlamentare comincia in questi giorni alla Camera, è una legge brutale di classe, prende i soldi dal welfare per trasferirli verso l’alto, soprattutto verso alcune categorie sociali medio piccolo borghesi che sono il bacino elettorale delle destre al governo. Meno sanità, scuola, pensioni e servizi pubblici. Più manette, repressione e soprattutto tante più armi.
Il metro di giudizio
Per giudicare il senso di questa finanziaria occorre in primo luogo tenere conto del quadro economico e sociale complessivo del paese che è riassumibile in questi dati: una dinamica economica statica con il PIL fermo; salari e stipendi tra i più bassi in Europa, (se ne è accorto anche il Presidente della Repubblica); un’inflazione che viaggia al 5,4%, con un drenaggio fiscale per lavoratori e pensionati che, dopo gli oltre 30 miliardi persi del quadriennio 2022 – 2025, salirà di almeno 4,5 miliardi nel 2026; 5,4 milioni di persone in povertà assoluta; un sistema sanitario che si deteriora sempre più giorno per giorno e un sistema scolastico allo sbando come le mobilitazioni degli studenti hanno denunciato in queste ultime settimane; pesanti crisi industriali; 3 morti sul lavoro al giorno; sull’altro versante di classe, aziende (e non solo quelle energetiche) e banche che distribuiscono ogni anno grandi dividendi frutto di enormi profitti e rendite finanziarie.
Va da sé che servirebbe una grande legge finanziaria con massicci investimenti e interventi pubblici, un vero e proprio piano di rilancio che tenesse insieme sviluppo industriale, riconversione ecostenibile, salari adeguati, ricostruzione del welfare, cioè garanzia universalista dei diritti sociali (scuola, sanità, casa, servizi), capace di recuperare le risorse necessarie (i soldi) là dove ci sono e sono tanti. Per quantificare su un aspetto: servirebbe di far crescere scuola e sanità almeno di un punto del PIL, 24 miliardi per ciascun settore.
Una precisazione
Prima di sviluppare l’analisi del testo del disegno di legge, va segnalato che sono in corso diverse dispute sui suoi contenuti: in primo luogo le reazioni degli esponenti degli istituti di credito e del settore energetico che non gradiscono il pur modesto e sostenibile obolo che viene chiesto loro; in secondo luogo lo scontro interno alle forze della maggioranza con FI e Lega che vogliono delle modifiche in funzione dei loro interessi e dei settori sociali (alti e/o bassi) che più vogliono rappresentare.
Le considerazioni che seguono sono quindi relative al testo originale inviato al Parlamento e non possono tenere conto di eventuali modifiche in corso di discussione.
Gli assi della finanziaria delle destre estreme
La legge di bilancio è in primo luogo una legge fortemente “riarmista”, in piena sintonia con le scelte della UE e della Nato di accelerare le spese militari (il 5% del PIL) e la corsa alla guerra. È il più grande aumento di spesa militare della Repubblica.
È una legge liberista dentro i parametri europei che perpetua le politiche di austerità e la distruzione dello stato sociale a garanzia dei profitti e delle rendite della classe capitalista.
I diritti sociali si riducono, sono sempre meno universali, cioè disponibili per tutte e tutti e diventano sempre più individuali, accessibili solo per le fasce alte della popolazione. Sempre più (vedi sanità) sono strutture private volte al profitto. Ed infatti la legge di bilancio destruttura due elementi di fondo della vita civile di un paese: la scuola e la sanità.
Ma è anche una legge che sconvolge sempre più il sistema fiscale varato con la riforma degli anni ’70 in applicazione del principio costituzionale della progressività dell’imposizione fiscale. Si costruiscono due regimi separati: da una parte operai, impiegati privati e pubblici, pensionati, che sono assoggettati alle aliquote dell’IRPEF; dall’altra autonomi, professionisti, commercianti, piccoli imprenditori, titolari di capitali che possono usufruire di regimi speciali di tassazione ben più favorevoli. A parità di reddito alcuni pagano molto di più e altri pagano molto meno od anche una vera e propria miseria. Sullo sgretolamento del sistema fiscale e dell’IRPEF vedasi: https://ilmanifesto.it/la-progressivita-fiscale-si-dissolve-nella-legge-di-bilancio.
È. Infine, una legge elettorale costruita per favorire la vittoria delle destre perché contiene un gran numero di misure parziali rivolte ai più disparati settori sociali, contenenti elemosine, prebende, piccoli e grandi favori, veri spot elettorali per conquistare il voto di un pubblico largo. Queste misure del tutto disorganiche costituiscono però il 40% della spesa prevista superando i 6 miliardi, (con un trascinamento sugli anni successivi di altri 4 miliardi). Sono provvedimenti che valgono solo per il 2027, destinati a cadere una volta passate le elezioni. Sono quindi anche un possibile “regalo” avvelenato per il centro sinistra, se mai questi dovesse vincere le elezioni, che si troverà a dover scegliere se mantenere o meno queste costose misure nella finanziaria del 2028.
Una legge finanziaria a debito
La legge finanziaria vale circa 26 miliardi ed è confezionata per poter rispettare il sentiero di riduzione nella crescita della spesa netta (si legge meglio politiche liberiste di austerità) raccomandato dal Consiglio dell’UE e programmato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT), così come prevede la nuova governance europea.
Tuttavia, per circa metà viene finanziata a debito grazie alla decisione della stessa UE di permettere all’Italia uno scostamento massimo di bilancio di quasi 29 miliardi nel biennio 2027-2028, rispetto alle norme del patto europeo (la cosiddetta “clausola di salvaguardia nazionale”). Questi miliardi però hanno un vincolo: devono essere usati esclusivamente per il riarmo o per la transizione energetica. Il governo Meloni usa, infatti, tredici miliardi nel 2027 e poco di più nel 2028 per sostenere le coperture della legge di bilancio nel prossimo biennio, volte a finanziare l’incremento delle spese militari e gli investimenti infrastrutturali nel settore energetico. La spesa militare raggiungerà così già nel 2027 il massimo storico di 40 miliardi di euro.
Escludendo l’incremento nelle armi e nell’energia, la spesa pubblica primaria si riduce di quasi 2 punti percentuali rispetto al PIL, passando dal 47,2 per cento nel 2026 al 45,3% nel 2029. Il deficit pubblico, che dovrebbe scendere al di sotto del 3 per cento già alla fine di quest’anno (2,9%), dovrebbe consentire all’Italia di uscire dalla Procedura di disavanzo eccessivo, ma resterà sotto tale soglia soltanto escludendo la spesa per la difesa e l’energia; includendo queste spese, al contrario, il deficit salirà di nuovo al 3,4% nel 2027 e 3,2% nel 2028. Tuttavia, come già detto, ciò rientrerebbe nella clausola di salvaguardia, senza far ripiombare l’Italia nuovamente in infrazione. Insomma, i sovranisti sembrano intenzionati a far bene i compiti a casa in materia di austerità sulle spese sociali, ma anche in materia di disavanzo sulle spese militari. Perché, in fin dei conti, l’ideologia dell’austerità funziona sempre e soltanto per la classe lavoratrice e i ceti popolari, giammai per la borghesia e i suoi interessi, a partire da quelli bellicisti e imperialistici.
Ma la cosa peggiore è che tutta la politica di riduzione della spesa netta e di rientro dalla procedura di infrazione è stata fondata sull’appropriazione del fiscal drag ai lavoratori dipendenti e pensionati. L’Italia è, infatti, risultata disciplinata e in linea (o comunque all’interno di una soglia di tolleranza) con quanto previsto dall’UE nel 2025 e 2026, esclusivamente perché ha potuto conteggiare le maggiori entrate derivanti dal drenaggio fiscale. In generale, l’inflazione è stata l’ancora di salvataggio delle politiche di austerità di Meloni-Giorgetti, con cui hanno potuto ridurre l’indebitamento e la spesa netta a danno della classe lavoratrice e dei pensionati senza dare troppo nell’occhio. Sul piano delle entrate, la pressione fiscale è aumentata in modo vistoso per mezzo del fiscal drag e non di incrementi visibili delle aliquote; sul piano della spesa, gli incrementi in termini assoluti ci sono stati certamente, ma decisamente inferiori al tasso d’inflazione e al tasso di crescita del PIL, facendo ridurre la spesa pubblica in termini reali e in rapporto al PIL.
Nel 2026, si proseguirà in modo ancora più infame. Tenendo conto che ogni punto di inflazione si porta dietro circa 1,5 miliardi di fiscal drag a dipendenti e pensionati, un incremento di 3 punti percentuali può garantire al Governo altri 4,5 miliardi di euro da destinare alla copertura nel sentiero della forbice della spesa netta. Insomma, l’aumento della pressione fiscale non è affatto dovuto all’incremento degli occupati, che fanno aumentare il numeratore delle entrate ma anche il denominatore del PIL, come continua a mistificare la Meloni; piuttosto, tale incremento è dovuto principalmente all’effetto della mancata indicizzazione dei parametri dell’IRPEF all’inflazione. Nel triennio 2027-2029 con un’inflazione media del 2% annuo ci si aspetta altri 9 miliardi di drenaggio fiscale complessivi. Queste entrate in più non si vedono nella copertura della manovra perché sono già incluse nella legislazione vigente, ma consentono al Governo di migliorare i conti pubblici principalmente a danno della classe lavoratrice e dei pensionati.
Le altre entrate
Le altre entrate derivano per 5 miliardi e mezzo dalle banche e dalle assicurazioni, articolate in varie fattispecie.
L’IRES (l’Imposta sul Reddito delle Società) sale di tre punti al 30,5%, per le banche e al 27% per le Assicurazioni con un gettito stimato di 800 miliardi. È una misura transitoria che vale 2 anni.
La riduzione della deducibilità delle spese amministrative e ammortamenti vale 1.300 miliardi ed è strutturale. Altri 2 miliardi arrivano dalle DTA, Imposte Differite Attive (paghi ora di più, ma pagherai meno domani); la noma vale quindi positivamente solo nel primo anno, per poi valere negativamente negli anni successivi. Infine, la Tobin Tax vale 1,4 miliardi di euro ed è strutturale.
Per quanto riguarda il settore energetico la norma prevede un aumento dell’IRAP di 3 punti per una entrata di 700 milioni ed è strutturale. Dai giochi e dalle lotterie dovrebbero entrare 900 milioni. Dai tagli alle spese dei ministeri sono previste riduzioni di spesa per 1,2 miliardi. Si ipotizza un recupero di un miliardo dall’evasione fiscale, decisamente velleitario, soprattutto alla luce delle recenti performance in materia di incentivi alla sotto dichiarazione e al lavoro irregolare.
Più di 3 (tre) miliardi di euro sono rubati alle pensionate e ai pensionati che subiscono il taglio dell’indicizzazione all’inflazione dei loro assegni previdenziali. Tra il 2022 e il 2032 saranno sottratti ai pensionati 36 miliardi di euro, nel 2036 questa cifra salirà a 50 miliardi (per di più è calcolato su una inflazione al 2,8%, quando questa è già oggi ben superiore).
Il disegno di legge conferma nello stesso tempo l’aumento dell’età pensionabile; comincia nel gennaio 2027 per arrivare nel 2029 al requisito di 67 anni e 6 mesi di età o 43 anni e 4 mesi di contributi.
Come vengono utilizzate le risorse disponibili
Alle armi!
La spesa forte, quella che giornali e media, quasi non citano è per il riarmo: 14,4 miliardi di euro nei due prossimi anni, 2027 e 2028. Il messaggio è fin troppo chiaro: Non burro “welfare” ma cannoni “warfare”!
Tante voci compongono poi questo provvedimento, tra cui il finanziamento delle missioni militari all’estero, la costruzione di un nuovo caccia con l’Inghilterra e il Giappone e anche un fondo per “arruolare” la riserva volontaria negli organici della Difesa. Questa ultima misura forse per instradare i giovani alla leva!?
Viene poi rinnovato e aumentato il credito di imposta per le aziende che operano in Zes (Zone economiche speciali, già finanziata dalla legge precedente per un miliardo sale di altri 1,4 miliardi nel 2027. Un credito di imposta è previsto anche per i software in cloud.
Flat tax
Ecco poi le famose norme a favore del cosiddetto “ceto medio”.
L’aliquota IRPEF al 33% viene estesa, da 50 mila euro fino a un reddito annuo di 55 mila euro. Per via del meccanismo a scaglioni, il risparmio massimo di 500 euro annui andrà a vantaggio di tutti i contribuenti a partire dai 55 mila euro in su all’infinito, compresi professori, magistrati, manager privati, dirigenti pubblici, calciatori e milionari. Gli unici esclusi: dipendenti e pensionati sotto 50 mila euro. Fu così che il leghista Giorgetti si trasformò da Alberto da Giussano allo sceriffo di Nottingham!
Soprattutto però viene esteso a 100 mila euro di reddito annuo (persino 115 mila euro nell’ultimo anno prima dell’esclusione), il regime agevolato di imposizione fiscale per i professionisti e le piccole imprese individuali (finora previsto fino a 85.000 euro di reddito, 100 mila prima dell’esclusione), attraverso l’aliquota ridotta del 15%, in sostituzione dell’IRPEF e dell’IRAP, nonché dell’esclusione ai fini IVA, Come al solito, ogni stratagemma sarà utile per posizionare il fatturato appena al di sotto della soglia, favorendo ancor di più una legalizzazione dell’evasione, ovvero l’incentivo alla sottodichiarazione dei ricavi e dei compensi.
Ecco come riassume la CGIL i numeri di questa misura: “Un professionista benestante con un reddito lordo da 100.000 euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro all’anno. Inoltre, l’autonomo sarà completamente esentato dal pagare le addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali. Questo sarà l’effetto dell’estensione della flat tax da una parte, e dell’abbattimento dell’aliquota Irpef tra i 50.000 e i 55.000 euro dall’altra (il massimo risparmio sarà di 500 euro all’anno). Quest’ultimo intervento costerà circa 1,3 miliardi, a fronte di un drenaggio fiscale che, nel solo 2026, sta costando 4,5 miliardi a lavoratori e pensionati”.
La logica politica sottostante a questa misura è quella di estendere ulteriormente la diffusione della cosiddetta “tassa piatta”, al posto della progressività.
Occorre subito rilevare, che tutte queste misure di riduzione delle tasse, avranno effetti negativi non solo sulle entrate dello stato con pesanti ripercussioni sulla spesa pubblica sociale, ma anche una riduzione delle entrate degli Enti locali, che perderanno le addizionali locali sull’Irpef, a loro volta operatori di una serie di interventi sociali.
Tale misura si aggiunge al Concordato preventivo biennale, che consente alle partite IVA di pagare un’aliquota compresa tra il 10% e il 15% sul maggior reddito concordato col fisco.
Nel disegno di legge c’è anche una norma che riguarda la previdenza pubblica e in particolare la famosa quota 100. Si tratta della costituzione di un fondo di ben 2,55 miliardi in tre anni destinato alla “flessibilità in uscita”. Che cosa sia e che cosa sarà questo istituto nessuno in realtà lo può sapere, perché è del tutto indefinito ed è oggetto di una dura contesa tra Salvini e FdI che non lo vuole assolutamente mettere in atto. Come dire: “E’ la solita bufala di Salvini sull’abolizione della legge Fornero”. Una cosa è comunque certa: si continuerà a calcolare tutta la pensione col metodo contributivo; in pratica, si darà eventualmente la libertà di andare in pensione a 64 anni con 36 di contributi, ma col taglio drastico del trattamento mensile pensionistico.
La sanità
La legge di bilancio prosegue il percorso, iniziato da tempo, del definanziamento della sanità pubblica e della promozione di quella privata con grave danno della maggioranza dei cittadini e delle cittadine. Si prevede un irrisorio aumento di 2,4 miliardi per il 2027, quanto lo stesso ministro della Sanità ne aveva chiesto il doppio, ed ancor più i Presidenti delle Regioni. In realtà, servirebbe un aumento superiore di 3 o 4 volte anche solo per riuscire a mantenere i livelli attuali di operatività. Ci sono altri 1,600 miliardi stanziati per la sanità, ma questi andranno alle cliniche e agli operatori privati. È questo l’obiettivo del governo attuale e più in generale delle forze borghesi: mercificare un servizio che più di tutti deve rimanere pubblico e fruibile per tutte le cittadine e cittadini.
Il calcolo è già stato fatto: il fabbisogno sanitario nazionale sprofonderà dall’attuale già risicato 6,14% del PIL di quest’anno al 6,11% nel 27, al 5,98% nel 2028, nel 5,83 nel 2029. In Germania l’incidenza sul Pil è dell’11%, in Francia 9,4%, in Svezia del 9,3%, nel Regno Unito del 9,2%:
La scuola
Il disegno criminoso del governo verso la scuola pubblica si misura nei tagli previsti per il 2027, tagli di personale, sia degli insegnanti che delle lavoratrici e lavoratori ATA, non meno indispensabili per il suo funzionamento. Ai 5.660 docenti e 2.174 ATA già tagliati nel 2025-26 si sommano ora altri 4.925 posti docenti e 2.049 ATA dal 2027/28. Oltre 14 mila posti in meno in tre anni. Un taglio che colpisce soprattutto i collaboratori scolastici, che garantiscono apertura, vigilanza, assistenza. Contemporaneamente nuove provvidenze pubbliche, cioè nuovi finanziamenti sono previsti per le scuole private con la proroga al 2027 dei buoni alle famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie, meccanismo che aggira in modo malcelato il divieto costituzionale di finanziamento alle scuole private. In proposito si rimanda al comunicato della FLC Cgil.
Ma l’attacco ai servizi pubblici si manifesta anche in una norma più generale. Si prevede una riduzione del 25% per il turn over nella pubblica amministrazione; significa che ci saranno meno lavoratrici e lavoratori per svolgere le funzioni pubbliche. Meno persone che ci lavorano e carichi più pesanti per quelli che operano. E si esprime anche nel fatto che nella PA chi va in pensione dovrà aspettare dieci anni prima di vedersi pagate tutte le rate della liquidazione.
Spot elettorali, mance, prebende e tassa piattissima
La legge di bilancio prevede poi una serie infinita di norme ad hoc, molte delle quali destinate a ridurre le tasse per le aziende nella speranza che questo favorisca l’assunzione di giovani al di sotto dei 35 anni e donne madri, una strada che da anni viene percorsa con modestissimi risultati, con un vantaggio per le imprese e di certo una riduzione degli introiti fiscali per la pubblica amministrazione, senza che questo abbia significato una riduzione della precarietà, del lavoro nero, tanto più per i migranti, e dei bassi salari.
Tanto per indicare alcune delle misure: la cedolare sugli affitti a canone concordato, la cedolare secca sui negozi che permette ai possessori di immobili di affittare locali anche di 300 metri quadri pagando solo una imposta dell’1% (vale 200 milioni), poi la decontribuzione per le donne, per i giovani, la decontribuzione per la stabilizzazione, la flat tax per gli aumenti contrattuali (vale 873 milioni), quella per gli aumenti ai giovani (vale 358 milioni), per i dipendenti Pa (vale 358 milioni), sui turni festivi (vale 271 milioni); poi i tanti bonus sparsi qua e là, dai mobili agli elettrodomestici per raccogliere consensi. Infine, l’elargizione dello stato di 100 euro per ogni nuovo nato fino al 18° anno di età.
Consistente dal punto di vista economico l’IRPEF azzerata per un anno in agricoltura, caccia e pesca, nonché le agevolazioni sul gasolio (un miliardo).
Il Sole 24 ore ha fatto una lista di 18 provvedimenti che hanno carattere una tantum, ma incidono per 6 miliardi nel 2027, con un trascinamento negli anni successivi di 4 miliardi.
Molto più consistente l’elargizione per i pensionati sopra i 75 anni di 300 euro per pagarsi le prescrizioni mediche non supportate dal servizio pubblico. Sono un miliardo e 600 mila euro che finiranno nelle tasche dei medici privati e dei dentisti. Questa norma è strutturale ed è un finanziamento alla sanità privata.
La conclusione politica che si può trarre è che siamo di fronte a una finanziaria del tutto interna alle regole liberiste dell’UE, con la novità imperialista del finanziamento in deficit concesso per le armi e per attenuare i costi delle bollette soprattutto per le imprese energivore.
Il governo prosegue attivamente nella destrutturazione di alcuni pilastri dei servizi pubblici; redistribuisce qualche risorsa tra le diverse componenti della classe borghese; cerca di dare sicurezze e sussidi, in particolare, al suo bacino elettorale, piccolo-medio borghese, super individualista, già reazionario o potenzialmente reazionario; punta con qualche elemosina e mancia a mantenere anche voti più popolari; attraverso tutte queste misure mira a indebolire socialmente e politicamente la classe operaia; per i giovani ha già varato sei decreti repressivi e istruito la polizia alla repressione più dura.
Tutte buone ragioni per fare le assemblee nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e nei territori, per scendere tutte e tutti uniti, studentesse, studenti e classe lavoratrice, il 20 novembre nello sciopero generale, provando poi a continuare la lotta per sconfiggere questo governo delle destre e dei fascisti.