Studenti e classe lavoratrice uniti per un movimento di massa contro il Governo
di Francesco Locantore
L’autunno italiano, sulla scia delle mobilitazioni in campo in tutto il mondo, si sta caratterizzando per una presa di coscienza delle giovani generazioni e per la loro irruzione nelle piazze.
Già dall’inizio dell’anno scolastico, nei primi giorni di ottobre, sono partite le occupazioni di decine di scuole a Roma e Torino e poi in tante altre città, molte delle quali sono ancora in corso o stanno cominciando in questi giorni. Le/gli studenti protestano contro l’impoverimento della scuola pubblica, le sedi fatiscenti, la mancanza di personale, la riforma che squalifica l’istruzione tecnica, il decreto razzista del Governo che impone un tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi e il divieto di indossare burqa e niqab. Ma la protesta giovanile ha preso di mira fin da subito anche obiettivi più generali come il carovita e le politiche guerrafondaie e di riarmo. La solidarietà con la Palestina rimane uno dei tratti caratterizzanti della presa di coscienza delle giovani generazioni che già l’autunno scorso si sono espresse nelle piazze e negli scioperi.
Lo sciopero generale indetto da USB e altri sindacati di base e le manifestazioni del 30 ottobre, che hanno portato in piazza circa un milione di persone in 70 città, ha convolto anche tante e tanti iscritti alla Cgil e ad altri sindacati, ed è stata apertamente sostenuta dall’area “Le radici del sindacato” in Cgil. La Cgil ha sbagliato a non convergere su questo sciopero, tutta concentrata com’è sulla trattativa sul modello contrattuale con Cisl e Uil, che non porterà nulla di buono per la classe lavoratrice. Il principale sindacato italiano ha perso un’occasione per mettersi a disposizione di un movimento che ha attraversato anche la manifestazione nazionale del 17 ottobre scorso, le manifestazioni del 24 ottobre e che vedrà un’altra importante tappa proprio nello sciopero generale del 20 novembre. L’iniziativa dello sciopero del 30 ottobre è partita dai lavoratori dei porti europei, che hanno deciso di scioperare contro il commercio di armi, e poi è stata estesa a tutte le categorie di lavoratori con la parola d’ordine: “Abbassate le armi, alzate i salari!”. Sono scesi in piazza tante e tanti insegnanti al fianco dei propri studenti, i vigili del fuoco, i metalmeccanici, le maestranze dell’ex ILVA, le tante aziende in crisi, le lavoratrici e i lavoratori dei trasporti, nonostante il tentativo di precettazione per la festività del primo novembre. Lo sciopero ha avuto il merito di avviare un necessario processo di saldatura tra la protesta studentesca a quella della classe lavoratrice, così come le rivendicazioni contro la guerra e il riarmo con l’aumento del costo della vita e la perdita di potere d’acquisto dei salari.
Proprio il 30 ottobre il Governo Meloni ha presentato in Parlamento il suo disegno di legge di bilancio, in cui si prevede un ingente investimento di risorse per la difesa, per portare l’Italia sempre più vicina all’obiettivo di spesa del 5% del PIL in armamenti, deciso dalla NATO. Altro che ascoltare le piazze e le giovani generazioni! Il Governo prosegue dritto nelle sue politiche antipopolari. Si assegnano risorse insufficienti alla sanità, quasi tutte destinata alla sanità privata mentre si taglia quella pubblica. Si tagliano ulteriormente i finanziamenti all’istruzione, prevedendo una ulteriore diminuzione del personale di circa 5000 docenti e 2000 collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi. Non si stanziano le risorse per adeguare gli stipendi pubblici al costo della vita, causando così una ulteriore riduzione dei salari reali nel settore pubblico, che dopo aver perso circa l’11% (una mensilità in meno) nel triennio 2022-2024, vedono un’inflazione nettamente superiore a quella prevista – e su cui è stato firmato il contratto collettivo – per il triennio 2025-2027. L’ISTAT ha infatti appena comunicato che l’inflazione ad ottobre si attesta su un aumento del 5,4% su base annua, dato destinato ad aumentare ulteriormente. Inoltre si prevede di reperire risorse anche attraverso un taglio all’adeguamento delle pensioni all’inflazione. Lo scandalo della politica di questo Governo sulle pensioni, eletto anche sulla base della promessa di abolire la riforma Fornero, è intollerabile.
D’altra parte l’unica risposta che è pervenuta dal Governo alla mobilitazione sociale è stata quella di inasprire la repressione, con l’emanazione di un nuovo ennesimo decreto sicurezza che criminalizza i minorenni, prevedendo il fermo di polizia preventivo e lascia mano libera alle forze dell’ordine e all’esercito. I giovani manganellati e dispersi con gli idranti in queste settimane, gli studenti e le studenti prelevate dalle proprie scuole a Roma e portati in questura, la vicenda di Youssef Siher arrestato per il solo fatto di aver aperto un account sui social in sostegno alle mobilitazioni dopo il 17 ottobre e additato come “Ayatollah dei maranza”, in un concentrato di islamofobia, razzismo e disprezzo per le giovani generazioni. Sono tutti atti che indignano giovani e meno giovani e devono indurci a mobilitarci ancora con maggiore forza contro il Governo e le sue politiche.
Le destre al Governo sembrano essere convinte di poter vincere di nuovo le elezioni grazie alla riforma anticostituzionale del sistema elettorale che sono riuscite ad approvare nelle scorse settimane. Un sistema che assegna il 55% dei seggi alla coalizione che riesce a raggiungere il 42% dei voti, che riconferma lo sbarramento al 3% all’ingresso in Parlamento e che quadruplica le firme necessarie a presentare una lista.
Non hanno fatto i conti con l’esasperazione popolare e con la possibile nascita di un movimento di massa unitario della classe lavoratrice e delle giovani generazioni. Un movimento che continuerà ad esprimersi nelle prossime settimane con alcune scandenze nazionali già fissate. La prima importante scadenza sarà il prossimo 20 novembre: lo sciopero studentesco internazionale contro la leva militare, il riarmo e la guerra indetto da numerose organizzazioni europee, su cui sono confluiti lo sciopero generale indetto dalla Cgil e lo sciopero del pubblico impiego e della scuola indetto da USB. Il 28 novembre ci sarà la manifestazione contro la violenza sulle donne: “Sabotiamo la guerra e il patriarcato!” Infine il 12 dicembre è stata indetta dall’assemblea dell’accampamento al Colosseo una manifestazione nazionale contro il Governo Meloni.