A Davos le diseguaglianze non conoscono fine

di Roberto Ciccarelli (da il manifesto)

  • Almeno 1,7 miliardi di lavoratori vivono in paesi in cui l’inflazione supera l’incremento medio dei salari e oltre 820 milioni di persone – circa una persona su dieci sulla Terra – soffrono la fame
  • Secondo la Banca Mondiale, stiamo assistendo al più grande aumento di disuguaglianza e povertà globale dal secondo dopoguerra
  • Sono i dati del rapporto «La disuguaglianza non conosce crisi» pubblicato da Oxfam in occasione dell’apertura dei lavori del 53esimo World Economic Forum di Davos in Svizzera che proseguirà fino al 20 gennaio

Fiera delle vanità, dei jet privati e degli hotel di lusso, anche quest’anno i potenti o aspiranti tali, i capitalisti alla ricerca di pubbliche relazioni e gli architetti che mettono le mutande al mondo sono tornati a darsi appuntamento in presenza, e non più online, al 53esimo incontro del World Economic Forum a Davos in Svizzera. Finite le quarantene, mentre in Cina il Covid continua a spezzare le catene globali del valore, rieccoli a discutere del futuro della «globalizzazione» a dispetto delle policrisi che l’hanno fatta a pezzi. Continueranno a fare piagnistei sullo stato climatico del pianeta. Estrarrano dal cilindro le vaghe promesse sulle «sfide globali». Così si esprimono ancora, con un linguaggio sapido come il tofu, buono per ogni pietanza.

DA QUESTA BOLLA sulle montagne sono arrivati i segnali dal terribile mondo in cui viviamo. Andiamo al capitolo guerra per procura tra imperialismi, Ci saranno i paesi baltici, Polonia, Finlandia, il segretario generale della NatoJens Stoltenberg, i vertici del Fbi e dell’intelligence Usa. L’Ucraina è sbarcata con una folta delegazione che ha chiesto ai paesi occidentali di fornirle più velocemente armi per difendersi dall’aggressione militare russa. Il presidente Zelensky non ci sarà, oggi parlerà sua moglie Olena. Tra i paesi del G7 sarà presente solo il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Seconde e terze file dall’Italia: il ministro dell’Istruzione «e del merito» Valditara e il vice del ministero «delle Imprese e del Made in Italy» Valentini.

CAPITOLO CRISI ENERGETICA globale. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha annullato il viaggio. Il suo paese è alle prese con una crisi energetica senza precedenti che provoca interruzioni di corrente giornaliere tra le otto e le 11 ore. I manifestanti nella parte orientale della capitale commerciale, Johannesburg, ieri hanno bloccato le strade incendiando pneumatici.

NEL LIBRO DEL PRESENTE non mancano le sconvolgenti diseguaglianze ormai accettate come eventi naturali funesti, ma sempre meno politicizzate in società all’apparenza normalizzate. In India, sostiene lo studio di Oxfam «Survival of the Richest» [La sopravvivenza dei più ricchi, ndr.], solo nel 2022 il patrimonio del secondo paperone del mondo, Gautam Adani, è cresciuto del 46%. Il totale posseduto dai cento più ricchi di quel paese ha raggiunto i 660 miliardi di dollari. L’Iva indiana, chiamata tassa sui «Goods and services», è pagata dallametà della popolazione. Solo il 3% del suo totale è pagato dai mega-ricconi. Nessuno li tassa, in pratica. è la regola in tutto il mondo, nessuna eccezione. Lo scandalo politico non è nuovo, ma ha spinto 30 membri della Commissione per l’Economia della Trasformazione del Club di Roma a firmare una lettera aperta che invita i partecipanti a Davos a unirsi per chiedere il minimo sindacale, che oggi sembra un miraggio: l’aumento delle tasse per i super-ricchi. Parola d’ordine: tax the rich.

LA MAGGIOR PARTE dei sistemi fiscali del mondo sono obsoleti e regressivi e non sono in grado di fornire le entrate necessarie per sostenere la tanto evocata transizione energetica. Le leggi fiscali non riconoscono la miriade di modi in cui le società e i capitalisti evadono le tasse, spostando i profitti e le attività in giurisdizioni a bassa tassazione. I governi si affidano alla tassazione indiretta, come l’imposta sul valore aggiunto (Iva), che ricade in modo sproporzionato sui poveri. Parliamo di iniquità programmatiche che hanno portato a una massiccia diminuzione della ricchezza pubblica e a enormi concentrazioni di ricchezza privata.

LA VIOLENZA di questa situazione la possiamo vedere anche in Italia. Secondo i dati del rapporto Oxfam «La disuguaglianza non conosce crisi» i super ricchi con patrimoni superiori ai 5 milioni di dollari (lo 0,134% degli italiani) possedevano, a fine 2021, una ricchezza equivalente a quella posseduta dal 60% degli italiani più poveri. Oltre 6 milioni di lavoratori dipendenti rischiano, con le regole di indicizzazione attuali, di vedere un adeguamento insufficiente dei salari rispetto alla mega-inflazione. Sono calati in termini reali del 6,6% nei primi nove mesi del 2022. Così gli adeguamenti non copriranno l’aumento dei prezzi. E il rinnovo dei contratti nazionali per i circa 6,3 milioni di dipendenti potrebbe essere realizzato solo parzialmente. Il governo Meloni sta cuocendo al fuoco della crisi. Ed è stretto in un paradosso: necessità di una stretta monetaria e urgenza di non bloccare la crescita. È l’effetto banche centrali: Fed e Bce proseguiranno la politica recessiva, mentre due terzi degli economisti sondati a Davos prevedono recessione nel 2023.

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