Il Brasile è diviso come mai prima d’ora

di Valerio Arcary*

1. Nel corso del dibattito di domenica sera, 16 ottobre 2022, Lula ha ottenuto una media del 44,5% di commenti positivi, Bolsonaro del 36,5%. Ciò che conta è l’impatto del dibattito. Soffermandoci su un’analisi tecnica del dibattito, possiamo affermare che Lula ha vinto il primo “round” con un vantaggio significativo, dominando e denunciando l’irresponsabilità del governo di fronte alla pandemia. Ha pareggiato il secondo “round”, quello con le domande dei giornalisti. Ha perso nel terzo, a causa della mancanza di controllo sul tempo di parola. Lula, giustamente, ha deciso di non abbassare il livello del “dibattito”, ma non è riuscito a ottenere una risposta sulla corruzione. Bolsonaro, come era prevedibile, è sceso al livello  in cui “tutto è permesso”: ha usato il suo corpo [gli ha toccato la spalla: i contendenti potevano spostarsi sul palco] per cercare di intimidire Lula; ha ripetuto fino allo sfinimento che il PT ha derubato Petrobras; ha fatto abbondante uso di slogan demagogici contro il diritto all’aborto, contro l’”ideologia di genere” e la legalizzazione delle droghe; ha cercato di creare paura dicendo che Lula avrebbe chiuso le chiese e imprigionato i religiosi. Lula, visibilmente stanco, è stato molto bravo a difendere la dignità dei lavoratori che vivono nelle favelas. Restano dodici giorni. La cosa più importante è che Lula mantenga il suo vantaggio. Ma c’è ancora grande incertezza sull’esito finale delle elezioni.

2. La seconda settimana del secondo turno si è conclusa con la pubblicazione di alcuni sondaggi che mostrano Lula mantenere un vantaggio del 5% su Bolsonaro, lo stesso divario della settimana precedente, secondo l’Istituto DataFolha. Ma nell’ultimo sondaggio IPEC, pubblicato il 17 ottobre, c’è stata una piccola oscillazione a favore di Bolsonaro nel totale delle intenzioni di voto: Lula con il 50% è sceso di un punto e Bolsonaro con il 43% ha guadagnato un punto. Lo stesso vale per i voti validi [cioè i voti totali meno le schede bianche e i voti non validi che determinano l’elezione], 54% contro 46%. I dati mostrano che il 95% degli elettori di Lula è fermamente deciso, rispetto al 93% di Bolsonaro. Gli indecisi sono solo l’1%. Il vantaggio di Lula è sostenuto da un’ampia maggioranza di coloro che hanno un reddito fino a due salari minimi al mese [R$1212, salario minimo mensile, o 236 euro]. Ci sono tutte le ragioni per credere che il tasso di astensione sarà di importanza decisiva. Storicamente, è più alto nei secondi turni. La lotta per il trasporto pubblico gratuito [al seggio elettorale] è diventata decisiva. In breve, è possibile vincere.

3. Ma Bolsonaro è in testa nel Sud [Stati di Paraná, Santa Catarina e Rio Grande do Sul]: 59% contro il 41% di Lula. È in vantaggio anche nel Centro-Ovest [Stati di Goiás, Mato Grosso e Mato Grosso do Sul, oltre al Distretto federale]: 59% contro 41%. Il pareggio tecnico [tenendo quindi conto del margine di incertezza dei sondaggi] esiste nel Sud-Est [Stati di Minas Gerais, Espírito Santo, Rio de Janeiro e San Paolo], con un vantaggio quantitativo per Bolsonaro del 52% contro il 48%, e anche nel Nord [Stati di Acre, Amazonas, Roraima, Rondônia, Pará, Amapá e Tocantins] con il 51% contro il 49%. Un vantaggio schiacciante per Lula appare nel Nordest [Stati di Maranhão, Piauí, Ceará, Rio Grande do Norte, Paraíba, Pernambuco, Alagoas, Sergipe e Bahia] con il 72% contro il 28%.
Il Paese non è quindi solo socialmente diviso, ma anche regionalmente fratturato. Lula sarebbe preferito dal 41% degli elettori di Simone Tebet (MDB); Bolsonaro ha ricevuto il 29%. Tra gli elettori di Ciro Gomes (PDT-Partido Democrático Trabalhista), Lula otterrebbe il 40% e Bolsonaro il 31%. Se non trascuriamo il fatto che il margine di errore dei sondaggi è del 2% in più o in meno, nel peggiore dei casi il vantaggio di Lula è solo dell’1%. Questo lascia un’incertezza.

4. Le intenzioni di voto che ancora emergono da un confronto sono infinitesimali. La campagna si sta sviluppando su cinque fronti. Nelle opzioni tattiche e politiche, nell’organizzazione del sostegno, nella mobilitazione nelle strade, nel grande brusio sui social network e nelle ore di pubblicità alla radio e alla televisione. Ciò che sarà decisivo è la tattica politica, non i “colpi” inferti. Bolsonaro ha ottenuto il prevedibile sostegno di Romeu Zema [Partido Novo, governatore di Minas Gerais], Rodrigo Garcia [PSDB, al primo posto per la carica di governatore di San Paolo] e Sergio Moro [eletto senatore del Paraná al primo turno]. Lula ha ottenuto l’appoggio di Simone Tebet, di leader storici del PSDB come Fernando Henrique Cardoso [presidente dal gennaio 1995 al gennaio 2003] e José Serra [ex governatore dello Stato di San Paolo dal gennaio 2007 al marzo 2010], oltre che del PDT, e il sostegno prudente di Ciro Gomes. Da questo punto di vista, Lula ha rafforzato la propria posizione. Anche la superiorità di Lula nelle strade è immensa in questo momento. Le marce a Campinas [stato di São Paulo] e Belo Horizonte [capitale dello stato di Minas Gerais], nel Complexo do Alemão [un gruppo di favelas nella città di Rio de Janeiro] e a Salvador [capitale dello stato di Bahia], così come ad Aracaju [capitale dello stato di Sergipe] e a Recife [capitale dello stato di Pernambuco] sono state molto frequentate.
Ma è vero che stiamo ancora imparando come affrontare l’estrema destra. Quale dovrebbe essere l’orientamento politico? La maggioranza delle forze militanti sostiene la tattica sensazionalistica di rivolgere contro Bolsonaro le sue dichiarazioni assurde e abiette, stupide e strabilianti. Ma la guerra sporca sui social media non sminuisce la centralità della politica. Quest’ultima dovrebbe orientarsi verso proposte che possano stimolare la speranza politica o su una riproposizione del passato [dei governi Lula]? La proposta, ad esempio, di esentare dall’imposta sul reddito i dipendenti che guadagnano fino a 5’000 reais [976 euro, ovvero meno di quattro salari minimi] è stata un’inflessione molto importante, purtroppo non sfruttata nel dibattito. Avrebbe potuto essere combinato con la spiegazione della necessità, tra le altre, di un’imposta sui grandi patrimoni, delineando così una strada diversa da percorrere.

5. I governi del PT hanno dato origine al lulismo negli strati popolari. Questa è la chiave per comprendere l’enorme leadership di Lula nel Nordest, che potrebbe decidere la vittoria su Bolsonaro. In Brasile, la classe operaia è divisa in due parti principali. Da un lato, ci sono poco più di 30 milioni di dipendenti con un contratto formale nel settore privato, più concentrati nel Sud-Est e nel Sud, e 13 milioni di dipendenti pubblici. Dall’altra parte, ci sono 10 milioni di lavoratori dipendenti con un datore di lavoro, ma senza contratto [con conseguenti prestazioni pensionistiche e di assicurazione sociale], e 25 milioni di “lavoratori autonomi” in una vasta gamma di settori. Il peso di questo semi-proletariato è immenso in tutto il Paese, soprattutto nel Nord e nel Nord-Est. Negli anni ’80 il PT si è trasformato in un partito con un’influenza di massa, basato sulla mobilitazione della classe operaia, organizzata in sindacati. Prima del 2002 era sempre più forte nel Sud-Est. Il lulismo è diventato un partito “delle masse” dopo l’esperienza pratica del miglioramento delle condizioni di vita sotto i governi di Lula e Dilma Rousseff.
Ma negli ultimi dieci anni il Paese è cambiato. Mentre a livello nazionale, soprattutto nelle regioni più industrializzate, l’economia ha ristagnato – su un asse che attraversa l’interno del Brasile da nord a sud – c’è stata una forte crescita guidata dallo sviluppo delle esportazioni di cereali e soia e di varie carni. Storicamente, i centri costieri più dinamici erano in declino. Dal sud dell’Amazzonia, attraverso le regioni centro-occidentali del Mato Grosso e del Goiás, dall’ovest di San Paolo e del Paraná, fino a Santa Catarina e Rio Grande do Sul, l’agrobusiness ha attratto la borghesia grazie alla sua recente prosperità. L’emergere di un’estrema destra neofascista con una base di massa si basa su questa divisione regionale, oltre che sullo spostamento a destra delle classi medie.

*Articolo pubblicato sul sito Esquerda online, sito della corrente Resistencia del PSOL, il 18 ottobre 2022; la traduzione in italiano è stata curata dal segretariato MPS.

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