Donna Vita Libertà

di Cristina Tuteri

Non si fermano le proteste in Iran e soprattutto non si fermano le donne e le giovanissime generazioni che le hanno innescate, coltivate, curate.

Le manifestazioni, iniziate per la terribile uccisione di Masha Amini, partono da lei, vanno insieme a lei, oltre lei. Masha Amini la ragazza curda in vacanza a Teheran che è stata arrestata per portare il velo in modo non corretto, secondo le rigide e brutali regole integraliste, è stata fermata dai Gasht Ershad, che sono squadre create all’interno dei pasdaran, dei guardiani della rivoluzione, per sorvegliare e punire chi fa uso di alcool droghe o chi utilizza un abbigliamento considerato fuori dai rigidi canoni. Masha è stata arrestata e portata in una sessione di rieducazione punitiva in cui è stata torturata e uccisa.

Non si fermano le proteste perché non riguardano solo il velo ma sono il rifiuto di una intera condizione sociale che coinvolge in primis le donne, vere avanguardie di questo movimento, ma anche un’intera generazione, priva di diritti e libertà.

Ma proviamo a leggere queste rivolte guardandole con gli occhi e con le voci delle protagoniste e dei protagonisti che le stanno alimentando in Iran, ma anche con quegli stessi occhi e voci delle giovani donne iraniane che sono in Italia e in tutto il mondo, che ci raccontano con grande coinvolgimento quel che accade nella loro terra. Proviamo a guardare ad ascoltare l’Iran attraverso i numerosi video e audio di queste grandissime ragazze che ci stanno raccontando e che stanno diffondendo in tempi quasi reali quel che accade nel loro paese.

Narrano che in Iran la situazione è terribile, la repressione è incalzante e violentissima e provoca morte e devastazione. Ma queste voci ci dicono anche che le proteste non si piegano ma vanno avanti e, nonostante tutto, si organizzano.

E scopriamo anche che la situazione è inedita, perché queste stesse ragazze ci spiegano anche che c’è una differenza con le altre rivolte, quella del movimento verde del 2009 che accusava Ahmadinejad di aver manipolato i risultati elettorali e quella del recente 2019 quando furono uccise 1500 persone in soli tre giorni, perché contestavano nelle manifestazioni la corruzione il carovita, la repressione e la mancanza soffocante di libertà, agita dal pugno di ferro del regime della repubblica islamica.

Questa volta le rivolte non sono confinate nelle grandi città ma sono diffuse in tutte le comunità iraniane da quelle più periferiche a quelle più grandi e centrali. La diffusione parte dal Kurdistan iraniano fino ad arrivare alle principali città e a coinvolgere addirittura le città sante, e questo colpisce moltissimo il clero sciita.

Questa volta in tutto l’Iran , tutte le sere, tutte le notti si scende a bloccare le strade nonostante la polizia antisommossa utilizzi violenza inaudita per soffocare le rivolte, la protesta non si piega e non si ferma. Ci viene raccontato e fatto vedere attraverso i video delle proteste, che in Iran il 70 per cento della popolazione ha meno di 35 anni, è un Iran giovane e vitale che protesta, che grida Donna Vita Libertà. Questa nuova generazione è profondamente diversa dalle generazioni precedenti, ha dei riferimenti culturali che divergono dal potere costituito, che aspirano ad una modernità laica ma con radici forti
nella storia persiana.

Il governo è in serissime difficoltà, non solo perché non controlla queste rivolte ma perché ha un problema enorme di ricambio di classe dirigente, ormai invecchiata e profondamente carente di consenso. In queste ore si stanno raggiungendo cifre elevate di morti ed arresti, che coinvolgono attiviste e attivisti giornaliste e giornalisti, che sono in prigione e non si ha la certezza che siano vive e vivi o meno, tra cui la giornalista Niloofar Hamedi che per prima ha pubblicato la foto di Masha Amini agonizzante in ospedale.

Guardare questi audio e questi video ci rende vivo reale e visibile il protagonismo delle donne iraniane vero perno della rivolta, capaci di coinvolgere un’intera generazione ma anche le generazioni precedenti.

C’è un audio di un uomo non più giovane, che vive in Italia, tornato in Iran in queste settimane, che ci descrive come queste donne siano in grado di coinvolgere nella protesta anche settori non più giovani e come siano vitali e incoraggianti nel superare la paura della dura repressione, perché l’esigenza il desiderio di vivere libere è assolutamente superiore, è inebriante e la paura diventa sfida e la partecipazione diventa forza. E così questi racconti audiovisivi delle ragazze iraniane comunicano energia, competenza, convinzione e certezza di cosa si sta respingendo, desiderio di progetti, embrioni di strategie.

Un diario parlante giunto anche alle sorelle afghane che hanno coraggiosamente manifestato all’ambasciata iraniana a Kabul, mobilitazione duramente repressa dai talebani. Non possiamo sapere se questo movimento sarà in grado di abbattere il regime iraniano, ma sappiamo che lo minaccia seriamente e che lancia una speranza di ripresa delle lotte in Iraq, in Libano in Giordania, dove da tempo la nuova generazione si mobilita per i diritti sociali e civili, ed è un messaggio potente che arriva anche qui in Occidente, colto dal movimento transfemminista di Non una di meno che ha rilanciato in diverse mobilitazioni Donna Vita Libertà.

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