Brasile, che cosa ci insegna il primo turno delle presidenziali

Il primo turno delle elezioni politiche del 2022 ha riservato un’amara sorpresa alla militanza di sinistra che, seguendo i sondaggi elettorali, si aspettava una vittoria elettorale di Lula già in questo primo turno, o un passaggio al secondo turno per pochi voti, ma con un ampio margine di vantaggio su Bolsonaro. Alcune lezioni devono essere apprese immediatamente, perché la nostra sfida è enorme nelle prossime settimane. Eleggere Lula per sconfiggere Bolsonaro, ora sappiamo, sarà più difficile e, quindi, più vitale

di Marcelo Badaró Mattos, da esquerdaonline.com.br

Dove abbiamo sbagliato

La prima lezione, ovvia ma ancora difficile da cogliere, è: l’ottimismo della volontà non può mai sostituire il realismo dell’analisi. La forza sociale del neofascismo bolsonarista (così come il voto di Bolsonaro rispetto al primo turno del 2018) è cresciuta e si è solidificata. L’impressionante stabilità del sostegno elettorale di circa un terzo dell’elettorato, nonostante le fluttuazioni, rilevata dai sondaggi durante tutto il suo mandato, nonostante tutta la nauseante scia di distruzione e morte di questi quattro anni, ne è il segno più evidente. Inoltre, è stata sottovalutata – come se fosse stata ampiamente superata dopo l’annullamento dei processi e l’ascesa di Lula nei sondaggi (dall’aprile 2021) – la forza dell’antipetismo, cioè dell’ostilità preconcetta verso il PT, il Partido dos Trabalhadores, che si manifesta in ampi strati della società, soprattutto nel Centro-Sud del Paese. Questo antipetismo è ancora in grado di incoraggiare un “voto utile” per Bolsonaro, come è stato dimostrato dai voti di Bolsonaro a San Paolo e Rio de Janeiro, molto più alti di quelli indicati dai sondaggi elettorali.

La seconda lezione è che i sondaggi elettorali devono essere letti non solo in modo matematico, ma alla luce di dinamiche politiche e sociali più profonde rispetto alla rappresentazione di un determinato momento con un determinato campione di elettori. In un’analisi superficiale, i sondaggi hanno azzeccato il voto di Lula (entro il margine di errore) e il sorpasso di Simone Tebet su Ciro Gomes. E hanno azzeccato molto meno il voto di Bolsonaro e molto più quello di Ciro. È chiaro che c’è stata una migrazione della maggioranza dei voti di Ciro verso Bolsonaro – che la nostra illusione ottimistica precedentemente menzionata non ha colto, poiché ha insistito nel caratterizzare che questo voto sarebbe andato a Lula, guidato più da una prospettiva di centro-sinistra, quando l’antipetismo era il suo motto principale. Ma questo da solo non spiega il voto di Bolsonaro.

È facile constatare che l’estrema destra, in tutto il mondo, ha spesso avuto voti effettivi maggiori di quelli rilevati dai sondaggi elettorali. Si potrebbe ipotizzare che ciò sia dovuto a un misto di “vergogna” del voto e di “profezia che si autoavvera” (se credo che i sondaggi siano bugiardi, non dirò loro la verità). Ma, almeno nel caso specifico del Brasile (e negli Stati Uniti gli studi hanno mostrato qualcosa di simile con il voto di Trump), è un dato di fatto che i sondaggi hanno rilevato una maggioranza di voti per Lula negli strati più bassi della popolazione e l’inverso rispetto a Bolsonaro. Le fasce di reddito più basse sono, storicamente, quelle che si astengono di più alle elezioni. Si tratta di migranti interni che non hanno mai regolarizzato il proprio domicilio elettorale, di persone che non hanno nemmeno le risorse per pagare il trasporto alla sezione elettorale (che nelle grandi città, soprattutto nelle megalopoli del Sud-Est, può essere molto distante, a causa dei cambi di residenza nel corso della vita) e di settori in cui la lotta quotidiana per sopravvivere può essere così dura da rendere il calendario politico nazionale e l’esercizio della cittadinanza politica processi da cui sono rimasti completamente scollegati. L’astensione in questo primo turno è stata del 20,95% dei voti, la più alta degli ultimi 20 anni. I sondaggi non possono ponderare adeguatamente questo fattore.

Così come non possono cogliere quell’impulso dell’ultimo minuto – positivo attraverso la persuasione o negativo attraverso l’intimidazione – spinto dalla pressione della famiglia, del vicinato, del lavoro, ecc. Il fatto che, con l’eccezione del Nordest (e anche in quella regione con molte mediazioni), la crescita molecolare delle intenzioni di voto per Lula nelle ultime settimane non abbia ottenuto la visibilità pubblica di un’ondata di magliette, bandiere e folle dalle strade, mentre il “verdeamarelismo” bolsonarista (il nazionalismo della bandiera nazionale verde e gialla) è apparentemente visibile e intimidatorio, ha avuto un peso nel tratto finale che è sfuggito al record dei sondaggi. La paura e l’intimidazione della violenza politica, imposte dal volto più apertamente neofascista del bolsonarismo, hanno avuto l’effetto di limitare la visibilità del sostegno a Lula, soprattutto nel Sud-Est. Molte persone hanno votato per Lula, una resistenza silenziosa. La resistenza silenziosa non basta a dare forza a chi subisce una maggiore coercizione, né a dare la certezza di essere nella barca giusta agli indecisi che, stupore, ancora esistono.

Non possiamo più commettere errori

In questo contesto, la prima lezione che dovremmo trarre da questo primo turno è quella di spogliarci di ogni ottimismo autoingannevole, come quello che è circolato nella nostra bolla di sapone dalla fine dello spoglio dei voti, con messaggi sulla crescita dei banchi della sinistra alla Camera dei Rappresentanti e in alcuni parlamenti statali. Una crescita relativa al proprio stato di minoranza, che è molto lontana dall’essere superata. Sul fronte opposto, il peso del “Centrão” (i partiti di centrodestra non bolsonaristi) si è rafforzato alla Camera, come previsto dall’uso elettorale pornografico del cosiddetto “bilancio segreto” (l’uso disinvolto che alcuni politici fanno delle spese a carico dello stato, ndt). Al Senato, grazie all’elezione dell’attuale vicepresidente e di ex ministri, il peso di Bolsonaro è cresciuto abbastanza da poter avanzare, in caso di rielezione di Bolsonaro, persino una procedura di impeachment contro i magistrati del Tribunale supremo federale (l’equivalente della nostra Corte costituzionale, ndt). Se hanno una qualche utilità i seggi parlamentari conquistati dalla sinistra in questo momento – e ce l’hanno, senza dubbio – la loro prima prova del fuoco è mantenere la pressione politica di massa che ha fatto campagna per le candidature, nelle strade, al fine di eleggere Lula al secondo turno.

Altrettanto o più autoingannevole è l’ottimismo dei calcoli matematici che eludono la lotta politica e sociale: “Lula ha un vantaggio di sei milioni di voti”, “basta conquistare un altro 2% di elettori” e altre frasi simili di autoaiuto. Bolsonaro ha avuto modo di attingere voti nel tratto finale del primo turno per avvicinarsi a Lula e potrebbe avere ancora più “fondi di riserva”, negli elettori dei candidati minori (i centristi Tebet e Ciro) e nei voti bianchi e nulli. Tanto più se impariamo, una volta per tutte, che la campagna di un neofascista non si muove solo attraverso i sentieri illuminati delle “regole del gioco” di questo “partito della democrazia”, su cui tanto insistono i commentatori di turno.

Proprio per questo motivo, il ragionamento istituzionalista che ha finora dominato la leadership della campagna del PT, secondo cui è sufficiente aggiungere un maggiore sostegno formale all’ampio fronte elettorale, potrebbe essere disastroso in questo secondo turno. Non è che potremo dire che non saremo in grado di farlo. Questi partiti hanno già eletto i loro parlamentari, l’MDB è in lotta solo per due governi statali al secondo turno (il PDT è fuori gioco) e, in una corsa così polarizzata, è improbabile che abbraccino Lula con entusiasmo. Anche se lo facessero, nulla garantirebbe che questi voti vengano ereditati da Lula. Il segnale dato nel primo turno in relazione allo “svuotamento” di Ciro è stato, infatti, di segno opposto. È anche inutile fare altre riunioni con i “campioni del PIL” ai piani alti. Non hanno diritto di veto, ma non hanno nemmeno un voto da offrire a Lula. Il partito più organico che la borghesia brasiliana ha costruito nella Nuova Repubblica, il PSDB (il partito tradizionale del centrodestra brasiliano, ndt), si è inchinato al bolsonarismo ed è crollato. Con la sconfitta del governatore di San Paolo, è caduta la sua ultima roccaforte istituzionale.

Per sconfiggere elettoralmente il bolsonarismo il 30 ottobre – questa è la principale lezione che dobbiamo trarre dai risultati del primo turno – sarà necessario che la gente nelle strade, con Lula, trasformi l’attuale maggioranza elettorale in un’ondata di sostegno popolare, abbastanza visibile ed espressiva da trascinare porzioni di coloro che si sono astenuti al primo turno, elettori non corrotti degli altri candidati e da garantire la fiducia di coloro che sono imbarazzati e minacciati dalla truculenza del neofascismo che è possibile rimuovere Bolsonaro dal palazzo.

Sarà necessario trascinare Lula tra la folla, come sulle colline della città di Salvador de Bahia, farlo rimbalzare in mezzo alle masse, come nelle strade di San Paolo, trasformando le prossime quattro settimane nel più intenso processo di mobilitazione socio-politica degli ultimi tempi. Anche se il coordinamento della sua campagna continua a puntare su accordi dall’alto con i vertici del partito e le rappresentanze borghesi, è necessario spingerlo in direzione delle strade. Dovranno sorgere nuovi “Ele Não” (la campagna anti Bolsonaro guidata soprattutto da donne sviluppatasi nel paese fin dalla fine del 2018, ndt). Il voto decisivo verrà dall’espansione del vantaggio dove già esiste: nelle fasce più povere della classe operaia, nelle donne, nei neri, nei giovani, nel Nordest.

Perché da questo dipende il nostro futuro e perché lo dobbiamo alla memoria delle quasi 700.000 vittime della pandemia; a coloro che cadono nelle stragi quotidiane della polizia, trasformate in propaganda politica dei governatori delle milizie; e ai milioni di persone che muoiono di fame.

“L’unica lotta che si perde è quella che si abbandona”. Non la abbandoneremo.


Il PSoL (Partido Socialismo e Liberdade) elegge un gruppo parlamentare a maggioranza femminile

Le cinque componenti del Collettivo Femminista del PSoL che hanno presentato la loro “candidatura collettiva” nelle elezioni di domenica

Il PSoL ha eletto questa domenica il più grande gruppo parlamentare federale nella storia del partito, con 12 deputati che ci rappresenteranno nella capitale Brasilia a partire da gennaio 2023. Il gruppo parlamentare avrà una maggioranza di donne e un’importante rappresentanza di persone di colore, nonché di indigeni e persino della prima donna trans eletta nella storia del Parlamernto nazionale.

In testa alla lista degli eletti c’è Guilherme Boulos, che ha ricevuto più di un milione di voti ed è stato il deputato federale più votato a San Paolo, ormai uno dei principali leader della sinistra brasiliana. È stata eletta anche Erika Hilton, che ha ottenuto ben 256.903 voti ed è stata una delle 10 candidate più votate nello stato di San Paolo. È diventata la prima donna trans a essere eletta al Congresso nazionale brasiliano.

Un’altra elezione storica è stata quella di Sonia Guajajara, deputata federale eletta dal PSoL con 156.966 voti, la donna indigena più votata del paese. Il partito ha anche rieletto Sâmia Bomfim e Luiza Erundina nello stato, che rimangono a Brasilia per un altro mandato di quattro anni.

A Rio de Janeiro, Talíria Petrone è stata rieletta con uno storico risultato di 198.548 voti, terzo candidato più votato nello Stato. Tra i 10 più votati a Rio c’è anche Tarcisio Motta, ex consigliere comunale del PSoL di Rio e che ora va a Brasilia dopo aver ricevuto 159.928 voti.

Torna al Congresso nazionale il nostro battagliero Chico Alencar, eletto nuovamente deputato federale dal partito, dopo aver rappresentato il PSoL alla Camera tra il 2005 e il 2018. Anche l’esuberante Glauber Braga è stato rieletto per un altro mandato di quattro anni per il PSoL. A loro si aggiunge il pastore Henrique Vieira, nero, evangelico e progressista, anch’egli eletto dal partito a Rio de Janeiro.

Anche la deputata federale Fernanda Melchionna è stata rieletta deputata federale per lo stato di Rio Grande do Sul, con 199.894 voti, il quarto voto più alto nello stato. A completare il nuovo scranno del PSoL alla Camera dei Deputati è l’indigena Célia Xakriabá, eletta con 101.154 voti.

Con le 12 elette, il PSOL avrà uno scranno parlamentare a maggioranza femminile, con 7 donne elette dal partito.

Ma la diversità del PSoL si vedrà anche nelle altre assemblee legislative

Il PSoL ha eletto 20 deputati statali in Brasile, oltre a due deputati distrettuali nel Distretto Federale di Brasilia, e porta questa diversità anche nelle Assemblee legislative di diversi stati brasiliani. Tra i 22 deputati, uomini e donne rappresentano lo stesso numero di rappresentanti eletti.

A San Paolo, il gruppo del PSOL nel parlamento statale sarà composto dal rieletto Carlos Giannazi e dal mandato collettivo del Comitato Femminista del PSoL (una candidatura collettiva di 5 esponenti del movimento femminista, nero, antirazzista, ndt), entrambi tra i 3 candidati più votati dello Stato. Sono state elette anche Ediane Maria e Mônica do Movimento Pretas, entrambe candidate di colore, nonché il giovane Guilherme Cortez, che completa il gruppo del PSoL nello Stato.

A Rio de Janeiro, Renata Souza è stata rieletta deputato statale come terza più votata nello stato. Anche Flávio Serafini e Dani Monteiro sono stati rieletti e si aggiungono al professor Josemar e a Yuri Moura nell’importante gruppo parlamentare eletto dal PSOL nel parlamento statale di Rio.

Nel Rio Grande do Sul, Luciana Genro è stata la seconda più votata dello Stato ed è stata rieletta per un altro mandato nell’Assemblea legislativa statale. Per la prossima legislatura sarà affiancata da Matheus Gomes, il quinto più votato nell’importante stato del sud del Brasile.

Fábio Félix è stato anche rieletto dal PSoL nel Distretto Federale di Brasilia, come deputato distrettuale più votato. A lui si aggiunge Max Maciel, anch’egli eletto dal partito e terzo più votato a Brasila.

Un’altra che è stata eletta tra i cinque candidati più votati nel suo Stato è Camila Valadão, che assumerà la carica di deputato dello stato di Espírito Santo. Linda Brasil è stata anche eletta deputato statale a Sergipe per il PSoL tra i 10 candidati più votati e sarà la prima donna trans nella storia dell’Assemblea legislativa statale.

Altri uomini e donne eletti dal PSoL nelle Assemblee legislative dei rispettivi Stati sono stati Renato Roseno in Ceará, Hilton Coelho a Bahia, Dani Portela in Pernambuco, Lívia Duarte in Pará, Bella Gonçalves in Minas Gerais e Marquito in Santa Catarina.

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