A sostegno della giornata di sciopero e di mobilitazione contro la guerra del 20 maggio

Sinistra Anticapitalista sosterrà la giornata di sciopero e di mobilitazione nazionale contro la guerra, il carovita e l’aumenta delle spese militari di venerdì 20 maggio, indetta da quasi tutti i sindacati di base e conflitttuali . Si tratta di un appuntamento importante per rilanciare l’opposizione alle politiche di guerra del governo Draghi e la mobilitazione contro la guerra in Ucraina e contro tutti gli imperialismi.

È fondamentale in questa fase mobilitarsi per denunciare la politica bellicistica del governo Draghi che si è fatto alfiere in Europa della della politica di riarmamento voluta dalla Nato e accettata dall’Ue. L’economia di guerra avrà, infatti, delle ricadute pesantissime sulle classi lavoratici e sulle fasce più deboli della popolazione, già duramente colpite da due anni di una pandemia, in realtà non ancora finita, seppur relegata ora in secondo piano.

È opportuno ricordare che, mentre le spese militari accresceranno del più del 2% del Pil nell’arco dei prossimi cinque anni, il potere d’acquisto dei salari è diminuito, complice il carovita, del 5%, in un quadro che vedeva i livelli salariali già peggiorati del 3% rispetto a 40 anni fa (unico caso in Europa); su alcune materie prime (gas, elettricità, ecc.) e generi alimentari (olio, pasta, ecc.) si stanno già avviando misure di razionamento. Milioni di famiglie sono ormai in ginocchio, tanto più quelle a monoreddito e soprattutto a monoreddito femminile.

Il tanto decantato rilancio economico dopo la pandemia (ma essa è ancora ben presente anche se pericolosamente sottovalutata) si è tradotto in una ripresa occupazionale che ha come tratto distintivo la precarietà del lavoro, la dominanza pressoché totale delle forme di contratto a tempo determinato, parziale, di brevissima durata, una vera giungla che permette ogni sorta di sopraffazione del capitale e dello sfruttamento. Con il 20% di lavoro precario, anche il restante 80% degli occupati che ancora conserva alcune tutele è sotto ricatto.

Il futuro prossimo sembra già segnato. Si prospetta è l’inizio di un periodo di miseria, di crisi energetica, di inflazione e ovviamente di guerra che vedrò coinvolto il nostro paese così come gli altri paesi capitalisti e che porterà ad un’intensificazione dei livelli di sfruttamento, a nuovi attacchi al salario diretto e indiretto, con migliaia di esuberi, all’avvio di nuove ristrutturazioni così come ad un ulteriore inasprimento delle misure repressive e dei dispositivi di controllo preventivo nei confronti delle lotte dei lavoratori e delle mobilitazioni sociali. Questo è il volto del capitalismo.

Tutto ciò avviene mentre vengono ulteriormente tagliate risorse a sanità e scuola. Ricordiamo che questa ultima è colpita dal nuovo decreto segnandone lo stravolgimento totale: non più una reale scuola pubblica gestita secondo criteri di formazione ampia, plurale ed aperta, ma una scuola chiusa, aziendale, subordinata alle esigenza del capitale, volta, nel suo funzionamento e nell’ideologia indotta a realizzare una formazione della forza lavoro (robot) pienamente funzionale alle necessità di accumulazione del capitale. La portata del decreto è così dirompente che anche le direzioni sindacali burocratiche sono state costrette a dichiarare uno sciopero per il 30 maggio, dopo quello indetto dai sindacati di base del 6 maggio.

Lo sciopero del 20 maggio costituisce, quindi, un momento importante per far sentire forte e chiara la nostra opposizione alle guerre imperialiste, alle guerre come strumento di imposizione della logica del profitto. Certo non è sufficiente, in quanto occorrerebbe una mobilitazione più ampia di lavoratrici e lavoratori, cosa che le burocrazie dei sindacati confederali, sempre più subalterne alla logica del capitale sono lungi dal voler lanciare, ma è necessario.

La lotta all’economia di guerra e la lotta alla guerra, la lotta per la difesa e le conquiste sociali e per la solidarietà di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori al di là delle frontiere, non possono che rafforzarsi vicendevolmente.

Saremo, quindi, nelle piazze del 20 maggio per condannare fermamente l’aggressione imperialista, figlia di una logica nazionalista e capitalista, rivedicando il ritiro delle truppe russe, l’ appoggio alla resistenza ucraina, la solidarietà con le vittime e i rifugiati, così come l’appoggio non meno deciso all’opposizione russa alla guerra, rappresentata dalle diverse forze della sinistra anticapitalista, dai movimenti Lgbtqi e dai renitenti alla leva. Così come denunceremo il ruolo sempre più nefasto della Nato che spinge sempre più verso l’allargamento ad est, con l’obiettivo di ergersi a gendarme di un nuovo ordine mondiale a servizio degli interessi degli imperialismi occidentali.

Costruiremo la giornata del 20 maggio con l’ottica di rilanciare una mobilitazione sempre più generalizzata contro la guerra, per la pace e contro tutti gli imperialismi, in un’ottica di solidarietà tra tutte le lavoratrici e i lavoratori al di là dei loro confini. Solo una grande mobilitazione, che non potrà che essere internazionale, sarà in grado di fermare la corsa verso la militarizzazione della nostra società e il rischio di una nuova guerra mondiale catastrofica per l’umanità e per l’ambiente.

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