Non si smette mai di essere donne in Afghanistan

L’obbligo di insossare il burqa in pubblico è solo l’ultima di una serie di restrizioni pesanti. Un piccolo corteo di donne ha sfidato il governo a Kabul. La responsabilità di questa condizione va indicata, perché è sì talebana ma va ricordata e denunciata quella firma Usa sugli accordi Doha [Cristina Tuteri]

E’ il 7 maggio quando il  ministro ad interim per la Propagazione della virtù e la prevenzione del vizio, Khalid Hanafi, in una conferenza stampa annuncia e spiega l’obbligo per le donne di indossare il burqa in pubblico e chiarisce anche che verrà a rispondere di  violazione anche il parente maschio più stretto della donna, padre marito o fratello. Prima ammonizione poi carcere e perdita di posto di lavoro.
Questo decreto di obbligo del burqa colpisce molto il mondo occidentale e non ci spieghiamo il perché. Cosa c’è di così imprevedibile in questo decreto? Perché stupisce che il regime talebano adotti tali obblighi liberticidi contro le donne? Quali farneticanti ed ipocrite aspettative sono state  riposte in un regime come questo?
In realtà questo stupore cela il disinteresse più totale dei destini delle donne afghane e dell’intera popolazione. Cela anche il tentativo di dimostrare in modo cinico e maldestro che i 20 anni di guerra bombardamenti e occupazione militare occidentale per le donne sono stati anni una carezza rispetto ai tempi e alle condizioni del regime fondamentalista. La realtà invece abbaglia nella sua chiarezza, dopo 20 anni di guerra bombardamenti e occupazione militare l’Afghanistan ha dovuto subire anche la restituzione ai Talebani con tutti i provvedimenti peggiorativi e liberticidi in primis contro le donne ma contro la popolazione tutta.
Non si smette mai di essere talebani in Afghanistan, ma quello che l’opinione pubblica osserva contro ogni pregiudizio e propaganda è che non si smette mai di essere donne in Afghanistan. Ed è così che il 10 maggio un piccolo corteo di donne a Kabul sfida il decreto che è soltanto l’ultimo di una lunga serie che minaccia la loro libertà sognata e rivendicata, e sfida il governo talebano nella sua totalità.
Sì perché il decreto che obbliga le donne ad indossare il burqa in pubblico, arriva dopo restrizioni pesantissime, la chiusura delle scuole subito dopo una riapertura da tempo desiderata ed attesa, il divieto alle donne di viaggiare e anche soltanto di uscire dalla propria città senza essere accompagnate da uomini. Viene impedito nei fatti alle donne di lavorare fuori dalla propria casa e vengono anche private delle cure ospedaliere se non hanno un maschio che le accompagna.
Possiamo non limitarci a guardarle  queste donne che combattono rischiando la vita per la loro libertà, dobbiamo riconoscerle, sentirle vicine, ogni volta che che combattiamo per la nostra libertà, dobbiamo nominarle e raccontarle, dobbiamo riportare le loro parole il loro grido che non si ferma che denuncia e si ribella.
La responsabilità di questa condizione va indicata, perché è sì talebana ma va ricordata e denunciata quella firma Usa sugli accordi Doha.

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