Russia, il consenso alla guerra è solo apparente

Russia/Ucraina: «L’attuale consenso in Russia non dovrebbe essere confuso con una situazione politica stabile» [Ilya Budraitskis]

Estratti da un’intervista a spectrejournal.com di Ilya Budraitskis, storico ed attivista della sinistra radicale russa[1].

Lo stato dell’opinione pubblica in Russia è cambiato dall’inizio della guerra. All’inizio, la maggior parte della gente era molto confusa dalla guerra. La divisione e la confusione hanno prevalso perché non c’era un consenso precostituito su come la gente avrebbe dovuto reagire.

Anche se le mobilitazioni contro la guerra non erano massicce, erano visibili ed avevano un impatto. Migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni in tutto il paese. Ma sono stati duramente repressi.

Un apparente consenso di sostegno alla guerra

Oggi sembra che si sia sviluppato un nuovo consenso di sostegno alla guerra. Almeno, è quanto dicono i sondaggi di opinione. Certo, non ci si può fidare molto, ma sembra che la maggioranza della popolazione accetti la propaganda del regime di Putin. C’è ancora una minoranza della popolazione, forse il 20-30%, che si oppone fortemente alla guerra.

Penso che parte della ragione del sostegno alla guerra sia una predisposizione psicologica a credere alla propaganda dello Stato. La gente si trova in una situazione totalmente inaspettata, alla quale non era preparata, e così opta per il modo più comodo di comprenderla, che è quello di accettare ciò che dice il governo piuttosto che prendere una posizione radicale di opposizione.

Credono anche all’affermazione del governo che la guerra finirà presto e che le cose torneranno alla normalità. Questa è un’illusione rassicurante. Chissà come reagiranno quando si renderanno conto che niente sarà più lo stesso in Russia?

L’attuale consenso potrebbe conoscere una svolta drammatica nei prossimi mesi. L’impatto delle sanzioni è grave. Centinaia di migliaia di lavoratori hanno perso il lavoro. I giovani delle grandi città, che erano impiegati in aziende transnazionali che hanno chiuso, si trovano improvvisamente senza lavoro. I lavoratori industriali di aziende automobilistiche transnazionali come la Volkswagen hanno perso il loro posto di lavoro.

Anche l’inflazione è aumentata drasticamente. Ha avuto un impatto differenziale sulle diverse classi e frazioni di classe del paese. Prima della guerra, le disuguaglianze sociali erano molto alte nelle grandi città e tra le regioni. I poveri del paese si erano abituati a sopravvivere con il minimo indispensabile. Per loro, l’inflazione aggraverà la povertà, ma non introdurrà condizioni radicalmente nuove.

Le classi medie, invece, si sono trovate in una situazione completamente nuova. Non possono più permettersi di vivere come prima. Questo destabilizzerà la loro visione del mondo politico, specialmente quando la natura a lungo termine della crisi economica diventerà chiara per loro. Quindi, l’attuale consenso non deve essere confuso con una situazione politica stabile.

Il movimento contro la guerra nel mirino

Il movimento contro la guerra è stato immediatamente affrontato con la repressione. Il governo ha agito rapidamente per distruggerlo. Nella prima settimana di guerra, la polizia ha arrestato circa 15.000 persone. Le hanno trattenute addirittura fino a venti giorni. Le hanno costrette a pagare multe piuttosto alte.

Il governo ha preso di mira soprattutto gli studenti. Ha costretto le università a sanzionare gli studenti che hanno partecipato alle proteste. Si è arrivati al punto di espellere alcuni di loro.

Hanno chiuso tutti i media indipendenti. Hanno arrestato e multato la giornalista che ha protestato al telegiornale della sera. Hanno anche attaccato persone che avevano semplicemente postato messaggi sui social network. Alcuni di loro sono stati arrestati.

Il motivo per cui il governo è stato così brutale è che non voleva che il movimento contro la guerra raggiungesse tutta la popolazione. Purtroppo, per ora, sono riusciti a reprimere e isolare l’opposizione alla guerra.


[1] Intervista integrale (in inglese) su https://spectrejournal.com

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