Contro le aggressioni imperialiste, per il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina

Per una soluzione di pace e per il diritto all’autodeterminazione dei popoli

di Franco Turigliatto

Dopo 4 settimane dall’invasione russa della Ucraina la guerra di Putin continua incessantemente con tutto il suo insopportabile carico di orrore: migliaia di vittime civili e militari, le città distrutte, milioni profughi.

Una guerra di aggressione

Siamo di fronte a una guerra di aggressione di una potenza imperialista nei confronti di un paese dipendente e minore, storicamente subalterno, con l’intento di ricostruire una nuova vasta area di dominio della grande Russia.

Siamo anche ben consapevoli che questo conflitto ha le sue radici nello scontro tra le grandi potenze imperialiste e che pesanti sono le responsabilità della Nato col suo disegno di espansione ad est, ma nulla può giustificare la scelta di Mosca di scatenare una guerra distruttiva per assoggettare l’Ucraina. La Russia neo zarista varca un Rubicone, riportando sul continente europeo tutte le atrocità della guerra, di cui pure avevamo avuto una tragica anteprima 25 anni fa con i bombardamenti della Nato su Belgrado.

Putin sta conducendo la guerra esattamente come ha fatto in altri paesi, dalla Cecenia alla Georgia, prendendo in ostaggio le popolazioni, bombardandole fino ad esaurimento per piegarne la resistenza.*

[*All’inizio di quest’anno non ha esitato a inviare i carri armati in Kazakistan dove era in corso una forte mobilitazione sindacale operaia contro il carovita stroncandola nel sangue con centinaia di morti.L’intervento è stato fatto attraverso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Organizzativa (OSTC) che dispone di organi istituzionali, ma anche infrastrutture militari comuni e una forza di intervento. I paesi che vi aderiscono sono Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan].

Non avendo realizzato, come forse sperava, un’operazione lampo che provocasse un rapido crollo del governo e delle strutture statuali dell’Ucraina mettendo in piedi un governo fantoccio e riportando il paese nella sua orbita, sceglie l’assedio e il logoramento delle città con tutte le atrocità che ne conseguono. Il governo russo ha trovato una resistenza molto più forte di quanto si fosse immaginato, sia dell’esercito ucraino, ma anche della popolazione che ha reagito con determinazione alla violenza dell’invasione. Resistenza che è stata possibile anche perché l’aiuto sia militare che logistico dei paesi europei e degli USA attraverso la struttura della Nato, era già stato da anni molto cospicuo. E ora ha potuto crescere ancora con un forte sostegno dell’opinione pubblica europea. Se il disegno di Putin era di indebolire la Nato, tutto fa pensare che abbia ottenuto l’effetto opposto.

Per tutte queste ragioni chi è di sinistra, chi si batte per la pace, contro le ingiustizie e lo sfruttamento non può che essere un fiero oppositore dell’aggressione della Russia e pretendere il ritiro del suo esercito dal territorio ucraino, difendendo il pieno diritto all’autodeterminazione del popolo ucraino, ma anche di tutte le nazionalità presenti. E nello stesso tempo continuare a battersi contro la Nato, contro l’altro schieramento imperialista dominante il mondo con le sue politiche di espansione e la sua folle corsa al riarmo.

La richiesta del cessate il fuoco immediato è un obiettivo fondamentale per porre fine ai massacri e a un ingranaggio spaventoso di allargamento della guerra che può essere fatale non solo per tutti i paesi di d’Europa, ma per il mondo intero. I potenti della terra giocano col fuoco sospinti dalle terribili contraddizioni prodotte dal sistema economico capitalista.

In questi giorni si parla di qualche possibilità di accordo e di compromesso, ma, come quasi sempre succede, questo avviene in un quadro di ulteriore inasprimento del conflitto, cioè con un numero aggiuntivo di vittime e di distruzioni.

Ipocriti e guerrafondai

A sinistra molti sono disgustati dalla campagna guerrafondaia scatenata dai media a reti unificate, dall’ipocrisia delle forze dominanti, dei loro governi e dei loro partiti, che di fronte alle guerre promosse dall’imperialismo americano in Iraq, in Afghanistan, o alla terrificante guerra nello Yemen dell’Arabia Saudita, le hanno giustificate e sostenute e ne hanno taciuto tutti gli spaventosi orrori. Per costoro erano le “guerre giuste dei buoni” contro i cattivi. Molti sono giustamente rivoltati dal fatto che costoro utilizzano due pesi e due misure, mostrando il loro rivoltante razzismo, direttamente espresso o, peggio ancora, del tutto inconscio, per cui ci sono i morti inaccettabili, quelli bianchi di cui vediamo le foto ogni giorno e i morti di altro colore e/o di altra religione. Questi ultimi non sono mai stati mostrati, richiamati al massimo con l’invereconda formula dei “danni collaterali” determinati dal “giusto e democratico” intervento dell’imperialismo occidentale: uomini e donne secondarie, vite di scarto. Proviamo oggi pena e dolore per le madri che fuggono dall’Ucraina cercando di salvare i loro figli, ma non abbiamo potuto vedere le madri irachene o afghane o siriane, disperate, che, a loro volta, cercavano di fuggire alla violenza della guerra. E l’Europa paga la Turchia perché tenga milioni di profughi nei suoi campi.

Tutto questo è vero e non dobbiamo mai dimenticarlo.

Ma questa rivoltante realtà non può in alcun modo costituire una scusante per la guerra di Putin, che nel suo paese svolge la stessa campagna mistificatoria e razzista. Le nefandezze degli uni non giustificano le nefandezze degli altri. Di qui la nostra totale opposizione alla aggressione al popolo ucraino che conduciamo proprio perché, per noi, assassini e bombardamenti sono inaccettabili verso qualsiasi popolazione. Noi siamo per l’unità delle classi lavoratrici e dei popoli per i loro diritti, siamo per l’umanità contro gli oppressori e gli sfruttatori.

La Nato e lo scontro tra gli imperialismi

Le scelte del governo russo hanno avuto come effetto immediato non l’indebolimento, ma il pieno rilancio della Nato, aumentando la credibilità di questo strumento di guerra in settori di massa più larghi. presentatosi come difensore dei paesi più piccoli. Le potenze occidentali hanno ora gioco facile nel rilanciare un gigantesco piano di riarmo che deve coinvolgere tutti i paesi della Nato.

In realtà questo processo di accelerazione del riarmo era già in atto da alcuni anni, prodotto dallo scontro tra USA e Cina, ma anche con la Russia (con tutti i loro addentellati locali più o meno forti e più o meno subalterni) in un quadro di caos geopolitico mondiale in cui ciascuno dei protagonisti punta a ridefinire i rapporti di forza a suo vantaggio.

Abbiamo davanti una nuova corsa al riarmo per la felicità e gli enormi profitti di tutte le aziende belliche, comprese quelle italiane in prima fila in quanto esportatrici di morte.

Se nell’ultimo anno era stato il teatro del Pacifico (e ancora lo rimane) al centro dello scontro con un enorme dispiegamento di forze aeree e navali, oggi è anche l’Europa ad esserne coinvolta. Assistiamo a un vero salto di qualità, in particolare rappresentato dalla Germania che investirà 100 miliardi all’anno nel riarmo e a seguire tutti gli altri paesi con l’Italia che passerà da 26 miliardi annui a 39 (13 miliardi di euro in più; 100 milioni al giorno spesi per le armi!). Centomila militari americani già sono stanziati sul continente e il nostro paese è presente con uomini sia nel Nord Europa che sul fianco sudorientale.

La richiesta da tempo portata avanti dagli Stati Uniti che tutti i paesi della Nato dedichino almeno il 2% del loro bilancio agli armamenti, sta trovando oggi una veloce corsia preferenziale in tutta Europa.

Inoltre lo scatenamento della guerra in Ucraina, i cui danni sul piano ambientale sono già e saranno enormi ha immediatamente prodotto la soppressione delle parziali misure promesse per contrastare il riscaldamento climatico. Le centrali fossili si stanno riaprendo e, nello stesso tempo in cui si teme per le sorti delle centrali nucleari ucraine, sono proprio gli impianti nucleari che vengono riprogettati alla grande, anche in un pase che sembrava volerli bandire definitivamente, la Germania.

E’ compito di un altro articolo cercare di capire quale sia e quale potrebbe essere il ruolo dell’identità chiamata Europa (capitalista). Una cosa è certa: i suoi dirigenti stanno facendo scelte del tutto antitetiche a quelli che sono gli interessi di fondo delle loro popolazioni. Più difficile stabilire se le attuali scelte dei governi europei siano le più confacenti ai loro specifici interessi capitalisti; gli imperialisti europei vorrebbero ora creare un loro esercito europeo, ma tutte le loro azioni avvengono in un contesto di ancor più forte dipendenza dagli USA. Questi non erano per nulla favorevoli al fatto che fosse il gas russo a riscaldare l’Europa; preferivano si approvvigionasse in America; forse ci riescono; l’Italia si è subito data da fare più di prima in Africa attraverso Eni e governo. C’è da dubitare che questo venga fatto nell’interesse delle popolazioni locali e non nel quadro di un ulteriore asservimento di questi paesi al mostro imperialismo.

Armiamoci e partite?

In Italia lo storico appello “Armiamoci fino ai denti e partite” risuona tragico e molto forte, sospinto da quasi tutte le forze politiche con in testa il primo della classe, il PD grande sostenitore dell’intervento militare Ucraina; un appello agitato in modo sguaiato e quotidiano in tutte le trasmissioni televisive dai guerrafondai di salotto, per creare un clima di assuefazione e accettazione della guerra. Nello stesso tempo sul piano sociale ed economico le condizioni delle classi popolari sprofondano sempre più, sia per le dinamiche economiche già presenti, sia per la guerra stessa e per gli effetti che questa sempre produce di povertà ed emarginazione con l’esplodere del carovita, mentre una serie di soggetti economici ne traggono invece lauti profitti, dall’industria delle armi a quelle energetiche.

In questo quadro cupo scompare anche il nemico che per due anni si è combattuto pur con troppe inefficienze e limiti, la pandemia; questo nemico terribile non è vinto ed è in forte ripresa ma la risposta del governo è semplicemente il “libera tutti”: una vera e propria infamia.

Per la nostra borghesia ci sono ben altre urgenze, come la scelta del governo e del parlamento (con pochissimi anche se lodevoli oppositori) di aumentare la spesa militare dall’1,5% al 2% del PIL che fa seguito alla decisione già presa ed attuata di inviare le moderne armi letali nella guerra in Ucraina.

Difficile non ricordare il Duce che dal balcone di Palazzo Venezia arringava il popolo chiedendo “Volete burro o cannoni?” Oggi Draghi e i suoi accoliti hanno chiesto al Parlamento se vuole il rilancio delle armi o quello della sanità pubblica e la risposta è stata inequivocabile.

E’ questa l’ulteriore conferma, anche se non ce ne era bisogno, che questo governo, (ma anche questo parlamento) sono i peggiori che abbia conosciuto l’Italia dal secondo dopoguerra. Sempre più immemori della storia e della immane tragedia della seconda guerra mondiale i nostri governanti, invece di lavorare per una soluzione di tregua e di trattativa per fermare e risolvere il conflitto, scelgono il riarmo che apre la strada a una possibile terza guerra mondiale super distruttiva.

La crisi del sistema capitalista è diventata una vera e propria crisi di civiltà che porta alla distruzione della ragione.

Costruire la mobilitazione internazionalista contro la guerra

Tuttavia questo lavaggio del cervello non ha per ora avuto successo su una parte ampia della popolazione italiana, che guarda con simpatia e solidarietà al popolo ucraino e a tutti i popoli e che desidera una de escalation del conflitto. Sono settori importanti della società, tra cui la CGIL, l’Anpi e l’Arci e le tanti rete pacifiste, solidali, cattoliche, la società della cura, oltre a una serie di forze della sinistra anticapitalista. Sono quelli che hanno già manifestato il 5 marzo a Roma, che continuano la loro lotta contro la guerra, quelli che non si rassegnano a seguire passivamente gli avvenimenti, quelli che i partiti della guerra attaccano furiosamente per metterli a tacere, sono infine quei lavoratori che a Pisa si sono rifiutati di caricare sugli aerei le armi della morte.

E’ più che mai il tempo del movimento contro la guerra, che certo non rinuncia alla denuncia del ruolo aggressivo della Russia, ma che non dimentica la contemporanea azione imperialista della Nato, che guarda alla sofferenza delle classi popolari, che vuole costruire la solidarietà al di sopra delle frontiere, che si batte per il disarmo: la costruzione di questo movimento deve essere sostenuta a fondo in alternativa alla vergognosa unità nazionale che unisce i democratici dal doppio elmetto fino ai neofascisti della Meloni.

  • Per la fine dei bombardamenti e il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina
  • Per l’aiuto umanitario e l’accoglienza per tutte/i le/i rifugiate/i
  • Contro l’invio delle armi che accelerano il percorso della guerra
  • Per l’uscita dell’Italia dalla Nato
  • Per l’annullamento del debito che grava sull’Ucraina
  • Per il diritto dei popoli di disporre di loro stessi
  • Per una forte solidarietà con le mobilitazioni antiguerra in Russia.
  • Per lo scioglimento delle alleanza militari, la Nato (USA) e l’OTSC (Russia)
  • No alla nuova corsa al riarmo del governo e dal parlamento italiano
  • Non vogliamo bombe ma scuola e sanità per tutte e tutti.
  • Per una lotta coerente contro la crisi climatica e per la giustizia sociale
  • La battaglia contro la pandemia non è finita

Diamo forza a una voce internazionalista, antimperialista e solidale, contro ogni sciovinismo reazionario e contro tutte le fughe in avanti militariste che portano a nuove spaventose tragedie.

Questo è l’impegno di tutti i nostri circoli fortemente coinvolti nella costruzione del movimento contro la guerra e in piena sinergia con le altre mobilitazioni sociali.

Tanti sono già gli appuntamenti Due sono centrali:

  • quello dello sciopero per clima“Fryday for future”del 25 marzo;
  • quello di Firenze promosso dalla collettivo della GKN della convergenza dei movimenti sociali del 26 marzo.

 

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