Referendum cannabis, firmiamo tutte/i e facciamolo subito

Sinistra Anticapitalista aderisce alla raccolta firme per il referendum cannabis. E’ tempo di una ventata di antiproibizionismo [Checchino Antonini]

Sinistra Anticapitalista aderisce alla raccolta firme per il referendum cannabis. E’ tempo di una ventata di antiproibizionismo che smascheri l’alleanza perversa tra autoritarismo e narcomafie. Una battaglia di libertà che ha bisogno di connettersi con il lavorìo dei movimenti sociali contro la repressione. La nostra organizzazione, con i suoi circoli, si impegnerà per promuovere la raccolta firme on-line e per iniziative di dibattito sui territori. Il tabù sulla cannabis, oltre a spingere milioni di consumatori tra le braccia delle mafie, lascia ogni anno migliaia di pazienti senza terapia.

Il successo della raccolta firme, quasi la metà del necessario in 48 ore, dimostra che esiste uno spazio per ragionare sul consumo di sostanze, sullo specifico giovanile in questi decenni di pandemia e neoliberismo, sugli stili di vita e i cosiddetti conflitti orizzontali ovvero una delle modalità con cui le classi dominanti provano a occultare la crescita implacabile delle disuguaglianze e il trasferimento verso l’alto delle ricchezze. Perché quel tabù su una sostanza tutto sommato molto meno nociva di tabacco, alcol, caffeina? La legge Fini-Giovanardi fu votata quasi di nascosto, introdotta di soppiatto nel decreto sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2006. Governava Berlusconi, ancora per poco, poi sarebbe arrivato Prodi ma quella legge non venne toccata mai e un timido tentativo di intervenire sulle tabelle, compiuto dell’allora ministro Ferrero, venne stroncato con forza. Eppure la Corte costituzionale ha messo nero su bianco l’illegittimità dell’equiparazione tra droghe pesanti e leggere, uno dei cavalli di battaglia di un fronte proibizionista composto da ultrà fascio-leghisti, cattolici e partiti inzeppati da personaggi inquisiti per mafia.

La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (74,4%), seguono a distanza cocaina (19%) e eroina (5,01%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Il 97% dei minori è segnalato per possesso di cannabis. Dal 1990 1.312.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste quasi un milione (73,28%) per derivati della cannabis).

SI FIRMA SOLO ON LINE USANDO SPID O ALTRI STRUMENTI DI FIRMA DIGITALE. FIRMARE ENTRO IL 30 SETTEMBRE

Il termine per la raccolta firme è il 30 settembre. Se quota 500mila sarà raggiunta in tempo, dopo il vaglio di Cassazione e Corte costituzionale il voto ci sarà nella primavera 2022.

Grazie a un emendamento al decreto Semplificazioni votato il 20 luglio scorso è consentito firmare online per i referendum in attesa della promessa piattaforma governativa. Questa storica innovazione ha già dato un forte impulso alla campagna referendaria per l’eutanasia legale, che dopo aver sfondato il tetto delle 500mila firme ora punta a quota 750.000. Da questo successo è nata l’idea di provarci anche per la cannabis su cui da tempo è in corso una campagna. Dati i tempi stretti l’unico banchetto di raccolta delle firme sarà il sito referendumcannabis.it.

COSA PROPONGONO I QUESITI?

Lo strumento del referendum abrogativo non consente di approvare un’organica normativa ma è sufficiente sul piano della depenalizzazione. Con la modifica degli articoli 73 e 75 del Testo unico sulle droghe si propongono tre importanti innovazioni. Due riguardano il piano penale: «depenalizzare la coltivazione di qualsiasi sostanza» (rimangono le fattispecie applicabili all’uso non personale) ed «eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis» (restano le multe ed è esclusa l’associazione finalizzata al traffico). L’altra novità è di tipo amministrativo: stop alla sospensione della patente disposta per tutti i consumatori (la modifica non riguarda la guida sotto effetto di sostanze psicotrope). Questi sono i quesiti.

IL FALLIMENTO DELLA GUERRA ALLA DROGA

La guerra alla droga da 60 anni, per ragioni politiche e geopolitiche, è uno dei pilastri dei governi liberisti nonostante non abbia mai avuto risultati concreti sulla produzione. Lo spiega ogni anno il Libro Bianco sulle droghe, giunto alla dodicesima edizione, un rapporto indipendente sugli effetti e i danni del Testo Unico sulle droghe promosso da La Società della Ragione insieme a Forum Droghe, Antigone, CGIL, CNCA, Associazione Luca Coscioni, ARCI, LILA e Legacoopsociali con l’adesione di A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, Funzione Pubblica CGIL, Gruppo Abele, ITARDD e ITANPUD. Ogni anno viene presentato in occasione del 26 giugno nell’ambito della campagna internazionale di mobilitazione Support! don’t Punish. Nella sua ultima edizione il Libro Bianco pone grande attenzione all’anniversario dei 60 anni dalla firma della convenzione unica sulle droghe del 1961. Il 30 marzo 1961 a New York infatti gli Stati, firmando la Convenzione Unica sugli stupefacenti, si diedero fra gli altri l’obiettivo di eliminare le produzioni illegali di oppio entro il 1984 e quelle di cannabis e coca entro il 1989. 37 anni dopo, nel 1998, di fronte al fallimento se ne diedero un altro: un mondo senza droghe entro 10 anni. Nel frattempo, l’uso di sostanze illegali è aumentato a velocità doppia rispetto alla popolazione mondiale e produzione e narcotraffico sono completamente fuori controllo. 60 anni di politiche proibizioniste non hanno avuto alcun effetto sui mercati illegali e sugli usi personali, mentre la War on Drugs ha provocato più danni di quelli delle sostanze stesse, sia in termini sanitari che sociali, ambientali ed economici.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia, dopo 60 anni di war on drugs e 31 di applicazione del Testo Unico sulle droghe Jervolino-Vassalli, i devastanti effetti penali (dell’art. 73 in particolare) sono sotto gli occhi di tutti. La legge sulle droghe continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri. Quella legge è il volano delle politiche repressive e carcerarie. Senza detenuti per art. 73 o tossicodipendenti non si avrebbe sovraffollamento nelle carceri. 10.852 dei 35.280 ingressi in carcere nel 2020 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. Si tratta del 30,8% degli ingressi in carcere. Sui 53.364 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2020 ben 12.143 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio). Altri 5.616 in associazione con l’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), solo 938 esclusivamente per l’art. 74. Restano drammatici i dati sugli ingressi e le presenze di detenuti definiti “tossicodipendenti”: lo sono il 38,60% di coloro che entrano in carcere, mentre al 31/12/2020 erano presenti nelle carceri italiane 14.148 detenuti “certificati”, il 26,5% del totale. Questa presenza, che resta ai livelli della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone “tossicodipendenti”, in aumento costante da oltre 5 anni. Le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 189.707 e 45.467. Sono in totale 235.174, il dato più alto da 15 anni a questa parte. 7 procedimenti su 10 per droghe terminano con una condanna.

AUTOCOLTIVAZIONE

Intanto è stato approvato l’8 settembre in Commissione Giustizia della Camera il testo base della proposta che permetterebbe la coltivazione di 4 piante di cannabis ad uso personale, la diminuzione delle pene per la lieve entità con la differenziazione fra le sostanze, e la cancellazione delle sanzioni amministrative per le persone che usano sostanze. «Sarebbe un grande passo in avanti – ha spiegato Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe – sia perchè finalmente si toglierebbe dalla sfera penale la coltivazione di cannabis ad uso personale, ma anche per la rimozione delle odiose sanzioni amministrative, che oggi coinvolgono decine di migliaia di giovani ogni anno, ed hanno il solo effetto di creare stigma e marginalizzazione. Di notevole importanza anche la diminuzione delle pene per i fatti di lieve entità, che riprende la proposta di riforma del Testo Unico sulle droghe promossa dalla Società civile, e che riporta almeno questo pezzo di normativa degli stupefacenti nell’alveo della proporzionalità della pena. Destano preoccupazione invece alcune norme forcaiole inserite nel testo, ma l’iter è ancora lungo e ci auguriamo vengano emendate prima dell’approdo in aula».