Preparare la risposta a Draghi e alla Confindustria

Tra pochi giorni scade il blocco dei licenziamenti e contemporaneamente finisce anche la proroga del blocco degli sfratti, due drammatiche crisi sociali. Siamo davanti a una nuova fase della lotta di classe, a un complessivo attacco a cui l’intero movimento delle lavoratrici e lavoratori è chiamato a far fronte nella combinazione tra iniziativa sindacale, sociale e politica. La mobilitazione del 26 giugno [Franco Turigliatto]

Tra pochi giorni scade il blocco dei licenziamenti e contemporaneamente finisce anche la proroga del blocco degli sfratti, due drammatiche crisi sociali.

 Sia chiaro: nell’ultimo anno i licenziamenti ci sono stati, oltre un milione, e hanno colpito in particolare le donne e tutti le/i lavoratrici/ori precarie/i nelle varie forme con cui si manifesta questa vergognosa condizione di lavoro. La fine del blocco darà completa mano libera ai padroni sull’uso della forza lavoro e sappiamo bene cosa costoro abbiano in programma e che cosa significhi il Recovery plan, un piano del Capitale per il capitale: giganteschi processi di ristrutturazione dell’industria e della attività produttive volti a garantire la concorrenzialità del capitalismo italiano e la realizzazione dei profitti. Le aziende non “profittevoli” verranno chiuse o ridimensionate, centinaia di migliaia di lavoratori verranno licenziati; qualche lavoratore qua e là verrà anche assunto, ma con condizioni di lavoro e salario a misura dello sfruttamento padronale.

Le direzioni delle maggiori organizzazioni sindacali hanno sperato per mesi, fino all’ultimo, di convincere il governo a posporre ancora la fine del blocco dei licenziamenti, cioè di rimandare la resa dei conti che si prospetta. Siamo di fronte a politica disastrosa derivata dalla loro scelta strategica di ricercare un patto sociale con governo e padroni del tutto subordinato agli interessi di questi ultimi. Oggi questa politica mostra tutte le sue contraddizioni, non solo e non tanto per l’impasse dei suoi gestori, quanto il baratro in cui rischia di precipitare il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Nel tentativo di riconquistare un ennesimo tavolo di trattativa e in qualche modo di essere partecipi delle scelte contenute nei diversi progetti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), le direzioni sindacali confederali hanno dovuto programmare una giornata di mobilitazione nazionale del tutto parziale, con tre manifestazioni, senza sciopero, solo dimostrativa, e quindi assai poco efficace.

Siamo infatti davanti a una nuova fase della lotta di classe, a un complessivo attacco delle forze padronali a cui l’intero movimento delle lavoratrici e lavoratori è chiamato a far fronte nella combinazione tra iniziativa sindacale, sociale e politica. Quanto è avvenuto in molte lotte e in particolare nella logistica, con l’accentuazione della repressione poliziesca e l’utilizzo dei Decreti Salvini, ma anche con l’uso aperto della violenza dei vigilantes e squadristica (fino all’omicidio del sindacalista Adil del SiCobas), indica a quale livello di scontro è disposto ad arrivare il padronato per stroncare sul nascere le mobilitazioni per la difesa delle condizioni di vita, di lavoro e per i diritti sindacali.

Diversi filoni di lavoro si stanno però aprendo e noi lavoriamo perché questi possano rafforzarsi e costruire una capacità di mobilitazione via via più ampia.

C’è la battaglia interna al maggiore sindacato, la CGIL, dell’opposizione “Riconquistiamo tutto” che non solo sta operando per difendere la prospettiva di uno sciopero generale, ma che in questi giorni, di fronte a quanto avvenuto nella logistica, ha saputo promuovere con successo, in tutte le aziende dove ha potuto, lo sciopero e la solidarietà.

Ci sono le dure lotte all’interno della logistica, oggi al centro dello scontro, condotte dal SiCobas e dagli altri sindacati di base; questi stanno aprendo una discussione per mettere all’ordine del giorno uno sciopero generale nell’autunno. Come sempre abbiamo fatto negli anni passati auspichiamo e lavoriamo appieno perché le direzioni di questi sindacati, possano trovare le convergenze per una lotta unitaria e per una sua  forte riuscita.

La costruzione di sciopero generale appare oggi infatti particolarmente impegnativo e riguarda gli stessi sindacati confederali; infatti, anche ammesso e non concesso che la direzioni dei sindacati maggiori, (o anche solo dalla CGIL), presi da un raptus improvviso, dichiarassero uno sciopero nazionale generale, il suo risultato a livello di massa appare quanto mai incerto. Le ragioni sono semplici e chiamano direttamente in causa le responsabilità di CGIL, CISL e UIL: le politiche di queste organizzazioni e i loro continui cedimenti alle richieste padronali, hanno prodotto  divisioni e rassegnazione ed anche rabbia impotente,; impossibile pensare che una loro dichiarazione formale di sciopero possa cambiare da un giorno all’altro  radicalmente le capacità e la volontà di mobilitazione di larghi settori di lavoratrici e lavoratori. Per di più questa inversione di tendenza presupporrebbe da parte loro l’assunzione di una piattaforma rivendicativa con contenuti radicali e una forte volontà di lotta, che non è certo nei loro programmi.  

Fermo restando dunque la battaglia per arrivare a una mobilitazione e uno sciopero generale, occorre attivare e sostenere tutte le iniziative che possono andare in questa direzione, cioè costruire un percorso per crearne le condizioni di successo: sensibilizzazione, assemblee, promozione di lotte nelle aziende e tutti gli strumenti che possono ridare consapevolezza e volontà di lotta a settori più ampi di lavoratrici e di lavoratori. Il sindacalismo di classe nelle sue diverse articolazioni deve provare a costruire questo percorso con spirito unitario e non settario e con capacità di parlare all’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori.

C’è infine un terzo percorso da costruire, politico e sociale, quello che si cercherà di mettere a punto nelle giornate di Genova a luglio che vogliono riprendere il filo della costruzione di una alternativa  al capitalismo, un percorso che attraverso diverse iniziative dovrebbe portare in autunno a una manifestazione nazionale a Roma contro il governo Draghi e le sue politiche.

La nostra organizzazione si propone di essere attiva e propositiva in tutti questi passaggi di lavoro che vogliono ricostruire un movimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Da subito per la giornata del 26 giugno riassumiamo le rivendicazioni per  cui occorre battersi.

Contro l’arroganza dei padroni e di Confindustria

Per il diritto al lavoro contro i licenziamenti

Per il diritto alla contrattazione, all’iniziativa sindacale, di manifestazione e di sciopero

Per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario

Per un nuovo intervento pubblico per creare milioni di posti di lavoro stabili e retribuiti adeguatamente nella scuola, nella sanità, nei servizi per il benessere della società

Per cancellare le leggi che hanno prodotto la precarietà del lavoro e riprenderci l’articolo 18

Lavoriamo pe runa lotta generale e per organizzare lo sciopero generale.