Crisi sanitaria e caos gestionale

di Franco Turigliatto

Sullo sfondo di una pandemia senza fine che continua ogni settimana a mietere molte migliaia di vittime la situazione italiana resta dominata da una grande confusione, anzi da un vero e proprio caos nella gestione delle scelte pubbliche.

Chi aveva creduto che l’arrivo del super Draghi avrebbe portato ordine e razionalità e un’azione governativa capace di affrontare coerentemente la crisi sociale e sanitaria, dovrebbe avere modo di ricredersi.

Un paese nel caos

Il nodo di fondo che condiziona tutti gli altri ambiti sociali ed economici in questa fase resta la lotta alla pandemia, ossia la possibilità di un suo contenimento sostanziale e radicale, senza il quale è impossibile parlare di un ritorno alla normalità, se pure critica, delle attività e della vita, comprese quelle che più interessano il capitalismo, quelle della produzione del profitto che pure in queste mesi sono state rilanciate in numerosi settori.

E senza un reale successo nella lotta alla pandemia, anche i progetti capitalisti fondamentali del Recovery Plan su cui puntano la borghesia e il governo Draghi per rilanciare complessivamente il sistema ed uscire dalle crisi, possono subire intoppi, ritardi ed inefficacie.

Ma sono in primo luogo le classi lavoratrici che, dal loro punto di vista, hanno la necessità che sia sconfitta la pandemia e garantito il diritto alla salute, al lavoro, al reddito.

Ora il primo strumento usato contro la pandemia, quello del lock down ha mostrato i suoi limiti, anche perché questa misura è stata sempre attivata in una forma parziale, se non per breve tempo nella primavera scorsa, (gran parte delle attività hanno continuato a funzionare e quindi a favorire l’estensione del contagio), con il gioco d’azzardo delle zone gialle, arancione e rosse, che altro non era che la modalità con cui si pretendeva di convivere con il virus. Così dalle 35 mila vittime dell’ottobre scorso si è passati alle 110 mila vittime attuali, una incidenza di mortalità che non ha riscontro in nessun altro paese d’Europa.

Il tutto gestito nella massima contraddittorietà tra le decisioni centrali dei due governi che si sono succeduti e le pressioni e le scelte contrastanti ed anche indebite dei diversi governi regionali più che mai operanti in funzione di specifici interessi dei capitalisti locali.

Con l’arrivo dei vaccini il governo ha creduto di poter risolvere la situazione mantenendo il “gioco” delle zone colorate, supportate da una massiccia campagna di vaccinazione che avrebbe dovuto risolvere alla radice la tragedia della pandemia.

Diritto alla salute versus capitalismo

Solo che a questo punto si è manifestata appieno la natura del sistema capitalista, che, anche di fronte a una catastrofe che minaccia il mondo, è incapace di mutare i suoi indirizzi di fondo. L’arma del vaccini, che certo è decisiva, e che probabilmente sarà ancora più decisiva perché dovrà essere usata regolarmente a lungo nel tempo, è finita sotto la compressione della proprietà privata , cioè dei calcoli, e delle logiche produttive e di profitto delle grandi case farmaceutiche, che pure erano state finanziate a valanga dagli stati perché potessero sviluppare rapidamente la ricerca scientifica.

Purtroppo queste industrie farmaceutiche non sono preoccupate della sorte del mondo, ma prestano solo attenzione alla curva dei loro profitti; così siamo di fronte al monopolio dei brevetti, a produzioni insufficienti, a stock di vaccini che vengono offerti al miglior offerente, nel classico gioco della domanda e dell’offerta e del rialzo dei prezzi.i Il risultato drammatico è stata la penuria di vaccini a cui non si è voluto porre rimedio, rendendo possibile la loro libera produzione alle tante industrie presenti in molti paesi che ne avrebbero avuto la capacità. E’ stata questa una scelta criminale che mostra come l’interesse e la cupidigia privata domini sulla vita e sulla morte delle cittadine e dei cittadini del mondo.

Sono stati infatti i governi europei, (compreso quello italiano) insieme a quello americano, ad essere in prima fila nel difendere la proprietà privata e il monopolio dei brevetti opponendosi anche solo a una sua temporanea moratoria come chiedevano, insieme a India e Sud Africa oltre 100 stati del mondo.

In Italia per fare la Tav, in questi giorni, non c’è nessuna esitazione nell’espropriare i terreni su cui deve correre il supertreno, ma non sia mai che si intervenga anche solo parzialmente sulla proprietà privata dei brevetti per cercare di mettere in sicurezza il mondo.

Così i piani di vaccinazione del governo italiano si sono succeduti uno dopo l’altro, con continue inversione delle priorità, nel massimo caos, con ritardi inaccettabili, con l’ulteriore moltiplicazione dei contrasti con le regioni, con la Lombardia che ha continuato a mostrarsi la regione più inadeguata grazie alle sue privatizzazione. Il risultato è stata l’incapacità a procedere rapidamente nella vaccinazione e di proteggere i soggetti più fragili. E come al solito quando c’è penuria si formano le fila e ci sono i privilegiati e i raccomandati che si infilano, e si creano le contraddizioni e le divisioni tra chi ha “più o meno diritti e priorità”.

Gli apparati della stato, in Italia, ma non solo in Italia, hanno mostrato in questo gioco di interessi, nella loro struttura, nella mancanza di controlli dal basso e di una forte opposizione sociale alternativa alle logiche del capitale, di essere del tutto incapaci di far fronte alle necessità anche solo dal punto di vista organizzativo. Così anche quando il vaccini arrivano, la somministrazione avanza a passo di lumaca.

Un sistema sanitario sempre al collasso

La situazione si presenta dunque con una pandemia su cui non si ha alcun reale controllo, ma solo vaghe speranze, un sistema sanitario di nuovo al collasso per fronteggiare il numero dei contagi, ma anche un sistema sanitario impossibilitato a intervenire su tutte le altre patologie, che purtroppo, continuano ad essere ben presenti. La denuncia dei diversi specialisti medici di questi giorni sono da brivido: circa 11 milioni di malattie, cioè 11 milioni di persone che non sono più curate.

Il famoso piano sanitario complessivo, con al centro il rilancio della sanità pubblica, pure richiesto da larga parte della popolazione, non si è ancora visto e certo non sembra essere nelle priorità delle forze economiche dominanti. In questi giorni Draghi e Di Maio sembrano in primo luogo preoccupati di difendere gli interessi economici e geopolitici della borghesia italiana in giro per il mondo e la sua collocazione atlantica; per queste le industrie delle armi non hanno mai smesso di essere pienamente attive, sotto la protezione vigile ed attiva del democatico Guerini, ministro nella “difesa” col governo Conte e poi con quello attuale.

La crisi sociale

Se ci spostiamo sul piano sociale il quadro negativo si mantiene e si rafforza.

Un milione di persone hanno perso il posto di lavoro, nessuna delle crisi industriali maggiori ha avuto una soluzione positiva e tanto più positiva per i lavoratori, a partire dall’Alitalia e dall’’Ilva; le soluzioni prospettate dal governo vanno in una direzione liberista, anche quando presuppongono un mezzo intervento dello stato. Landini chiede che il blocco dei licenziamenti sia spostato ad ottobre, ma la logica delle ristrutturazioni avanza implacabile e le grandi organizzazioni sindacali non hanno uno straccio di rivendicazioni complessive per far fronte al degrado occupazionale e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori, tanto meno un progetto di attivazione sociale che permetta anche solo una reale trattativa con il governo stesso.

E i settori della piccola e media borghesia, colpiti in varie modalità dalla interruzione delle loro attività cominciano a mobilitarsi; la loro composizione non è omogenea, corrispondono a condizioni materiali preesistenti assai diverse, dal grande ristoratore o impresa commerciale che hanno potuto fare in passato lauti profitti e da quelli che hanno evaso allegramente il fisco, a tanti altri piccoli e medi soggetti che sono in grande difficoltà ed anche precipitati nella miseria; per non parlare poi dei loro dipendenti, precari, stagionali, più colpiti di tutti e alla disperazione. Anche da questo angolo di visuale oltre alle misure di garanzia del reddito da imporre, decisivo risulta la sconfitta reale della pandemia senza la quale si è di fronte a una crisi incontenibile ed irrisolvibile.

Per affrontare il problema il governo mette ancora mano ai ristori, attiva inevitabilmente un ulteriore scostamento di bilancio, cioè un ulteriore debito pubblico di molte decine di miliardi e sceglie, guarda caso di dare altri 4O miliardi alle industrie, che poi non è altro che il disegno centrale del Recovery Plan.ii La scelta di finanziare il piano sanitario con una imposizione fiscale sulle ricchezze, pure avanzata anche da soggetti moderati, viene respinta in ogni modo ed ancor meno si rinuncia allo sviluppo delle spese militari, come anche il Papa ha dovuto richiamare.

Verso il Primo maggio

L’ingiustizia e l’immoralità della società capitalista, di un sistema economico basato sul profitto, che in questo anno di “guerra” ha visto alcuni settori economici fare enormi profitti e aumentare il numero dei miliardari e più in generale l’aumento del potere delle corporations, è inaccettabile. Inoltre è cresciuta anche l’attività antioperaia dei padroni e l’utilizzo delle forze repressive per colpire le lotte dei lavoratori come testimoniano nel nostro paese vari episodi, dalle vicende di Piacenza al licenziamento dell’operaio dell’Ilva di Taranto; ai lavoratori colpiti dalla violenza padronale va tutta la nostra solidarietà e sostegno.

La lotta contro il sistema capitalista, mentre si avvicina la giornata simbolo di classe del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, il primo maggio, non è un retaggio del passato, ma è la necessità e l’urgenza del presente; ne va della vita stessa e del futuro delle classi lavoratrici.

Due settimane fa su questo sito abbiamo fatto un appello alle forze sociali, politiche e sindacali, della sinistra, per l’unità d’azione sostenendo che a che non si può perdere ulteriore tempo. Queste forze sono disperse, ma non sono scomparse nella società, mantengono una volontà di militanza ed anche di lotta e, all’esterno, non sono irrilevanti le disponibilità alla mobilitazione come anche alcuni nuovi settori di proletariato hanno dimostrato. Abbiamo quindi fatto appello perché le forze principali di questa sinistra prendano una iniziava unitaria su cui tutti i soggetti collettivi e individuali possano collegarsi, una forma ampia e plurale, in primo luogo sul tema del rilancio della sanità pubblica. Bisogna mostrare su scala nazionale che nel nostro paese oltre alle destre reazionarie, al governo di unità nazionale, oltre a Letta e Conte, oltre a Salvini e alla Meloni, soggetti tutti interni a questo sistema infame, se pure con diverse accentuazioni, c’è un fronte di forze sociali e politiche che con coraggio si battono contro la logica del profitto, per la solidarietà, l’eguaglianza sociale, la pienezza dei diritti, la difesa del diritto alla sanità e l’accesso ai vaccini per tutte e tutti contro il dominio della Big Pharma e della classe proprietaria.

Rilanciamo questo appello e, per quello che è nelle nostre forze, lavoriamo per attivare questa spinta unitaria: per far tornare protagonista la sinistra di classe e soprattutto il protagonismo alternativo delle lavoratrici e dei lavoratori.

i E’ stato lo stesso Draghi a denunciare che alcune case farmaceutiche hanno vnduto contemporaneamente la stessa partita di vaccini a 3 paesi acquirenti diversi, non potendo poi rispettare evidentemente gli impegni pattuiti. L’Europa comunitaria, che aveva vantato la sua capacità di provvedere ai bisogni dell’intero continente, ha mostrato tutta la sua inefficienza di fronte al potere delle Big Pharma e la sua scelta di non toccare la proprietà privata. Sono così preannunciati 35 miliardi di utili extra nel 2021 per i colossi farmaceutici e per i nuovi arrivati nel settore. Pfizer, che, come è noto, non ha rispettato i contratti con l’Europa, adesso ha promesso ben 200 milioni di vaccini nel secondo trimestre (la UE ne vuole acquistare 900 milioni); piccolo particolare, il vaccino americano che già era molto più costoso dell’Astra Zenica, e che veniva venduto a 15,5 euro a dose, adesso sarà pagato 19,5 euro a dose.

ii Quegli stessi che si sono inventati il pareggio di bilancio in costituzione, che hanno alzato le barricate per qualche miliardo in più per le pensioni o per il cosiddetto reddito di cittadinanza, che si sono inventati la regola di tenere sotto il 3% il deficit annuale, anzi di portarlo sotto l’1%, hanno buttato, per ora, tutte le loro regole fasulle ed ideologiche. 4 paesi, USA, Inghilterra Israele e Giappone hanno un deficit che sfiora il 16%; Italia, Francia, Spagna e Grecia sono sul 10%, tutti gli altri paesi europei sono tra il 3 e il 6%. Attenzione, tra qualche anno vorranno che siano le classi lavoratrici a pagare questo debito.