Considerazioni sulla crisi in corso

di Franco Turigliatto

Finiamo di scrivere questo articolo mentre il Presidente Conte sta salendo al Quirinale per presentare le sue dimissioni: la crisi di governo è formalmente aperta e la sua soluzione appare alquanto difficile: diversi scenari politici sono possibili comprese le elezioni anticipate.

Ma è un’altra crisi quella che ci interessa in primo luogo.

La crisi sanitaria

Il paese è sprofondato in una crisi pandemica senza fine: il conteggio spaventoso delle vittime si avvicina sempre di più alla cifra monstre delle centomila, testimoniando di una tragedia nazionale in corso che non si vuole riconoscere. L’assurdo “gioco” delle regioni coi diversi colori è servito solo a nascondere la rinuncia a decretare un vero ed efficace lockdown, mantenendo in piedi gran parte delle attività economiche a scapito della salute dei cittadini. Impossibile arginare in questo modo le dinamiche dell’epidemia, che resta completamente fuori controllo.

Hanno voluto far credere che la sconfitta della pandemia fosse a portata di mano con l’arrivo dei vaccini varando un programma di vaccinazione, modificato di giorno in giorno nella massima confusione, che è svanito come neve al sole di fronte alla realtà del capitalismo, cioè della Big Pharma. Gli stati hanno finanziato massicciamente le ricerche del vaccino, ma le case farmaceutiche sono rimaste proprietarie dei brevetti; la salute delle cittadine e dei cittadini di tutti i paesi e del mondo é nelle mani delle imprese private, dipendente dalla logica di profitto e dalla barbarica legge del mercato capitalista. I vaccini vanno ai paesi che se lo possono permettere e a quelli che pagano di più.

Il piano italiano di vaccinare 15 milioni di persone entro marzo è già oggi dimezzato a 7,5 milioni, un disastro nel disastro.

Siamo lontanissimi da una vaccinazione di massa sicura e condotta in forme adeguate; ma proprio questo obbiettivo deve essere l’oggetto di una campagna di massa, con il coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori e con una mobilitazione dell’intera società.

Come da settimane chiedono gli esperti sanitari serve un vero lockdown per riuscire a fare la vaccinazione di massa nelle modalità adeguate e naturalmente servono i vaccini che ancora una volta il governo e l’Europa non sembrano in grado di garantire perché dipendenti dalle produzioni private e dall’infernale logica dei brevetti.

La campagna europea, a cui abbiamo aderito, “Nessun profitto sulla Pandemia Tutti hanno il diritto alla protezione”, che difende il diritto alla cura richiedendo che il vaccino sia bene comune e contestando alle case farmaceutiche il potere di decidere su chi ne abbia il diritto e a quale prezzo va nella giusta direzione: pur essendo uno strumento delimitato può essere un importante mezzo per sensibilizzare l’opinione pubblica.

E’ possibile firmare la petizione al link: www.noprofitonpandemic.eu/it

La crisi politica

Nel quadro di crisi sanitaria e di crisi economica e sociale crescenti governo, i partiti dominanti, il governo e le istituzioni regionali hanno dato il peggio, mostrando tutta la loro incapacità politica amministrativa, il loro pressapochismo, i loro interessi meschini e la loro subalternità alle lobby economiche private. L’inconsistenza del movimento 5S di fronte alle grandi scelte politiche ed economiche è nota, ma anche quella del PD che resta un simulacro di partito, per non parlare di Italia Viva e del suo capo, che ha come motivazione unica solo la sua sopravvivenza politica personale offrendosi come il più fedele gestore politico della borghesia. Conte che ha creduto di poter assurgere a un ruolo bonapartista (sic) sfruttando le debolezze dei partiti che lo sostengono alla fine non ha potuto evitare la crisi e la ricerca di una nuova maggioranza al centro, cioè verso destra non potrà che produrre un esecutivo ancor più moderato e piegato alle esigenze delle forze economiche.

Sullo sfondo della crisi, anzi una delle cause della crisi, c’è l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan, oltre duecento miliardi la cui gestione e disponibilità fanno gola a tanti a partire dalla Confindustria di Bonomi.

Vale la pena di ricordare che questi soldi, sia la parte direttamente a credito, sia quella in forma di sovvenzione, sono in ultima analisi dei prestiti che prima o poi andranno ripagati con le tasse dei cittadini. Tutte le forze politiche maggiori si sono rifiutate di finanziare il rilancio della sanità pubblica con una misura doverosa e necessaria: un prelievo fiscale significativo sulle classi agiate attraverso una patrimoniale!

Il Recovery Plan del governo inoltre resta pienamente dentro la logica liberista.

Prima di tutto un terzo dei finanziamenti vanno solo a sostituire risorse ordinarie per interventi già decisi, non costituiscono nuovi investimenti.

In secondo luogo gran parte dei finanziamenti sono destinati alle imprese senza alcun vincolo sul loro utilizzo e finalità e tanto meno senza un controllo pubblico.

In terzo luogo, logica conseguenza, non c’è nessun progetto di forte sviluppo del settore pubblico, di creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro per assicurare servizi fondamentali e produzioni funzionali all’interesse collettivo; i finanziamenti alla scuola e alla sanità sono fortemente sottovalutati e non coprono neppure quanto è stato sottratto a questi due settori fondamentali nel corso degli ultimi decenni.

In quarto luogo non è previsto nessun piano organico di sostegno al reddito, di misure efficaci contro le diseguaglianze, di difesa dei salari, di intervento per garantire il diritto alla casa per tutte/i e tanto meno un piano organico contro il dissesto idrogeologico.

E’ necessario infine ricordare che l’utilizzo di questi fondi europei è strettamente collegato alla realizzazione da parte dei paesi che l’utilizzano (l’Italia ne è il maggior beneficiario) di una serie di riforme liberiste che gli esponenti della UE ricordano ogni giorno, sulle pensioni, sulla pubblica amministrazione, sul lavoro!

Un governo più consono alla borghesia?

E’ chiaro che la grande borghesia e la Confindustria vorrebbero disporre di un governo più stabile e capace, in grado di agire senza condizionamenti e tentennamenti in funzione dei loro interessi. Il governo Conte 2 era certo un governo borghese e filopadronale, ma per Bonomi e i media, è sempre andato troppo piano, attardato dalle divisioni interne e costretto a tener conto anche di certe necessità sociali se pur parziali (vedi blocco dei licenziamenti). I padroni vorrebbero un governo molto più operativo che assumesse appieno i loro interessi, magari un governo frutto di una alleanza, (la propone Prodi), come quello che in Europea ha portato alla elezione della Ursula von der Leyden, operazione non facile da realizzarsi date le forze politiche presenti in Parlamento e i loro interessi specifici. Di certo i padroni ci stanno però lavorando.

Sullo sfondo della crisi s’intravedono anche possibili elezioni anticipate e una vittoria travolgente e disastrosa delle destre e delle estreme destre.

PD e M5S possono essere contenti, ma anche disperarsi per le loro performances: se il PD nel 2017 ha fatto approvare il Rosatellum, una delle peggiori leggi elettorali possibili, il M5S, imponendo la norma costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, è riuscito a peggiorarlo ancora, assicurando alla coalizione delle destre una vittoria totale in caso di elezioni.

Che cosa sarebbe il governo delle destre, lo sappiamo: un governo ultrafilopadronale, collegato alla grande borghesia, ma anche a tutti gli interessi dei borghesi revanchisti in difficoltà, un governo profondamente antioperaio, sguaiato, xenofobo, razzista e fascisteggiante. Alcune dichiarazioni dei loro esponenti politici ed economici indicano la cifra della loro azione: dal Presidente della Liguria Toti che continua a insistere sul fatto che non è poi così grave se i vecchi non produttivi non possono essere protetti adeguatamente, dal confindustriale di Macerata che “pazienza” se qualcuno muore (decine di migliaia), infine dalla nuova assessora alla sanità della Lombardia che propone di distribuire i vaccini sulla base della ricchezza. Difesa fino in fondo degli interessi privati a scapito della salute pubblica e disprezzo totale della vita della maggioranza dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori.

E’ questa natura particolarmente schifosa e pericolosa delle destre che spinge anche settori di sinistra a scegliere di sostenere la coalizione di Conte, che con le sue opzioni in realtà costruisce la vittoria delle destre. Non è questa la strada da seguire perché impedisce di fare quello che è necessario ed indispensabile fare: costruire le condizioni e le mobilitazioni sociali che permettano di erodere la credibilità politica e sociale delle destre, e questo si può raggiungere solo agendo in totale autonomia ed alternatività alle attuali forze di governo.

Il rilancio delle mobilitazioni e delle rivendicazioni della classe lavoratrice

Quel che è drammaticamente assente oggi è proprio l’iniziativa delle classi lavoratrici, una attività autonoma ed anche contrapposta al quadro politico dominante. Questa mobilitazione dovrebbe essere in primo luogo quella sindacale e rivendicativa sui contenuti salariali, occupazionali e sociali sanitari, sostenuti da una vasta campagna di propaganda e di politicizzazione dell’opinione pubblica, da una piena autonomia dal governo, da indicazioni di lotta e concrete, sviluppate in diverse forme e tenendo conto certo delle necessarie misure di sicurezza. Compito non facile, ma non meno indispensabile.

Senza questo livello di iniziativa non è un caso, che le forze sindacali, pur avendo ancora una certa forza, neppure sembrano essere presenti nello scenario sociale.

Gli incontri che le direzioni sindacali hanno fatto col governo sul Recovery Plan, la richiesta di partecipare alla gestione delle misure prospettate, così come alcuni obiettivi che sono stati avanzati per i lavoratori, al di là della loro parzialità, non hanno alcuna possibilità di successo se privi della volontà di sostenerli con l’azione sociale e la lotta. Ed infatti assistiamo a un teatro passivo che serve solo a nascondere la subalternità delle burocrazie sindacali al governo stesso.

In controtendenza si stanno muovendo gli studenti e le studentesse che in questi giorni riconquistano il protagonismo con le loro lotte contro la politica scellerata che questo governo sta attuando sulla scuola, con la negazione di fatto del diritto all’istruzione ormai da lunghi mesi e con una riapertura propagandistica in questi giorni delle scuole superiori, senza aver fatto nulla per garantire le necessarie condizioni di sicurezza e per invertire l’impoverimento delle scuole pubbliche in corso da oltre un decennio.

Solo con l’azione delle e degli sfruttate/ii e delle e degli oppresse/i intorno a obiettivi di reale difesa delle loro condizioni può essere contrastata la presa sociale delle destre possono essere combattute le mistificazioni e divisioni che si producono all’interno delle classi subalterne e smascherati i diversi soggetti politici nemici dei lavoratori.

Non si può che ripartire da questo approccio politico e sociale se si vuole evitare il peggio; l’idea di sostenere il meno peggio, abbandonando l’azione alternativa crea le condizioni per cui rapidamente si scivoli dal “meno peggio” al peggio; solo un’azione efficace per la difesa piena delle condizioni di vita delle masse può fermare e sconfiggere lo sviluppo delle destre e dell’estreme destra.

La nostra organizzazione in questo quadro continua a sostenere tutte le azioni sindacali e sociali che, aldi là dei loro limiti e dei loro livelli di coinvolgimento di massa, vanno nella direzione di rompere la passività. E’ questo anche il senso del nostro sostegno, come sempre abbiamo fatto verso gli scioperi dei sindacati di base, alla giornata di lotta del 29 gennaio che il Sicobas insieme ad altre forze ha convocato.

L’appello dell’Anpi “Uniamoci per salvare l’Italia” zeppo di buoni propositi e in cui si rivendica i valori della giustizia sociale, della libertà, della democrazia, della solidarietà, della pace, del lavoro, risulta del tutto surreale nella sua indefinitezza di contenuti (l’abrogazione integrale dei decreti reazionari e antidemocratici di Salvini dovrebbe essere uno dei primi obiettivi in coerenza con i diritti costituzionali), nell’ipocrisia di molti dei suoi firmatari (vedi in primis i partiti di governo) che hanno agito e stanno agendo esattamente in altra direzione, nella mancanza di proposte concrete contro le forze fasciste. Ed infatti l’unico vero significato politico e materiale di quel testo è il sostegno all’attuale governo. (sic)

Il fatto che anche il PRC lo abbia firmato ci pare un grosso errore, espressione di ambiguità persistenti e mai risolte al suo interno; vana e per nulla convincente, la fatica del suo segretario per giustificare una scelta che non può che generare confusione politica e convincere altre forze della sinistra che con Rifondazione non si possa fare nulla di unitario.

Per parte nostra non possiamo che affermare la necessità di un’azione di opposizione all’attuale governo e/o a quello che potrebbe profilarsi, combinato a una lotta dura contro le forze della destra, per contribuire ad una attivazione forte di tutte le forze politiche e sociali di classe. Per questo chiediamo alle due organizzazioni principali della sinistra, il PRC e PAP sia una posizione politica ben chiara e definita, sia la disponibilità all’unità di azione.

Proponiamo una vasta iniziativa nazionale e unitaria per il rilancio della sanità pubblica, per una vaccinazione di massa gestita democraticamente, per massicci investimenti nella scuola e garantire questo diritto fondamentale, per massicci investimenti ed assunzioni in tutti i settori chiave delle pubblica amministrazione per garantire servizi e diritti sociali per tutti,

per difendere l’occupazione attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Lavoriamo insieme con forza e determinazione per affermare e far conoscere una proposta politica diversa da quelle che oggi dominano la società.

Per questo Sinistra Anticapitalista, aprendo il tesseramento per il 2021 chiede un forte sostegno per condurre la propria attività, per difendere le sue proposte e programma e per avere forza e strumenti per affermare un percorso unitario tra le forze della sinistra di classe e tra le lavoratrici e i lavoratori. Vi chiediamo di sostenerci, di aderire e militare nella nostra organizzazione per avere più capacità ed efficacia nella nostra attività di massa, nelle nostre presenze sui luoghi di lavoro, nella scuola e nella società e per conquistare a un’azione unitaria tutte quelle forze che oggi combattono le logiche liberiste del profitto per difendere la salute, i diritti, l’occupazione e l’ambiente.